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B-BS: stress lavoro correlato ed ergonomia

16/06/2010: Stress lavoro correlato ed ergonomia: metodi scientifici per la valutazione e l’intervento nelle imprese. Alcuni contributi dal quarto Congresso Europeo di Behavior-Based Safety (B-BS).
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In un precedente articolo abbiamo raccolto alcune letture magistrali tratte  dagli atti del quarto Congresso Europeo di Behavior-Based Safety (B-BS) “Behavior-Based Safety: coniugare produttività e sicurezza comportamentale”, congresso che si è tenuto a Venezia dal 14 al 16 aprile 2010.
Sempre da questo congresso, i cui materiali sono pubblicati nel supplemento del numero di gennaio/marzo 2010 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, presentiamo oggi brevemente gli interventi che si sono svolti nel primo simposio, dal titolo “Stress lavoro correlato ed ergonomia: metodi scientifici per la valutazione e l’intervento nelle imprese”.







Nel primo intervento, dal titolo “Stress e lavoro” e a cura di E. Algarotti (AARBA), R. Anchisi (Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano, Parma) e  M. Gambotto Dessy (Istituto di Scienza del Comportamento, Torino) viene affrontato il tema dello stress “individuando gli elementi del contesto lavorativo che hanno un ruolo determinante nel generare la sintomatologia o che esercitano una funzione protettiva nei suoi confronti”.

L’intervento - che affronta, ad esempio, la reazione di stress, il rapporto tra benessere e stress, i fattori comportamentali stressogeni - per comprendere e prevenire lo stress lavorativo esamina due fattori in gioco: il comportamento degli individui e il contesto organizzativo e ambientale in cui svolgono il proprio lavoro.
Infatti “sin dalle prime teorie riguardanti l’organizzazione dei contesti di lavoro” è emerso il ruolo centrale che ha la percezione dei lavoratori “di poter esercitare in qualche misura un’influenza sul proprio ambiente di lavoro, perché sia più gratificante e meno ansiogeno”: il “benessere dei lavoratori e il loro impegno produttivo sono direttamente correlati con una elevata percezione di controllo”.
Per spiegare tale correlazione sono state indicate diverse ipotesi. Secondo Karasek e Theorell è molto importante la “possibilità da parte dei lavoratori di contribuire a rilevare e a gestire meglio le criticità dei processi produttivi, con un incremento della propria competenza, senso di sicurezza e soddisfazione, che consente loro di superare gli altri aspetti negativi del lavoro potenzialmente stressogeni”.
Nella prospettiva della Behavior Analysis, e secondo quanto indicato da Bond e Flaxman, si può arrivare alla seguente conclusione: “più elevati livelli di controllo del lavoro dovrebbero offrire ai lavoratori una maggiore influenza sulle contingenze sotto le quali si svolge il loro lavoro, riducendo così un inutile controllo avversivo”. 
Ad esempio, “se i lavoratori possono scegliere la pausa pranzo quando preferiscono, evitano di dover lavorare sotto l’urgenza della fame, cosa non solo sgradevole ma anche tale da ridurre l’efficienza sul lavoro”. E se i lavoratori di un call center “hanno il controllo su come interagiscono con i clienti invece di seguire alla lettera istruzioni scritte, sono in grado di adattare tali interazioni alle proprie abilità sociali e al proprio stile, con il risultato di provare meno stress sociale e con una maggior efficacia”.

Il secondo intervento, dal lungo titolo “L’assessment preliminare del protocollo B-BS come ausilio alla raccolta di dati sintomatici dello stress lavoro-correlato e all’individuazione delle contingenze che li sostengono: un metodo operativo in via di sperimentazione nelle sedi INAIL” e a cura di P. Clerici e A. Guercio (INAIL), affronta un modello  operativo proposto per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, applicabile soprattutto dalle piccole e medie imprese.

Questo modello “prevede una prima parte d’indagine organizzativa iniziale accurata, eseguibile dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, con individuazione e pesatura di indici sia per contesto che per contenuto del lavoro, i cosiddetti ‘stressors’, e loro valutazione su scale in una tipica matrice di rischio del tipo ‘Probabilità x Magnitudo’, in cui sono considerate anche le evidenze o ‘sintomi’”.
In particolare il passaggio a indagini più approfondite, “con strumenti della ricerca psicosociale, sarà necessario solo per aree lavorative/gruppi di lavoro veramente problematici, così come risultate dallo studio iniziale”.
Nell’intervento si ricorda come questa fase di indagine possa “essere condotta in parallelo alla fase di assessment iniziale prevista dal protocollo B-BS, consentendo di sfruttarne l’impianto per effettuare una diagnosi generale della salute organizzativa, per agire sui singoli comportamenti, sia in chiave di prevenzione antinfortunistica, sia per un più generale corretto espletamento delle procedure operative e dei metodi relazionali”.

Approfondiamo brevemente il modello suggerito - elaborato anche in collaborazione con la dott.ssa Marta Ferrari, psicologa del Lavoro.
Questo modello “persegue lo scopo di fornire uno strumento di valutazione il più possibile obiettivo, al fine di individuare gli stressors a prescindere dalla capacità di risposta del singolo o della collettività”. Infatti si ritiene che un metodo scientifico di indagine debba basarsi sulla rilevazione di dati oggettivi.
In particolare gli stressors sono “classificati per categorie; ognuno di essi è oggettivamente individuato, e dunque misurabile e ponderabile, solo sulla base dell’esame di documenti aziendali o di osservazioni in situ effettuate da una figura professionale super partes che, al contempo, conosca in modo approfondito l’azienda”, appunto il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (“eventualmente coadiuvato dall’ufficio Risorse Umane o Personale e dal Consulente Psicologo del Lavoro, nel caso debbano essere rilevate situazioni non documentate dall’azienda”).
Ecco in estrema sintesi gli step per la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato:
- “fase preliminare di analisi dei fattori oggettivi di stress per contesto e contenuto lavorativo, attuata attraverso check-list in cui, ad ogni voce, corrispondono uno o più documenti aziendali attestanti l’esistenza del fattore specifico. Ogni voce può essere correlata ad un giudizio quantitativo ponderato, basato sulla frequenza di accadimento dell’evento e/o sul numero dei lavoratori potenzialmente esposti al singolo fattore”;
- “fase di approfondimento di analisi dei sintomi collettivi e individuali, a livello sociale, fisiologico, mentale e comportamentale;
- fase di assemblaggio dei dati per la costruzione della matrice ‘Probabilità x Magnitudo’ per la quantificazione del rischio, con indicizzazione degli elementi rilevati e individuazione delle priorità, con suddivisione in gruppi omogenei di rischio o aree a rischio su cui intervenire prioritariamente”;
- “fase di ulteriore approfondimento con strumenti di ricerca psicosociale e medica”.

Infine una breve segnalazione relative all’ultimo intervento  del simposio, intervento dal titolo  “B-BS ed ergonomia: sinergie per la prevenzione dei rischi sul lavoro” a cura di G. Bracaletti e A. Papale (Ispesl).
Questo contributo mette a confronto le potenzialità dell’Ergonomia e della B-BS (Behavior-Based Safety) “in relazione alla prevenzione dei fattori di rischio che possono concorrere al determinarsi degli infortuni, evidenziando le differenze che le caratterizzano ma anche i possibili punti di contatto”. Se “l’ergonomia mira all’ottimizzazione degli spazi, delle attrezzature di lavoro e dei compiti lavorativi per renderli corrispondenti alle esigenze lavorative ed alle caratteristiche psicofisiche del lavoratore”, la B-BS concentra la propria attenzione sui comportamenti del lavoratore. Attenzione che può portare ad una modulazione adattativa dei comportamenti “con la possibilità di ottimizzare la performance del lavoratore in relazione ai fattori di rischio presenti, probabili o possibili, con una marcata e statisticamente significativa riduzione del numero e della gravità degli errori umani”.
“Il fattore umano è centrale in entrambe le discipline, ma con un coinvolgimento diametralmente opposto”. B-BS e ergonomia utilizzano approcci metodologici “differenti per raggiungere uno stesso obiettivo: la riduzione dei rischi e la prevenzione degli infortuni e delle malattie causate dal lavoro”. In questo senso gli autori ritengono che i “metodi proposti dall’ergonomia e dalla B-BS possano essere complementari nella strada che conduce al miglioramento della salute e sicurezza sul lavoro”.
 

Gli atti del quarto Congresso Europeo di Behavior-Based Safety (B-BS), il primo simposio dal titolo “Stress lavoro correlato ed ergonomia: metodi scientifici per la valutazione e l’intervento nelle imprese”, in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXII - N. 1/suppl.A, Psicologia, gennaio/marzo 2010 (formato PDF, 248 kB).




Tiziano Menduto
 

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