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Microimprese: le lacune nella prevenzione

Redazione
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 Lavoratori
10/09/2010: Le difficoltà della prevenzione e della gestione della sicurezza nelle microimprese. L’analisi del fenomeno infortunistico, i settori più a rischio, le criticità riscontrate nelle politiche di prevenzione delle aziende.
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Il 30 giugno 2010 si è tenuto a Milano un seminario dal titolo “Testo Unico e Microimpresa”, un seminario che ha affrontato difficoltà e possibilità della prevenzione nelle piccole e medie imprese (PMI) e che ha presentato alcuni documenti relativi a questo tema.


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PuntoSicuro si è soffermato nei mesi scorsi su un documento che metteva in rilievo la convenienza della prevenzione e la gestione della sicurezza nelle microimprese alla luce del Decreto legislativo 81/2008.
Riprendiamo e approfondiamo questi temi attraverso un secondo documento presentato al seminario, il “Rapporto preliminare”, a cura di Emilio Volturo. Rapporto che costituisce la conclusione della prima fase del progetto “Testo Unico e Microimpresa” promosso dalla Camera di Commercio di Milano e realizzato dalla società di formazione For.

Il documento propone un’analisi del fenomeno infortunistico nelle piccole, medie e micro imprese.
La ricerca, basandosi sui dati e statistiche disponibili, rileva che:
- “le aziende di tipo artigianale presentano un indice di rischio notevolmente più alto delle aziende di tipo industriale: passiamo infatti da una media di circa 30 infortuni indennizzati per mille addetti delle aziende industriali a quasi 40 di quelle artigiane”;
- nelle aziende artigiane, “che rappresentano ben il 42% delle aziende assicurate, inoltre, esaminando la dimensione aziendale, si nota che l’indice addirittura cresce di circa il 60% nella classe da 1 a 15 addetti: è pari, infatti, a 63,42”;
- l’indice è “molto alto anche nella classe da 16 a 30 (pari a 56,15), inferiore alla media per le pochissime aziende artigiane oltre i 30 addetti (32,33);
- è nettamente al di sotto della media l’indice relativo ai lavoratori autonomi (28,67) che costituiscono la maggioranza degli addetti delle aziende artigiane (oltre il 60%). Si può ipotizzare che per quanto riguarda i lavoratori autonomi sussistano probabili fenomeni di sottodenuncia”;
- se a livello generale la lavorazione di metalli è il settore più pericoloso, “per le aziende artigiane l’attività in assoluto più rischiosa è la Lavorazione del Legno, con 58 indennizzi su 1000 addetti nel complesso delle aziende artigiane e addirittura 77 nelle piccole aziende che hanno meno di 16 addetti”;
- al “secondo posto per rischiosità nelle aziende artigiane troviamo l’Industria dei mezzi di Trasporto (costruzioni e riparazioni di auto, moto, barche, ecc.), per cui sono indennizzati 58 infortuni per 1000 addetti, sempre al netto di quelli in itinere; in questo settore l’indice è molto elevato, pari a 93, per le aziende di dimensioni più piccole”;
- altri settori di rilievo in relazione al rischio nelle aziende artigiane, “con indici al di sopra del valore 50 sono la Lavorazione dei Metalli, la Lavorazione dei Minerali, le Costruzioni e la Meccanica”;
- per le aziende a carattere industriale “la graduatoria dei settori più rischiosi si presenta molto più simile a quella delle aziende in generale: ai primi posti troviamo, infatti, la Lavorazione dei metalli, la Lavorazione dei minerali non metalliferi, le Costruzioni e la Lavorazione del legno con indici nettamente superiori a quello medio”;
- per le aziende industriali “non sembra riscontrarsi, tranne che in particolari settori, una influenza decisiva sui livelli di rischio da parte della dimensione aziendale”. 

In particolare un’indagine ISPESL-INAIL (“Indagine integrata per l’approfondimento dei casi di infortunio mortale sul lavoro – anni 2002-2005, Italia”), ha approfondito l’aspetto degli infortuni gravi e mortali.
È emerso che  “più dell’85% degli infortuni mortali e del 70% di quelli gravi” sono avvenuti in “aziende fino a 9 addetti; si tratta di quelle imprese che alla luce di indagini conoscitive realizzate hanno evidenziato livelli applicativi più bassi del sistema aziendale di prevenzione previsto dalla normativa, e che peraltro, a causa della loro numerosità, è più difficile che siano oggetto delle attività di controllo degli Organi di vigilanza”.

Inoltre la ricerca sottolinea che nelle microimprese “ben il 14,3% degli infortuni avviene entro la prima settimana di lavoro. Tale dato sale addirittura al 20% nel settore delle costruzioni.
 Il 38,4 % degli infortuni avviene entro il primo anno di lavoro”.

Riguardo poi alla distribuzione degli infortuni per tipo è interessante segnalare come le voci “utensili, macchine e impianti” e “ambiente di lavoro”, sommate, “giustifichino il 41 % di tutti gli infortuni”.

Il documento riporta poi alcuni risultati di una vasta e accurata indagine a livello nazionale sulla qualità e coerenza dei processi preventivi attuati dalle aziende italiane in relazione alla precedente normativa sulla sicurezza (“Progetto di Monitoraggio e controllo dell’applicazione del DLgs 626/94”, promosso dal Coordinamento delle Regioni e Province autonome): per rappresentare sinteticamente i risultati è stato elaborato un punteggio (da -100 a +100).
In particolare per le imprese di dimensioni minori hanno un valore negativo i giudizi riguardanti il sistema di prevenzione aziendale (aziende piccolissime), la programmazione degli interventi (aziende piccolissime e piccole), la formazione (piccolissime e piccole), le procedure (piccolissime e piccole)”.
In particolare “nell’insieme, ben il  73% di piccolissime aziende ed il 52% delle piccole sono attestate su risultati inadeguati (contro il 29% delle medie ed il 15% delle grandi)”.
Con maggiore criticità nei settori agricoltura, commercio, attività alberghiere e di ristorazione, informatica e noleggio, tessile e abbigliamento, scuola e istruzione. E le attività più critiche “sono sempre le procedure, la formazione, la programmazione degli interventi; quella meglio gestita è sempre la sorveglianza sanitaria”.

Qualche esempio di criticità
- “solo il 73% delle aziende piccolissime ha provveduto a nominare gli addetti antincendio, e il 70% ha nominato gli addetti alle emergenze. Il 68 % ha nominato gli addetti al primo soccorso;
- valutazione dei rischi:  “la quasi totalità delle aziende ha adempiuto all’obbligo valutativo, e le piccolissime imprese si sono dotate di un documento di valutazione nel 53% dei casi pur non avendone l’obbligo formale”. È un elemento positivo, ma un programma di interventi per migliorare le condizioni di lavoro “è stato predisposto solo nel 60% delle piccolissime aziende”;
- “sia nelle piccolissime che nelle grandi aziende una rilevante percentuale di lavoratori non riceve le informazioni di carattere generale. In particolare nelle aziende tra i 10 e 19 addetti il18% dei lavoratori non riceve informazioni complete sui rischi in generale, mentre il 22% non viene informato completamente sulle misure di prevenzione. Tali percentuali salgono rispettivamente al 21 e 25% per le aziende sotto i 10 addetti”.

Il documento - ricco di dati, tabelle e risultati di ricerche che vi invitiamo a consultare direttamente – offre poi alcune informazioni riguardo alle microimprese nella normativa italiana vigente sulla salute e sicurezza sul lavoro.
Ad esempio ricorda che “entro il 31 dicembre 2010 la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha l’obbligo di definire procedure standardizzate di valutazione dei rischi” da recepire con decreto interministeriale.
In particolare i “datori di lavoro delle imprese che occupano fino a 10 lavoratori (salvo alcune eccezioni riferite a rischi particolarmente importanti) effettuano la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate. Fino al 18° mese successivo al sopra citato decreto interministeriale (e comunque non oltre il 30 giugno 2012) possono autocertificare l’effettuazione della valutazione dei rischi”.


Camera di Commercio di Milano, For srl, “Rapporto preliminare”, a cura di Emilio Volturo, (formato PDF, 1.45 MB).

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