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La psicologia al servizio dei datori di lavoro

Redazione
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 Datore di lavoro
25/03/2009: Sull’art. 28 del D.Lgs. 81/08 che invita ad eseguire la valutazione dello stress lavoro-correlato in ambiente lavorativo. L’opinione e i metodi consigliati dalla psicologa Stella Lazzarini.
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La scienza psicologica
Approcciarsi alle aziende e in che modo, è oggi questione assai complessa. Il D.Lgs.81/08 si applica a molteplici realtà, dalle più grandi e strutturate alle più piccole spesso rappresentate solo da titolare con moglie e figli. L’azienda sembra quindi non distinguersi più per le sue dimensioni e tipologie.
La globalizzazione, la concorrenza affilata e pungente, il decreto riguardante la salute e la sicurezza, così come molte altre leggi create in nome di una società sempre più evoluta, civilizzata e competitiva, impone a tutte le aziende, grandi e piccole, di saper estrarre abilmente “dal cilindro magico” organizzazione e professionalità.
 
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L’ Art. 28 del D.Lgs. 81/08, che invita ad eseguire la valutazione dello stress lavoro-correlato, appare a molti imprenditori come l’ennesima “mazzata”, l’ennesima pressione da sopportare e da“sbrigare” nel modo più economico, veloce e meno invadente possibile; oltre ad essere magari l’ennesimo decreto da sabotare o da dirottare politicamente; perdendo l’occasione di utilizzare nuove conoscenze date dalle scienze psicologiche per provare ad attuare dei cambiamenti.
Per abitudine, per cultura, per stili di gestione l’Italia è un paese che troppo raramente investe nella formazione continua, non ama mettere in discussione modelli gestionali che assicurano o che hanno assicurato lo stipendio a fine mese, in altre parole si teme l’ignoto e tutto ciò che in qualche modo appare estraneo; inoltre qualora si voglia investire per esempio nella formazione si fatica a trovare un’offerta che sia qualitativamente e quantitativamente adeguata alle esigenze aziendali.
Le difficoltà, la confusione e la sfiducia espressa da parte dei datori di lavoro trova espressione nella richiesta di essere sottoposti a test che rilevino il loro livello di stress individuale causato dal D.Lgs. 81/08 poiché irrompe prepotentemente nelle loro aziende e nella loro tranquillità lavorativa assodata nel tempo.
 
Ad oggi, la mancanza di chiare Linee Guida, per la valutazione dello stress lavoro-correlato, ha permesso alle molteplici fantasiose personalità di esprimersi senza regole troppo precise, lanciando sul mercato prodotti accattivanti per cercare di “rosicchiare” ancora un po’ un mercato già pesantemente “azzannato”.
Come eseguire quindi una valutazione, non fine a se stessa, i cui ingredienti siano capacità preventiva e valutativa in un approccio organizzativo globale?
Il D.Lgs.81/08 individua chiaramente nel datore di lavoro la figura deputata a tale valutazione ma non fornisce, purtroppo, altrettante indicazioni su come eseguirla. Le figure già previste dal decreto e di supporto al datore di lavoro quali l’RSPP e il MC si offrono spesso di partecipare a tale valutazione, pur non avendo approfondita conoscenza e consapevolezza rispetto all’ambito psicologico da indagare.
 
Alla luce di queste considerazioni ritengo l’applicazione della scienza psicologica, attraverso la consulenza di uno psicologo, l’unica valida risposta ad una valutazione che rischierebbe d’essere l’ennesimo espletamento cartaceo che “a nulla e a nessuno serve”. Questa applicazione richiede grande consapevolezza, conoscenza e senso di responsabilità. Una buona valutazione richiede l’utilizzo di molteplici tecniche psicologiche; gli psicologi maturano, nel loro percorso formativo, grande consapevolezza e conoscenza dei fattori umani e dei rischi psicosociali insiti nelle organizzazioni.
Grande o piccola l’azienda è comunque fatta di persone la cui consulenza richiede una specifica preparazione, offrendo così un supporto non invadente capace d’essere un reale aiuto qualitativo,a sostegno dei datori di lavoro e di tutti i lavoratori.
 
Metodologie psicologiche integrate
In questo ultimo mese si parla molto di analisi qualitativa (interviste, osservazioni, colloqui) e quantitativa (questionari), in una sorta quasi d’opposizione l’una all’altra.
A tal riguardo vorrei riportare una riflessione personale conseguente alla mia attività di consulente per la  valutazione dello stress lavoro-correlato.
In aziende piccole, medie ed oggi anche grandi, ho potuto per esempio rilevare come una mera valutazione quantitativa (oggettiva) non riesca sempre ad evidenziare potenziali rischi psicosociali, né come la raccolta degli indicatori oggettivi aziendali (giorni di malattia, assenteismo, turnover, etc.) possano definire la soglia al di sopra della quale tale valutazione sia opportuno eseguirla, aprendo un’interessante sfida sull’argomento e sull’applicazione di queste tecniche. Piccole o grandi le aziende sono create da persone, basate su una o più culture, con mille o più difficoltà; l’analisi qualitativa, eseguita attraverso colloqui, interviste, osservazioni, etc. si dimostra essere quella mano che conduce “i numeri” in una specifica dimensione, e ancora, quell’occhio che riconosce i risultati quantitativi contestualizzandoli.
 
Conclusione
Da ciò si possono evincere una serie di considerazioni finalizzate alla valutazione dello stress lavoro-correlato: da una parte l’importanza dell’utilizzo di molteplici metodologie (sia qualitative che quantitative), ogni qual volta sia possibile, in un’ottica complementare ed integrativa; dall’altra l’importanza d’avere esperti della materia che abbiano conoscenza e consapevolezza delle metodologie da utilizzare affinché la valutazione assuma un carattere non solo valutativo bensì preventivo al servizio del datore di lavoro e dell’intera organizzazione.


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Rispondi Autore: Massimo Consolo - likes: 0
23/04/2009 (16:27)
Sarebbe interessante conoscere come le imprese pubbliche appaltatrici abbiano recepito nei loro organigrammi della sicurezza e nei capitolati d'appalto i loro doveri di controllo, derivanti dal D.Lgs.81/08
Rispondi Autore: stella lazzarini - likes: 0
30/03/2009 (18:51)
commento al Dott. Mauro Tripiciano

Ritengo il suo commento tutt'altro che banalizzante.
L'auspicio è che la valutazione del rischio stress lavoro-correlatio abbia come prima finalità l'aumento della consapevolezza di tutti i lavoratori rispetto a tale argomento con conseguente beneficio per le intere organizzazioni.
Non è sempre facile ne fattibile tracciare in modo assolutistico una metodologia che possa andare bene per tutte le aziende, poichè in Italia si va dalle micro alle macro tra loro molto diverse; per tale ragione la buona conoscenza della materia e degli strumenti possono permettere al professionista di utilizzarne i migliori per le diverse specificità .
Rispetto al questionario mi trova d'accordo; dopo un primo periodo in cui, causa anche assenza linee guida, il questionario sembrava essere forse unico strumento, oggi, i confronti e l'aumentata sensibilità maturata fra i professionisti, ha contestualizzato l'utilizzo del questionario in un secondo momento.
La modalità da me presentata vuole traccciare possibili punti cardini per i professionisti che intendono eseguire valutazioni del rischio stress lavoro-correlato, lasciandoli liberi nella scelta delle varie metodologie adeguandole al meglio alle varie aziende.

La ringrazio per il suo interessante commento Dott.ssa Stella Lazzarini

commento a Dott.ssa Annalisa Commenti

Buongiorno,
in ogni caso le suggerisco di conseguire l'abilitazione in psicologia mediante l'esame di stato, se già non la posside, e di iscriversi nell'apposito albo professionale. La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la professione.
A tal riguardo la invito alla lettura della legge di ordinamento della professione di psicologo 18 febbraio 1989 n.56
La valutazione dello stress lavoro-correlato in qualità di psicologa incaricata da possibili datori di lavoro, richiede l'utilizzo di strumenti e metodologie che solo lo psicologo, e quini solo il dott. in psicologia iscritto all'albo, può utilizzare.
La valutazione del rischio stress lavoro-correlato è un obbligo del datore di lavoro il quale si puù avvalersi anche di consulenti esterni e quindi anche di lei in qualità di psicologa.
Non sono richieste specializzazioni ne titoli specifici; il mio suggerimento è comunque quello di conoscere al meglio il D.Lgs.81/08 inquanto è necessario o comunque sempre opportuno conoscere l'ambito entro il quale si esegue la valutazione; o
in alternativa potrebbe seguire, per iniziare, il Modulo A per RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione).
Nella speranza d'esserle stata d'aiuto le invio i miei più cordiali saluti

Dott.ssa Stella Lazzarini
Rispondi Autore: Annalisa Clementi - likes: 0
26/03/2009 (09:00)
Vorrei farvi gentilmente una domanda che mi riguarda personalmente. Sono una ragazza laureata in Psicologia del lavoro, non mi sono iscritta all'Albo e non frequento nessuno corso di specializzazione.In questo caso, potrei solo con la mia laurea diventare consulente nelle Aziende e valutare i rischi da stress correlato? Nel caso la risposta sia favorevole come di devo comportare e quali eventuali corsi dovrò frequentare? Grazie per l'attenzione. Cordiali saluti.

Rispondi Autore: Mauro Tripiciano - likes: 0
25/03/2009 (16:52)
Vorrei incoraggiare ad affrontare il problema in maniera semplice e progressiva.
Una prima considerazione; gli obiettivi immediati sono:
1. aumentare la consapevolezza di tutti sull'argomento
2. impiantare nell'organizzazione un sistema che preveda il miglioramento continuo
3. individuare alcuni fattori stressogeni presenti
4. produrre un primo programma di azioni di miglioramento
Seconda considerazione: prima di usare un questionario individuale devo essere convinto che sia necessario per ottenere l'informazione desiderata, che sia efficace (l'applicazione di questionari allo stress organizzativo é recente e i dati di validazione dei risultati sono relativamente pochi) e che gli effetti secondari dell'uso del questionario non siano negativi. Partendo da zero, é possibile che intervistando alcune persone chiave possa essere identificato un primo gruppo di fattori stressogeni da affrontare tramite un programma di miglioramento (in un ambiente a 30°C é superfluo somministrare un questionario chiedendo se la gente ha caldo!). Il risultato prevedibile é un miglioramento del clima aziendale e la predisposizione a affontare costruttivamente ulteriori indagini nel secondo ciclo di lavoro.
Di conseguenza propongo il seguente processo:
1. formazione dei personaggi chiave (management, RSPP, Medico Competente, RLS, Direzione del Personale)
2. suddivisione della popolazione in gruppi omogenei per fattori stressogeni in base ad interviste con i Managers di settore
3. quantificazione degli indicatori di stress organizzativo per gruppo omogeneo (assenteismo, conflitti ecc.)
4. analisi
5. proposte di programmi di miglioramento
6. proposte di ulteriore approfondimento come utile
7. ciclo di miglioramento continuo
Forse la proposta é banalizzante, ma ha il vantaggio di essere realizzabile con tempi e costi prevedibili, facendo decollare l'argomento a beneficio di tutti.
Ringrazio in anticipo per commenti ulteriori

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