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Sicurezza cantieri: rischio di deriva dell’attività di CSP/CSE

Sicurezza cantieri: rischio di deriva dell’attività di CSP/CSE
Carmelo G. Catanoso
 Carmelo G. Catanoso
 Coordinatori
13/12/2018: Proviamo a chiarire alcuni punti, oggetto di continue discussioni tra gli addetti ai lavori, anche per evitare che l’attività di CSP/CSE si concentri su aspetti formali e non sostanziali della stessa.
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Negli ultimi tempi si sta assistendo al proliferare di richieste formali alle imprese da parte dei coordinatori della sicurezza, riguardanti aspetti che, in concreto, nulla aggiungono alla sicurezza reale in cantiere ma sembrano mirare solo a raccogliere evidenze documentali da esibire in caso di visita degli enti di vigilanza. Se da una parte ciò può sembrare giustificato, visto l’italico approccio più centrato sugli aspetti formali che su quelli sostanziali della sicurezza sul lavoro, dall’altra questa continua ricerca della formalizzazione a tutti i costi, porta spesso delle derive che non hanno alcuna giustificazione con la conseguenza di far perdere di vista gli obiettivi concreti a cui deve mirare il coordinatore.

 

Nel seguito di questo contributo, a cui ne seguiranno altri sullo stesso tema, saranno presentati e analizzati alcuni argomenti spesso oggetto di accese discussioni anche sui social tematici.

Il primo di questi argomenti riguarda il rapporto tra CSE e RLS o RLST e la verifica dell’idoneità del POS così come previsto dall’art. 92 comma 1, lett. b) del D. Lgs. n° 81/2008.

Secondo alcuni CSE, il POS, per essere sottoposto alla verifica d’idoneità, deve obbligatoriamente indicare anche il nominativo del RLS/RLST e l’evidenza della loro consultazione, altrimenti non può considerarsi “Idoneo” solo per tale formale mancanza.

Prima di entrare nel merito di tale affermazione, è opportuno ricordare quanto previsto dalla normativa vigente.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è definito all’art. 2 comma 1, lett. i) del D. Lgs. n° 81/2008 come la <<Persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro>>.

 

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L’art. 47 comma 2 del D. Lgs. n° 81/2008 testualmente recita: “In tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”. Il successivo comma 8 prevede che qualora non si proceda alle elezioni del RLS, le funzioni del RLS sono esercitate dai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriali ( RLST) e di sito Produttivo, salvo diverse intese tra le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Ciò fa capire che l’elezione o designazione del RLS non è un obbligo del datore di lavoro ma un diritto dei lavoratori; diritto che può anche non essere esercitato.

 

Pertanto, il datore di lavoro non ha alcun potere decisionale al riguardo e non può assolutamente ingerirsi in nessuna forma o modalità per non violare la libertà delle organizzazioni sindacali previste dalla L. n° 300/1970 (Statuto dei Lavoratori).

 

Questo spiega il motivo perché il legislatore abbia previsto le altre due figure e cioè quelle del RLST e del RLS di sito produttivo.

 

Nel primo caso, il comma 1 dell’art. 48 prevede che il RLST eserciti le competenze del RLS indicate all’art. 50 (Attribuzioni del RLS) con riferimento a tutte le aziende o unità produttive del territorio o del comparto di competenza nelle quali non sia stato eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

 

Il comma 2 dell’art. 48 prevede che le modalità di elezione o designazione del RLST sono individuate dagli accordi collettivi nazionali, interconfederali o di categoria, stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

 

Il successivo comma 3 dell’art. 48 prevede che tutte le aziende o unità produttive nel cui ambito non è stato eletto o designato il RLS partecipano al Fondo di cui all’articolo 52 (Fondo di Sostegno alla piccola e media impresa, ai RLST e alla pariteticità costituito presso l’INAIL).

Con uno o più accordi interconfederali stipulati a livello nazionale dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative vengono individuati settori e attività, oltre all’edilizia, nei quali, in ragione della presenza di adeguati sistemi di rappresentanza dei lavoratori in materia di sicurezza o di pariteticità, le aziende o unità produttive, a condizione che aderiscano a tali sistemi di rappresentanza o di pariteticità, non siano tenute a partecipare al Fondo di cui all’articolo 52.

Va ricordato che l’art. 18 comma 1, lett. aa) del D. Lgs. n° 81/2008 prevede l’obbligo, a carico del datore di lavoro o del dirigente, di comunicare in via telematica all’INAIL in caso di nuova nomina o designazione, i nominativi dei RLS (Vedasi Circolare INAIL n° 43 del 25/08/2009).

Pertanto, nei casi in cui i lavoratori non esercitino il loro diritto, il datore di lavoro non ha l’obbligo di segnalare all’INAIL alcunché. Obbligo che, invece, sussiste a fronte dell’avvenuta designazione o elezione.

 

Sarà, invece, l’Organismo Paritetico o, in mancanza, il Fondo di cui all’articolo 52 a dover comunicare (art. 48 comma 6 e art. 51 comma 8) alle aziende e ai lavoratori interessati il nominativo del RLST, affinché questi espleti le funzioni proprie del RLS.

 

Sempre l’Organismo Paritetico ha l’obbligo (art. 51 comma 8bis) di comunicare all’INAIL i nominativi delle imprese che hanno aderito al sistema degli organismi paritetici e il nominativo o i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali.

 

L’art. 92 comma 1, lett. d) del D. Lgs. n° 81/2008 chiede al CSE di verificare <<l’attuazione di quanto previsto tra le parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza finalizzato al miglioramento della sicurezza in cantiere>>.

 

Il successivo art. 102 chiede al datore di lavoro dell’imprese esecutrice, prima dell’accettazione del PSC e delle eventuali modifiche significative apportate allo stesso, di consultare il RLS, fornendogli eventuali chiarimenti sul contenuto del piano; a tal riguardo, il RLS può formulare proposte al riguardo.

 

L’allegato XV al D. Lgs. n° 81/2008, riguardante i <<Contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili>>, al p. 3.2.1 indica quali debbano essere i contenuti minimo del Piano Operativo di Sicurezza (POS).

Alla lettera a3) viene richiesto l’inserimento del <<nominativo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, aziendale o territoriale, ove eletto o designato>>.

Ancora una volta appare evidente che il legislatore voglia ribadire che l’elezione o la designazione di tale figura sia un diritto dei lavoratori ma non certo un obbligo del datore di lavoro dell’impresa e che il nominativo di tale figura debba essere inserita nel POS se e solo se eletta o designata dai lavoratori.

In conclusione, visto quanto emerso dalla precedente disamina, le conclusioni, a parere di chi scrive, sono le seguenti:

  • la mancata elezione o designazione del RLS o anche la mancata comunicazione del nominativo del RLST da parte dell’Organismo Paritetico all’impresa esecutrice, non costituisce condizione che impedisca l’inizio dei lavori, trattandosi di un diritto dei lavoratori ma non di un obbligo del datore di lavoro e su cui il datore di lavoro non può esercitare alcuna forma di ingerenza pena la violazione delle libertà sindacali;
  • l’obbligo di consultazione dei RLS, previsto dall’art. 102 del D. Lgs. n° 81/2008, è concretamente attuabile se e solo se i lavoratori hanno deciso di esercitare tale diritto o se il RLST è stato eletto o designato e il suo nominativo comunicato all’impresa dall’Organismo Paritetico;
  • il D. Lgs. n° 81/2008 non richiede al datore dell’impresa esecutrice di attivarsi per informarsi se il RLST è stato eletto o designato;
  • al CSE non si può contestare la mancata attuazione dell’obbligo di cui all’art. 92 comma 1, lett. d) del D. Lgs. n° 81/2008, se i RLS non sono stati eletti o designati e se l’Organismo Paritetico non ha comunicato il nominativo del RLST all’impresa;
  • il POS, anche se non contiene il nominativo del RLS/RLST o la sua firma per consultazione per i motivi di cui sopra, non può non considerarsi “Non Idoneo” solo per tali formali mancanze.

 

Per ovviare a tale situazione e permettere al RLST, non certo la preventiva disamina dei piani (attività, in concreto, inattuabile vista la mole di lavoro) ma almeno di ricevere la segnalazione dell’apertura del cantiere in modo da permettere a questa figura di pianificare e programmare la sua attività con dei sopralluoghi nei cantieri, sarebbe opportuno che:

  • quanto previsto al comma 3 dell’art. 99 del D. Lgs. n° 81/2008 (richiesta copia della Notifica Preliminare), non fosse solo una facoltà per gli Organismi Paritetici ma una sistematica acquisizione di questo documento con le informazioni in esso contenute da mettere a disposizione dei RLST, oppure
  • prevedere appositi protocolli locali in cui le imprese comunicano direttamente ai RLST, presso l’Organismo Paritetico, l’apertura del cantiere.

 

In conclusione, al di là dell’aspetto formale del nominativo e della firma del RLS sul POS quale evidenza della consultazione, è opportuno che il CSE concentri la sua attenzione sulle carenze del POS che possono realmente e significativamente impattare sulla sicurezza in cantiere come, ad esempio:

  • la verifica, nel rispetto dell’autonomia del datore del lavoro dell’impresa riguardo le singole scelte compiute da questi, se quest’ultime sono o no compatibili con le scelte effettuate nel PSC;
  • l’accertata coerenza del POS con il PSC e cioè le evidenze programmatiche che dimostrano che l’impresa abbia recepito, coerentemente nel POS, le indicazioni contenute nel PSC.

 

Un secondo argomento oggetto di continua discussione è quello della data certa sul POS. A tal riguardo è opportuno fare una riflessione visto che a scrive sono recentemente giunte notizie riguardo sanzioni emesse a carico del CSE per la violazione dell’art. 92 comma 1, lett b) del D. Lgs. n° 81/2008 (mancata verifica dell’idoneità del POS), in quanto il POS dell’impresa esecutrice era stato giudicato idoneo anche se privo di data certa.

Francamente, sarebbe bastato che i normotecnoburosauri irreprensibili censori di questa atroce malefatta del CSE, avessero dato un’occhiata al D. Lgs. n° 81/2008 ed in particolare al principio di specialità (art. 298) ed all’art. 89 comma 1, lett. h) per comprendere che le previsioni dell’art. 28 comma 2 non possono, per analogia, essere trasferite tout court al caso del POS.

 

Di certo, il legislatore non ha brillato per chiarezza ma non bisogna essere dei docenti universitari di diritto penale o di procedura penale per comprendere che il documento di valutazione dei rischi è un elaborato il cui obbligo è sancito per tutte le imprese mentre il POS è il documento programmatico che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice, già obbligato estensore del proprio DVR riguardante tutte le attività d’impresa,<<redige in riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi dell’art. 17 comma 1, lett. a), i cui contenuti sono riportati nell’Allegato XV>>.

 

Il riferimento all’art. 17 comma 1, lett. a) non va inteso come la richiesta dell’applicazione delle medesime regole previste dall’art. 28 anche al POS ma semplicemente come la contestualizzazione dell’analisi e valutazione dei rischi propri e dell’applicazione delle misure di prevenzione e protezione nello specifico cantiere anche sulla base delle previsioni del Piano di Sicurezza e Coordinamento.

 

Del resto, va ricordato che l’art. 101 comma 3 del D. Lgs. n° 81/2008 prevede espressamente che <<Prima dell’inizio dei lavori ciascuna impresa esecutrice trasmette il proprio piano operativo di sicurezza all’impresa affidataria, la quale, previa verifica della congruenza rispetto al proprio, lo trasmette al coordinatore per l’esecuzione. I lavori (dell’impresa n.d.r) hanno inizio dopo l’esito positivo delle suddette verifiche che sono effettuate tempestivamente e comunque non oltre 15 giorni dall’avvenuta ricezione>>.

 

Appare palesemente evidente, dunque, che è possibile individuare con semplicità un preciso momento temporale in cui il POS è stato già redatto, rendendo così inutile l’apposizione della data certa su questo documento.

 

Inoltre, non va dimenticato che il CSE, dovendo procedere alla verifica d’idoneità del POS dell’impresa esecutrice prima dell’inizio dei lavori della stessa, fissa, dando evidenza documentale di tale attività, un altro preciso momento temporale che testimonia l’avvenuta redazione di tale documento ad una ben precisa data anteriore all’inizio dei lavori.

 

In conclusione, si può tranquillamente affermare che discutere della necessità o meno della data certa su un POS equivale a disquisire sul sesso degli angeli e che una eventuale sanzione comminata solo per la mancanza della data certa sul POS, è assolutamente ingiustificata.

 

Il terzo ed ultimo argomento in questo contributo riguarda la Bonifica degli Ordigni Bellici (BOB) e se tale lavorazione debba o meno essere considerata come un costo della sicurezza da non assoggettare a ribasso.

 

Come noto agli addetti ai lavori, nel caso in cui debbano essere eseguiti scavi in aree non antropizzate e sospette di essere state oggetto in passato di eventi bellici, l’art. 91 comma 2-bis del D. Lgs. n° 81/2008 chiede al CSP di eseguire <<la valutazione del rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri>>. Se a seguito di tale valutazione, il CSP ravvisasse la necessità di <<procedere alla bonifica preventiva del sito nel quale è collocato il cantiere, il committente provvede ad incaricare un’impresa specializzata, in possesso dei requisiti di cui all’art. 104, comma 4-bis>>.

 

Chi scrive ritiene che i costi della lavorazione relativa alla bonifica preventiva da ordigni bellici, non devono inseriti nella stima dei costi della sicurezza contenuta nei Piani di Sicurezza e Coordinamento (PSC) in quanto non sono da considerarsi <<costo della sicurezza da non assoggettare a ribasso>>.

 

Il motivo di tale convincimento deriva da quanto segue:

  • l’obbligo della valutazione del rischio da ordigni bellici è stato introdotto nel D. Lgs 81/2008 con la legge n° 177 del 01/10/2012 che ne ha modificato gli articoli 28 (Oggetto della valutazione dei rischi), 91 (Obblighi del coordinatore per la progettazione), 100 (Piano di sicurezza e di coordinamento) ed anche l’Allegato XV (aggiungendo al punto 2.2.3, la lettera <<“b-bis) al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo;>>
  • non è stato modificato il dettagliato elenco al p. 4.1.1 - Stima dei Costi della Sicurezza dell’allegato XV, visto che non è stata aggiunta una specifica voce;
  • i costi della BOB non possono essere considerati quali costi derivanti da <<procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza>> (p. 4.1.1 lettera e) dell’allegato XV) in quanto per procedure il legislatore intende <<le modalità e le sequenze stabilite per eseguire un determinato lavoro od operazione>> (p. 4.1.1 lettera b) dell’Allegato XV) mentre la bonifica da ordigni bellici è una vera e propria attività lavorativa oggetto di apposito affidamento ad impresa specializzata (Impresa BCM).

 

Tra gli altri elementi per sostenere che la BOB non rientra tra i costi della sicurezzada non assoggettare a ribasso va evidenziato che:

  • i costi della lavorazione di bonifica bellica possono essere considerati voci di costo già contemplate nella stima dei lavori e compresi nei prezzi contrattuali dell’impresa affidataria;
  • al momento della redazione del PSC non possono essere conosciute le eventuali specifiche prescrizioni dell’autorità militare (modalità, profondità d’indagine, ecc.) e, pertanto, non è possibile eseguire una corretta stima degli eventuali costi da non assoggettare a ribasso;
  • l’obbligo di fare eseguire la BOB da un’impresa specializzata in possesso dei requisiti di cui al comma 4-bis dell’art.104 del D. Lgs. n° 81/2008, sulla base di un parere vincolante dell’autorità militare, rende contrattualmente molto difficile individuare preventivamente dei costi da “non assoggettare a ribasso” come imposto al punto 4.1.4 dell’allegato XV al D.Lgs. 81/2008.
  • l’elenco del p. 4.1.1 dell’Allegato XV è da ritenersi tassativo in termini di stima dei costi connessi alle misure preventive e protettive finalizzate alla sicurezza dei lavoratori, nel senso che tutto ciò che non sia direttamente riconducibile alle previsioni di tale elenco non potrà considerarsi un costo della sicurezza non assoggettabile a ribasso d'asta, per quell'opera o lavoro.

 

Se ne deduce che il legislatore non ha voluto considerare i costi della BOB come costi della sicurezza, altrimenti li avrebbe aggiunti nell’apposito elenco; quindi sono solo i costi propri della lavorazione  a non rientrare tra i costi della sicurezza da non assoggettare a ribasso mentre tutti gli altri costi (segnaletica, recinzioni, mezzi e servizi di protezione collettiva, ecc.) sono da considerarsi quali costi della sicurezza da non assoggettare a ribasso.

 

 

Carmelo G. Catanoso

Ingegnere Consulente di Direzione

 



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Rispondi Autore: Giorgio Gallo13/12/2018 (08:46:02)
Chiaro, semplice, lineare, cristallino. Come sempre, tra l'altro.
Speriamo lo leggano tutti i CSE, pseudosantoni della materia autoreferenziati e OdV.
Rispondi Autore: Dino Rondina13/12/2018 (08:52:07)
Grazie Carmelo
Rispondi Autore: Cipriano Bortolato13/12/2018 (09:17:29)
Ottimo, ineccepibile ed esaustivo, come sempre.

Cipriano Bortolato - coordinatore Gruppo Sicurezza Cantieri SPISAL VENETO
Rispondi Autore: Paolo Trentarossi13/12/2018 (09:23:16)
Carmelo, come sempre, si concentra sulla sostanza. Grazie!
Rispondi Autore: Alessandro Mazzei13/12/2018 (10:10:34)
Grazie Maestro, come sempre impeccabile!
Rispondi Autore: Raffaele Giovanni - ex Ispettore tecnico del lavoro13/12/2018 (10:15:13)
Analisi ottima e semplice nei passaggi. Ora la speranza è che venga letta dagli addetti ai lavori…. organi di vigilanza compresi (specie i saputelli) . Non bisogna tralasciare il fatto della poca chiarezza delle norme scritte dovuto principalmente, perché a farle non sempre vengono coinvolti i veri tecnici sporchi di fango e polvere, ma i burocrautosauri da tavolini ed enti (anche formativi per fortuna non tutti) .
Rispondi Autore: Giorgio Gallo13/12/2018 (10:15:20)
Opportunissime anche le considerazioni per l'RLS ed il DVR per le imprese edili.
Nel primo caso, quanto detto vale in generale rispetto al discorso del POS... e come non essere STRADACCORDO? Oltre ai CSE, ci sono anche stati casi di Enti di certificazione e finanche OdV che hanno chiesto l'obbligo del RLS fin dal DVR.
Relativamente al DVR delle imprese edili, c'è chi in giro va dicendo che non sia obbligatorio in quanto totalmente sostituito dal POS, elemento che fa comprendere con estremo avvilimento che esiste ancora una buona parte di consulenti che non ha ancora capito il significato strategico, organizzativo, gestionale e programmatico del DVR e la distinzione che esiste tra questo ed il POS dello specifico cantiere.
Grazie Carmelo.
Rispondi Autore: Marco Bianchini13/12/2018 (10:23:24)
Bellissimo intervento Ing. Catanoso!!
Sui costi della sicurezza il legislatore non ha brillato in termini di chiarezza.
Innanzitutto i termini oneri e costi vengono utilizzati con nonchalance come sinonimi sia nel Testo Unico Salute e Sicurezza che nel Codice dei contratti, ora oggetto di revisione. Nel D.lgs.81 l'art. 100 richiama l'All.XV, che richiama l'art. 100, il quale richiama l'All. XV e così via....
Mi permetto di aggiungere che le osservazioni fatte nell'articolo da Ing. Catanoso per le bonifiche belliche potrebbero essere trasposte per i lavori che comportano demolizione o rimozione di amianto. Anche per questi lavori sono previsti l'iscrizione all'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, la notifica all'Organo di vigilanza (art. 250), la redazione di un Piano di Lavoro (art. 256) ecc. Le voci derivanti da bonifica da amianto non le inserirei nei cd. "costi della sicurezza".
Rispondi Autore: Valdimiro Lembo13/12/2018 (10:47:42)
Ottimo. Dopo che si comincia a comprendere che il CSE non è un preposto di cantiere, speriamo di non dover aspettare altri 10 anni affinché tutto ciò che hai evidenziato, venga compreso dal mondo variegato degli "interpreti".
Ciao Carmelo
Rispondi Autore: Fabio Marinangeli14/12/2018 (09:19:47)
Grazie Carmelo, sempre preciso e puntuale!!!
Rispondi Autore: Fabio Davi. Ingegnere infrastrutture16/12/2018 (10:28:35)
Ottimo contributo Carmelo anche per la puntualizzazione sui costi della sicicurezza su cui concordo pienamente con Marco Binachini sulla necessità di creare un collegato con il codice. Troppi PSC sono prodotti senza una stima nel privato ma anche NELLA PA
Rispondi Autore: linoemilio16/12/2018 (11:03:46)
Ottimo Carmelo... !!!
Rispondi Autore: MICHELE MONTRESOR16/12/2018 (18:15:47)
Ing. Catanoso un grazie anche da parte mia in quanto ho potuto apprendere informazioni (su RLS) di cui non ero ben informato. Concordo quindi sull’approccio mostrato nell’articolo. Ovviamente la citazione ai “normotecnoburosauri” mi ha fatto sorridere anche se sono perfettamente consapevole che ce ne sono ancora in giro ..…insomma l’estinzione di tale specie della sottofamiglia umana non si vede all’orizzonte. Auguri!
Il tema invece mi offre l’assist per osservare quanto sia complessa (a volte complicata) l’osservazione e la relativa valutazione del coordinamento del CSE in presenza di situazioni di rischio (sia proprie delle imprese che derivanti dalla compresenza delle stesse) e di una tracciabilità della presenza del CSE a dir poco “evanescente”. Mi domando sempre, all’ingresso di un cantiere se ciò che sto osservando è frutto del contesto del momento ovvero di una criticità organizzativa protrattasi nel tempo (che quindi non sarebbe dovuta sfuggire all’occhio attento di un Coordinatore). Non sono qui a difendere la categoria ma il nostro non è un mestiere facile se fatto con etica e professionalità. Esattamente come non lo è quello del CSE se parimenti svolto con i medesimi criteri. Con la non indifferente differenza (!) che il CSE è soggetto a fatturazione; noi no. E di questo ne siamo perfettamente consapevoli.
Se poi aggiungiamo che l'Ente di appartenenza ci richiede di essere "tuttologi" (ispezioni dal petrolchimico all'azienda agricola, passando cantieri e multinazionali……) e l'utente necessita della massima professionalità in tutte le situazioni....... solo Superman!!).
Quindi bene venga il continuo confronto su questi temi nella comune ricerca di una modalità di gestione della sicurezza nei cantieri, per la salute e la sicurezza dei lavoratori, incentrata sempre sulla sostanza ricordando a tutti, sottoscritto compreso, che molte forme di una tanto vituperata burocrazia, svolge un ruolo importante di “gestione dell’ordinario” e orienta le imprese ad assumersi le proprie responsabilità. La prevalenza della stessa sulla sostanza è esecrabile senza appello. Il difficile è sempre trovare il giusto equilibrio.
Tecnico della Prevenzione Michele Montresor, ATS Val Padana
Disclaimer: la responsabilità dei contenuti dell’articolo è unicamente dell’autore e non riflette necessariamente le opinioni dell’Organizzazione di appartenenza.
Rispondi Autore: Luca Voch17/12/2018 (12:27:04)
Direi che si tratta di ragionamenti forse, almeno per alcuni versi, giuridicamente attaccabili ma che propongono concretezza sul filo logico del buon senso che a mio parere corrisponde alla prima norma da seguire. Riguardo alla firma del RLS-T sulla documentazione della sicurezza posso solo aggiungere che non è obbligatoria e difatti da nessuna parte c'è scritto che il RLS-T debba firmare (è invece obbligo del datore di lavoro mettere a disposizione i documenti e darne dimostrazione).
In tema di firme per data certa, pensare che anche il POS, così come il DVR, ne sia assoggettato è abbastanza difficile da comprendere specialmente nell'ottica di un RLST che ne riceve centinaia all'anno, documenti che poi subiscono centinaia di modifiche durante l'esecuzione delle opere (si costringerebbero gli RLST a diventare dei “timbratori” da catena di montaggio).
Probabilmente sarebbe opportuno seguire lo spirito dell’art. del sig. Catanoso e magari dedicare maggiore attenzione a quelle imprese che fanno di tutto per sfuggire alla rappresentanza dei lavoratori (interna od esterna) nominando RLS di comodo o non segnalando ad hoc le aperture dei cantieri ai RLST che conoscono ormai da anni o addirittura apponendo firme falsificate sui POS e allegati vari.
Luca
Rispondi Autore: Marco17/12/2018 (13:37:46)
Non concordo sull'interpretazione della non necessità per il datore di lavoro di attivarsi perchè comunque venga eletto o designato un RLS/RLST, perchè nel ragionamento si è trascurato l'art. 29 comma 2 sulle modalità di effettuazione della valutazione dei rischi nel DVR "sono realizzate previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza" senza se, ma con sanzione penale specifica.
Rispondi Autore: stefanopileci19/12/2018 (16:45:14)
Questa è vera formazione professionale e meriterebbe il riconoscimento di crediti professionali.
Grazie Carmelo!
Rispondi Autore: Gianmarco Montagna20/12/2018 (08:22:09)
Ineccepibile, come sempre. Se venisse letto e assimilato non solo dai colleghi, ma anche e soprattutto dai funzionari degli OdV (troppo spesso assolutamente impreparati) sarebbero risolti molti intasamenti burocratici e ci si potrebbe concentrare esclusivamente sull'impegno a tentare di ridurre al minimo infortuni ed incidenti. Non dovrebbe essere questo lo scopo comune (ed unico) di tutte le figure coinvolte?
Rispondi Autore: carmelo catanoso20/12/2018 (09:07:19)
Per Marco.
Vedo che non sono riuscito a spiegarmi.
Ripeto.
L'elezione o la designazione del RLS è un diritto dei lavoratori ma non un obbligo del datore di lavoro.

Se nel comparto è stato eletto o designato il RLST , la LEGGE chiede che sia l'Organismo Paritetico a comunicarlo alle aziende (art. 48 comma 6) e non che sia il datore di lavoro ad attivarsi per comunicare all'Organismo Paritetico che i propri lavoratori hanno deciso di non eleggere o designare il RLS.
Se i lavoratori non hanno deciso di eleggere o nominare un RLS, il datore di lavoro ne prende atto.

L'art. 29 comma 2 richiede la consultazione del RLS/RLST.
Ovviamente ciò è attuabile se queste figure sono state elette o designate.
Elezione o designazione che è un diritto dei lavoratori ma non un loro obbligo.
La sanzione c'è se e solo se il RLS è stato eletto o designato e non è stato consultato dal datore di lavoro.

Se il RLS o il RLST non è stato eletto o designato e se il RLST non si attiva, cosa dovrebbe fare il datore di lavoro?
Non procedere con i propri adempimenti volti a tutela la sicurezza e la salute dei propri dipendenti?
Non attuare quanto previsto dall'intero comma 2 dell'art. 28 perché non ha nessuno da "consultare"?
Il DVR e gli adempimenti conseguenti non vengono considerati come attuati perché manca la "prova" dell'avvenuta consultazione di un soggetto che gli stessi lavoratori hanno deciso di non eleggere o designare?
Ma stiamo scherzando?
Così si rafforza la pessima prassi di quei datori di lavoro che fanno eleggere dei loro "sottopanza" come RLS (vedasi quanto detto da Luca Voch) per non avere un confronto con il RLST che giudicano una rottura di balle e per dare il contentino a qualche funzionario di un ente di vigilanza che fa questo ragionamento distorto e non in linea con quanto previsto dal legislatore che deve tenere conto della Legge n° 300/1970?

Restando nel comparto delle Costruzioni, gli Organismi Paritetici lavorano bene e gli RLST ci sono e si danno da fare.
La loro attività consultiva si concretizza direttamente in cantiere dove operano come detto da Luca Voch con efficacia e con attenzione agli aspetti sostanziali e non a quelli formali che nulla portano realmente alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo20/12/2018 (13:51:41)
Concordo al 100% con Carmelo sulla risposta a Marzo in relazione agli RLS ed RLST.
Giorgio
Rispondi Autore: Giorgio Gallo20/12/2018 (13:52:22)
Pardon, Marco e non Marzo.
G.
Rispondi Autore: Fausto Pane20/12/2018 (16:19:07)
Bene, bravo, bis...
Il quale 'bis' potrebbe riguardare la verifica dell'idoneità dell'impresa?
Secondo me l'elenco dei documenti previsti per la verifica dell'idoneità dell'impresa contenuto nell'allegato XVII dlgs 81/08 è tassativo e non richiede integrazione alcuna da parte di chicchessia. Pertanto DVR, DURC, CCIAA, dichiarazione ex art. 14, DEVONO ESSERE SUFFICIENTI a dimostrare l'idoneità dell'impresa ad operare. Il committente, il responsabile dei lavori ed i vari coordinatori, se presenti sono esenti da ulteriori responsabilità, perché in caso di violazioni od infortunio subentra la responsabilità dei datori delle imprese operanti in cantiere. Così non fosse, all'elenco dell'allegato XVII si potrebbero aggiungere (e si aggiungono, senza alcuna valida ragione, perchè non supportata da alcune valida norma) una lunga serie di documenti, dei quali cito i casi più 'simpatici', vissuti personalmente:
- il libretto di uso e manutenzione delle pale (quelle col manico, non quelle col motore...)
- la fotocopia del libretto di uso e manutenzione di tutti gli escavatori
- i bugiardini di tutti i DPI presenti in cantiere
- una dichiarazione del datore di lavoro inerente l'avvenuto adempimento a tutti gli articoli dell'81/08 (come se fosse l'unico decreto che riguardi la sicurezza in cantiere)
- la fotocopia di tutti i verbali di verifica periodica di tutti i mezzi che lo richiedono, impiegati in cantiere
E poi i più classici UNILAV (in dispregio della tutela dei dati personali - diffusione di dati personali) e fotocopie dei giudizi di idoneità sanitaria (in dispregio della tutela dei dati personali - diffusione di dati 'quasi' sensibili - lo so che non sono previsti i dati 'quasi sensibili' ma per me è cosi....)
Chiudo: se l'elenco dei 'magnifici 4' dovesse allungarsi in base alla fantasia dei verificatori di idoneità tecnico professionale, in caso di infortunio od ispezione, per il giudice mancherebbe sempre un documento, e pertanto il committente/responsabile dei lavori sarebbero condannabili sempre, con la giustificazione che l'impresa non era idonea perché non ha 'esibito' gli attestati di formazione del suo consulente sulla sicurezza (ad un mio cliente hanno chiesto anche quelli, giuro...). Responsabilità del datore dell'impresa dell'infortunato: 0.
No, mi pare che così non vada, o sbaglio?
Auguri a tutti!!!
Rispondi Autore: Erik S24/12/2018 (16:19:55)
Art 48, comma 6. L'organismo paritetico o, in mancanza, il Fondo di cui all'articolo 52 comunica alle aziende e ai lavoratori interessati il nominativo del rappresentante della sicurezza territoriale.

"INTERESSATI" vuol dire che qualcuno deve aver comunicato al O.P. che una azienda e i suoi lavoratori sono interessati al RLST, o no?
Rispondi Autore: carmelo catanoso26/12/2018 (19:13:17)
Leggersi il comma 3 dell'art. 48 prima del comma 6.

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