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Le immagini dell’insicurezza

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Torino, 4 Ott - Ho veramente faticato a trovare un titolo per le immagini dell’insicurezza di oggi. Troppi gli elementi che potevano essere utilizzati ed infine ho optato per “incoscienza o inconsapevolezza?” per un semplice motivo: è possibile che un lavoratore (sia esso dipendente od autonomo) od il proprietario di un edificio, realizzi un “ castello di carte” esponendosi consapevolmente ad un elevato rischio di caduta dall’alto?
 
Probabilmente la risposta non l’avremo, anche se molte volte si può ipotizzare (od accertare) che il lavoratore “deve” eseguire la lavorazione in tal modo perché quelle sono le indicazioni ricevute, ma alcune considerazioni su quanto vediamo nelle immagini le possiamo – come sempre – fare.

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Durante dei lavori di sistemazione della facciata di un edificio, è presente una torre composta da vari elementi di un trabattello. Tale struttura viene utilizzata come punto di appoggio e partenza di un “piano di lavoro” composto da un tavolone di legno la cui lunghezza è però insufficiente e risulta pertanto dotato di una prolunga composta da un secondo tavolone unito al primo da un elemento metallico.
La seconda estremità di questo improvvisato piano di lavoro è inserita ed appoggiata tra i gradini di una scala doppia portatile. Tale scala risulta posizionata a scavalco del colmo di un tetto.
 
 

 
 
Il percorso di accesso all’opera provvisionale avviene tramite una scala portatile a sfilo appoggiata alla gronda della copertura inferiore ed in posizione pressoché verticale. Si transita poi lungo la falda del tetto ed infine si sale - sui tavoloni - dalla scala doppia.
In alternativa, dopo essersi portati parzialmente in quota utilizzando le scale collegate all’improvvisato ponteggio, si possono scalare i parapetti.
 

 
Naturalmente il lavoratore, privo di gran parte dei D.P.I., lavora “tranquillamente” in quota telefonino all’orecchio.
 
 
Si ringrazia la Geom. Conny Parisi per le fotografie.
 
 
Farina Geom. Stefano, Responsabile Nazionale Comitato Costruzioni di AiFOS
 
 
 
 
 

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Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti
04/10/2013 (05:46:36)
Carissimo Stefano quella era la casa di Moira Orfei e quello non era un cantiere , ma la scenografia di un nuovo spettacolo ! Mandi

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