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Non c’è nulla di bianco in una morte sul lavoro

Non c’è nulla di bianco in una morte sul lavoro
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Infortuni sul lavoro

14/01/2022

L’appello di un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza che chiede di abbandonare l’uso del termine ‘morti bianche’ nel definire le morti sul lavoro. L’appello ai mezzi di informazione, la situazione infortunistica e le novità normative.

Brescia, 14 Gen – Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, è stato in questi anni un attento osservatore di quanto è avvenuto, non solo a livello normativo, in materia di salute e sicurezza sul lavoro. In particolare l’RLS toscano si è adoperato nell’evidenziare le lentezze, le criticità delle leggi e le difficoltà di chi doveva gestirle e applicarle. Sottolineature che sono diventate anche vere e proprie denunce documentate, come quelle inviate alla Commissione Europea e che hanno portato, in alcuni casi, alla messa in mora del nostro Paese favorendo successive modifiche normative.

 

Marco Bazzoni ha anche cercato in questi anni di mettere in rilievo l’ipocrisia di alcune parole utilizzate in materia di sicurezza. Infatti l’importanza delle parole non riguarda solo quelle considerate dalla normativa - “le parole del legislatore cancellano intere biblioteche”, ci aveva detto qualche anno fa il Prof. Paolo Pascucci – ma anche quelle usate tutti i giorni in ambito comunicativo. È il caso della critica di Bazzoni all’uso del termine “morti bianche”, utilizzato spesso con riferimento alle morti nel mondo del lavoro.

 

In questo articolo riportiamo innanzitutto l’appello dell’RLS toscano sull’abbandono di questo termine e ne approfittiamo anche, in un breve intervista, per rivolgergli qualche domanda sulla situazione attuale e sulle recenti modifiche normative.

 

L’appello come è nato, quando è stato lanciato e con quali risultati? Come si comporta il mondo dell’informazione riguardo al tema della salute e sicurezza sul lavoro?

Come è la situazione attuale in Italia e qual è la sua opinione sulle novità contenute normative? Cosa bisognerebbe fare per migliorare la prevenzione nei luoghi di lavoro?

 

 

L’intervista si sofferma sui seguenti argomenti:

Pubblicità
Il principio di responsabilità quale presidio socio-tecnico di sicurezza
Sviluppare e mantenere nei lavorarori una efficace consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

 

L’importanza del linguaggio e l’appello al mondo dell’informazione

Riprendiamo integralmente l’appello relativo all’uso del termine “morti bianche”.

 

Vorrei rivolgere un appello al mondo dell’informazione: non chiamate più le morti sul lavoro con il termine improprio “morti bianche”. È un termine che mi offende, e offende in particolar modo i familiari e la memoria delle vittime sul lavoro. Queste morti non sono mai dovute al fato o al destino cieco e beffardo, ma si determinano perché, in molti luoghi di lavoro, non vengono rispettate neanche le minime norme per la sicurezza sul lavoro. Queste non sono “morti bianche”, quasi fossero candide, immacolate, innocenti, ma sono morti sporche, anzi sporchissime!

 

Appare chiaro che queste morti si tingono di responsabilità, e se pensiamo alle famiglie che non vedranno più rincasare chi era uscito per andare a lavorare, di bianco restano solo le pagine di una vita interrotta e di una quotidianità familiare distrutta per sempre.

Non c’è nulla di bianco in una morte sul lavoro, ma sono tragedie inaccettabili per un Paese che definisce civile, che non può permettersi di avere tutte queste morti.

Chiedo di usare dei termini più appropriati, come morti sul lavoro o omicidi sul lavoro.

 

È anche partendo dal linguaggio, che si combatte una battaglia per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.

 

L’intervista: la storia dell’appello e i mezzi di informazione

L'appello che pubblichiamo non è nuovo. Come è nato e quando è stato lanciato? E a suo parere con quali risultati?

 

Marco Bazzoni: Esatto, l'appello non è nuovo e parte da molto lontano, sono circa 13 anni, che ho iniziato a chiedere di non usare più questo termine assurdo ed ipocrita, che è il termine "morti bianche", prima nelle lettere e negli articoli che scrivevo quando si parlava delle morti sul lavoro. Visto che nessuno ascoltava, è nato il primo appello a non chiamarle più "morti bianche" del 2010. E dopo questo appello ne sono seguiti altri negli anni, fino ad una poesia, che ho scritto a ottobre 2017 e che è stata letta nel 2018, davanti alla telecamera del Tg3 Toscana.

 

Devo dire, che negli anni, dopo i tanti appelli e lettere scritte, si è ridotto l'uso di questo termine assurdo, usato principalmente sui mezzi d'informazione. Ma ancora sono in tanti che usano questo termine, ecco perché è importante continuare a far conoscere questo appello.

 

Come ritiene si comporti il mondo dell'informazione riguardo al tema della salute e sicurezza sul lavoro?

 

M.B.: A parte qualche eccezione, devo dire che di sicurezza e di morti sul lavoro, se ne parla troppo poco sui mezzi d'informazione. Sarebbe molto importante se ne parlasse di più, per sensibilizzare, sulle tante, troppe morti sul lavoro che ci sono ogni giorno in Italia. Ancora tanto resta da fare.

 

L’intervista: la situazione infortunistica e le novità normative

Quale ritiene sia l'attuale situazione in Italia riguardo ai dati infortunistici e alle tutele in materia di salute e sicurezza?

 

M.B.: Secondo i dati Inail, nei primi 11 mesi del 2021 ci sono state 1116 denunce di infortuni mortali. Ho citato pochissimi numeri: quando si parla di queste tragedie, spesso si parla sempre e solo di numeri. Credo fortemente che chi muore sul lavoro, non debba essere ricordato da statistiche piene zeppe di numeri. Basta parlare di numeri, sono persone.

 

Ricordo che Papa Francesco nella messa di Natale, ha detto: ‘Dio stanotte viene a colmare di dignità la durezza del lavoro. Ci ricorda quanto è importante dare dignità all’uomo con il lavoro, ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo. Perchè l’uomo è signore, non schiavo del lavoro. Nel giorno della vita ripetiamo: basta morti sul lavoro, e impegniamoci per questo

 

Cosa pensa delle novità in materia di salute e sicurezza? Sono la risposta giusta all'emergenza?

 

M.B.: Il 21 Ottobre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ed è entrato in vigore il 22 Ottobre, il DL 146/2021, convertito con la legge 215/2021, che contiene anche un pacchetto di norme per la sicurezza sul lavoro, il cui obbiettivo dovrebbe essere il contrasto agli infortuni e alle tante morti sul lavoro. Ma alcune di queste norme mi hanno lasciato molto perplesso.

 

Invece di decidere di potenziare il personale ispettivo delle Asl (tecnici della prevenzione), che si è dimezzato negli ultimi 10 anni (siamo a circa 2500 tecnici della prevenzione), si è deciso di andare nella direzione opposta, centralizzando i controlli per la sicurezza, che adesso, potranno essere svolti in tutte le aziende anche dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Il coordinamento della vigilanza per la sicurezza sul lavoro sarà svolto sia dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che dalle Asl. E anche il provvedimento di sospensione delle aziende, che commettono gravi violazioni per la sicurezza sul lavoro, sarà attuato sia dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro, che dalle Asl. Ci sono poi altre novità, come il potenziamento del SINP e la banca dati per gli infortuni sul lavoro.

 

Ma non posso fare a meno di notare che il governo Draghi, con il suo Ministro del Lavoro, dopo i tanti infortuni mortali sul lavoro, aveva detto che avrebbe assunto 2300 ispettori del lavoro. Dal decreto si evince che per il biennio 2021/22 saranno assunti 1024 ispettori del lavoro. E non si specifica una data esatta entro quando emettere il bando di assunzione.

L'Italia e il mondo del lavoro hanno bisogno di altro, è necessario e impellente fermare questo tragico bollettino di guerra sul lavoro, che non fa solo morti, rovina famiglie e rende tanti giovani, orfani e soli.

 

Anche partendo dalla sua esperienza di RLS aziendale, cosa bisognerebbe fare secondo lei per migliorare efficacemente la prevenzione nei luoghi di lavoro?

 

M.B.: Di sicuro sanzioni più severe per le aziende che violano le normative per la sicurezza sul lavoro. Ma anche processi più veloci e certezza della pena per chi è responsabile delle morti sul lavoro, più controlli e aumento del personale ispettivo. A mio parere andavano potenziate le Asl, con i loro tecnici della prevenzione, che dipendono dalle Regioni.

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 


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Rispondi Autore: Sergio Misuri - likes: 0
14/01/2022 (16:06:17)
Siamo in guerra contro gli infortuni sul lavoro (ogni anno 1.000 morti e oltre 4.500 invalidi gravi permanenti). Nel 90% dei casi gli infortuni hanno causa o CONCAUSA nel FATTORE UMANO, cioè nei COMPORTAMENTI imprudenti (volontari o involontari dei Lavoratori).
Questo non significa trascurare o minimizzare le deprecabili e inaccettabili (talvolta criminali) inadempienze dei Datori di Lavoro.
Ma occorre sottolineare ANCHE che il fronte dei RISCHI RESIDUI di natura comportamentale è completamente abbandonato e non è affrontabile, oggettivamente, con le ispezioni e le sanzioni, utili invece nei confronti delle situazioni più o meno esplicite di non rispetto della Normativa sulla sicurezza.
Le PMI soprattutto non sanno come affrontarlo e non ricevono dalle Istituzioni (e neanche dalle OOSS) né indicazioni, né prescrizioni, né incentivi, salvo inviti di carattere generale (e generico) riguardanti la cultura della sicurezza, che potrà portare solo a risultati incerti e di lunga scadenza.
Non possiamo aspettare oltre.
Questa guerra deve essere combattuta DA SUBITO ANCHE sul fronte del miglioramento dei comportamenti dei Lavoratori, che non sono macchine, ma essere umani con le loro debolezze da cui devono essere difesi con tutti i mezzi, soprattutto per il loro bene.
Altrimenti continueremo a piangere e indignarci per le vittime, senza mai cercare soluzioni concrete, che sembrano (erroneamente) inesistenti o troppo complicate.
Al contrario esistono buone prassi consolidate, che, se applicate con assiduità, possono portare a risultati sorprendenti in termini di efficaci nella prevenzione dei rischi residui di natura comportamentale.
La recente intervista sul Corriere della Sera dell’Amministratore Delegato della Società Acciai Speciali Terni Spa (AST) lo dimostra. Applicando semplici briefing di allerta prima di iniziare un lavoro, AST dichiara che nei loro stabilimenti negli ultimi 5 anni hanno ridotto del 60% gli infortuni (senza morti) raggiungendo un’incidenza di infortuni 6 volte inferiore alla media della siderurgia italiana.
Analoghe azioni con risultati altrettanto positivi sono dichiarate in EXPO Book riguardo agli infortuni registrati nei cantieri di EXPO 2015.
Questi risultati si affiancano alle numerosissime altre numerose esperienze di Buone Prassi e Protocolli applicati da molti anni da prestigiose Organizzazioni internazionali e italiane in materia di sicurezza comportamentale attraverso il miglioramento della CONSAPEVOLEZZA istantanea nel momento stesso in cui il Lavoratore si accinge ad eseguire una operazione critica o ad usare un'attrezzatura potenzialmente pericolosa se non trattate con accortezza.
Conclusione:
La guerra è in corso; le cause degli incidenti sul lavoro sono note; le strategie e le controindicazioni sono assenti o velleitarie; le PMI sono abbandonate a sé stesse; i Lavoratori non sono minimamente tutelati dai rischi (sempre presenti) correlati al fattore umano.
Questa situazione stagnante non è motivo di scandalo?
Non meriterebbe iniziative legislative, oppure “inchieste” o "stimoli" o "appelli" da parte degli operatori dell’informazione, delle Associazioni di Categoria o delle stesse OOSS?

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