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Un Avatar accresce la sicurezza

Un Avatar accresce la sicurezza
Adalberto Biasiotti
 Adalberto Biasiotti
 Security
24/05/2017: I responsabili della sicurezza, sempre alla ricerca di soluzioni per aumentare la sicurezza a costi ragionevoli, hanno cominciato a esaminare un’interessante proposta messa a punto dagli studiosi dell’università di San Diego. Di Adalberto Biasiotti.
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I lettori sono certamente già al corrente del fatto che una delle ragioni per le quali le linee aeree israeliane, fino ad oggi, hanno garantito livelli di sicurezza straordinariamente elevati, è legata all’utilizzo di personale specializzato, che intervista i passeggeri e, sulla base delle loro reazioni, trae valutazioni afferenti alla onestà e correttezza del loro comportamento.

 

La disponibilità di questo personale è evidentemente limitata ed ecco la ragione per la quale degli studiosi universitari hanno cercato di sviluppare un dispositivo automatizzato, che sia in grado di osservare le reazioni dei passeggeri, o comunque dei visitatori, ad alcune domande, rilevando segni che possono significare anomalie del comportamento.

 

Questo robot, visibile in fotografia, è stato già installato presso i servizi di frontiera canadesi, i servizi di controllo all’aeroporto di Budapest, al confine fra il Messico e gli Stati Uniti e perfino per controllare i tifosi, tre quali si possono celare teppisti, che si recano a osservare una partita di calcio.

In particolare, questo dispositivo cerca di identificare dei modelli di comportamento e di reazione dei soggetti intervistati, per individuare possibili terroristi.

La tecnologia è stata già convalidata ed è sufficientemente accurata, ma si sta cercando adesso un sistema efficiente ed efficace per installarla in via definitiva, ad esempio agli aeroporti.

I passeggeri avvicinano la loro carta d’imbarco o altro dispositivo di riconoscimento, ad esempio una tessera di visitatore di un’azienda, al chiosco, che pone una serie di questioni, provenienti da un volto animato tridimensionale presente sullo schermo.

Il dispositivo analizza l’immagine e l’audio, il movimento degli occhi, la dilatazione delle pupille ed anche movimenti anomali del capo o del corpo. Questa tecnologia di tipo comportamentale  cerca di individuare segni psicologici legati a menzogne o imbarazzo del soggetto intervistato, e confronta  questi comportamenti con modelli di comportamento standardizzati.

 

Lo studioso, che ha cominciato a sviluppare Avatar (Automated Virtual Agent for Truth Assessment) sina dal 2007, afferma che il soggetto intervistato può tenere sotto controllo fino a tre segni fisiologici, ma non tutti contemporaneamente. Il dispositivo è in grado di misurare i comportamenti emotivi e cognitivi, attribuendo un peso ed inviando quindi una raccomandazione di comportamento ad un operatore umano a distanza. Il dispositivo, in sé, non emette giudizi.

 

Tra le altre interessanti applicazioni, che sono state già messe a punto, rilevo in particolare quella in cui l’Avatar può sostituire un operatore, cui un visitatore può rivolgersi per avere informazioni.

Ad esempio, se il visitatore è stato già dotato di una tessera di riconoscimento, che gli permette di entrare nell’edificio, egli può presentarsi all’Avatar, avvicinando la sua tessera al lettore di prossimità.

L’Avatar rileva i dati relativi e può dare informazioni verbali, in più lingue, in funzione della programmazione della tessera, per facilitare i movimenti del visitatore all’interno dell’azienda.

Ricordo, al proposito, che all’ingresso di un edificio, in Milano, che ospita la sala operativa di un grande istituto di vigilanza, è già presente un dispositivo del genere. Il visitatore può avvicinare la propria carta d’identità ad un lettore e l’Avatar può effettuare confronti tra i dati presenti sulla carta identità e i dati che sono stati inseriti in precedenza, per organizzare  un appuntamento.

 

Occorre tuttavia prestare attenzione al fatto che l’utilizzo di questi totem deve essere trasparente, per evitare che si verifichino situazioni come quelle che sono state recentemente sanzionate dall’autorità garante, in relazione ai totem installati nella stazione centrale di Milano.

 

In particolare, in questa situazione ha grandissimo traffico vi sono dei totem che offrono informazioni sul traffico. Sui monitor scorrono sia pubblicità sia orari dei treni. Il visitatore che si ferma davanti a questi totem per acquisire informazioni sull’orario dei treni viene anche esposto a filmati pubblicitari. Il totem cattura la durata della sosta davanti al monitor ed altri elementi, che servono a valutare l’interesse e il successo della promozione pubblicitaria che appare sul monitor.

 

In particolare, all’interno del totem installato un software per il tracciamento facciale, che riconosce sesso, età e livello di attenzione di chi guarda l’immagine. Questi dati vengono poi ceduti all’agenzia di marketing per la misurazione del successo pubblicitario o per architettare nuove campagne.

 

Ancora una volta, non vi è nulla di intrinsecamente illecito in quest’operazione, a condizione che questa cattura dei dati sia comunicata in precedenza all’osservatore, il quale potrà decidere se il vantaggio di poter osservare con facilità gli orari dei treni è compensato dalla esposizione a campagne pubblicitarie, con cattura dei sui dati di attenzione.

 

Ancora una volta, la tecnologia può offrire soluzioni brillanti a problemi che potrebbe essere possibile risolvere in altri modi, senz’altro più costosi e soggetti a errori, tipici del fattore umano. Tuttavia, tale tecnologia va usata in modo trasparente e lecito.

 

 

 

Adalberto Biasiotti



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