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Unesco assai preoccupato per la protezione patrimonio culturale in Afghanistan

Unesco assai preoccupato per la protezione patrimonio culturale in Afghanistan
Adalberto Biasiotti

Autore: Adalberto Biasiotti

Categoria: Criminalità

27/10/2021

La tragica distruzione delle antiche statue di Buddha a Bamiyan, nel 2001, effettuata dai talebani, rappresenta un grave campanello d’allarme per la protezione delle attività culturali in questo paese.

Il presidente dello Sri Lanka ha fatto pressione sulle Nazioni Unite e sulla comunità internazionale per effettuare interventi di difesa del patrimonio culturale dell’Afghanistan, alla luce dell’attuale situazione nel paese.

 

L’esperienza tragica del 2001, quando delle statue di valore unico al mondo sono state distrutte a cannonate, rappresenta un più che ragionevole campanello di allarme per ciò che potrebbe accadere adesso in questo paese.

 

Ma il problema non riguarda solo la tutela del patrimonio culturale, ma anche, più in generale, la tutela della cultura.

Ecco la situazione afferente al mondo delle biblioteche.

 

Quando, nel luglio 2017, una ricercatrice è stata uccisa da un attentatore suicida talebano, la sua collega decise che la maniera migliore per onorare la sua memoria fosse quella di fondare una biblioteca, a lei dedicata.

 

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Il 18 agosto del 2021, purtroppo, questa biblioteca è stata attaccata e le immagini video mostrano come l’edificio sia stato distrutto e la collezione di volumi sia stata saccheggiata. La fondatrice, oggi in Italia, ha manifestato il suo dolore per quanto accaduto ed ha messo in guardia il mondo culturale su potenziali nuovi attacchi alle biblioteche.

 

Nella immaginazione popolare, le biblioteche sono ritenute un ambiente sereno e sicuro, dove lo studio può essere sviluppato in un contesto di tranquillità.

 

Oggi purtroppo in Afghanistan le biblioteche e gli archivi sono sotto attacco e i responsabili sono incapaci di offrire servizi alla comunità e di proteggersi da possibili attacchi dei talebani. Molti responsabili di queste istituzioni culturali sono fuggiti all’estero.

 

Ad esempio, la biblioteca pubblica in Kabul, e gli archivi nazionali, sono adesso presidiati da un numero minimo di dipendenti e l’accesso non è consentito. Si sta studiando di potere avere accesso, a condizione che i visitatori maschili e femminili siano strettamente separati.

 

In precedenza, la presenza di addetti alla biblioteca di sesso femminile rappresentava un incoraggiamento per le donne per accedere queste biblioteche, ma oggi la situazione è completamente ribaltata.

 

Ecco da dove nasce questo appello a far sì che l’accesso alle biblioteche non sia vincolato da regole estremistiche.

 

Ciò non toglie che, momento, la situazione sia talmente drammatica che numerosi enti culturali si sono impegnati per consentire l’allontanamento del paese del personale impiegato nella protezione del patrimonio culturale, più che nella difesa del patrimonio stesso.

 

L’attentato suicida del 26 agosto 2021 ha impedito di attuare un piano di evacuazione, via aerea, di questo personale ed il direttore dell’archivio nazionale, che cercava di allontanarsi insieme alla moglie ed al figlio di due anni, è stato bloccato all’ingresso in aeroporto, picchiato e il suo computer portatile e il poco denaro che possedeva sono stati rubati.

 

Il direttore, dopo alcune settimane in Kabul, ben nascosto, è riuscito a pagare un trafficante di schiavi per uscire dal paese e raggiungere la sua famiglia in Pakistan. Il Governo britannico si sta attivando per emettere dei documenti di viaggio provvisori, che permettano al direttore di raggiungere il Regno Unito.

 

Al proposito, è purtroppo doveroso ricordare che nel 1998 i talebani arrivarono all’ingresso del centro culturale di Kabul, nel quale edificio si trovavano preziosissimi documenti e manoscritti persiani, distruggendo l’intero edificio a colpi di RPG.

 

 

A fronte di questa situazione, l’intero mondo culturale mondiale si è attivato per chiedere che il nuovo governo dell’Afghanistan si impegni a proteggere il patrimonio culturale, come proprietà dell’umanità, e non come proprietà esclusiva e distruggibile di una piccola porzione estremistica della popolazione afghana.

 

 

Adalberto Biasiotti

 




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