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Settore veterinario: rischi chimici, rischi fisici e rischio infortuni
Roma, 10 Nov – Sono tante le strutture e gli ambiti lavorativi connessi al settore della medicina veterinaria, scienza che si occupa dei problemi di natura medica degli animali.
Dallo studio veterinario, “dove il medico svolge la propria attività con o senza accesso di animali”, all’ ambulatorio veterinario, “in cui le prestazioni svolte sia da veterinari generici che da specialisti, avvengono con l’accesso di animali con degenza solo giornaliera”, fino alla clinica/casa di cura veterinaria, “struttura capace di fornire assistenza medico-chirurgica di base e/o di tipo specialistico” o l’ospedale veterinario dove “le prestazioni vengono erogate da più medici veterinari, generici o specialisti con un numero maggiore di attrezzature e servizi a disposizione, con l’obbligo di un pronto soccorso ventiquattro ore su ventiquattro e ambulatori con possibilità di ricovero superiore alle ventiquattro ore”.
Senza dimenticare i laboratori veterinari di analisi, strutture dove è possibile “effettuare, su richiesta, indagini diagnostiche di carattere fisico, chimico, ematologico, microbiologico, immunologico, citologico e istologico su matrici biologiche animali” o le strutture/unità veterinarie mobili.
A ricordare in questi termini i vari ambienti di lavoro in cui i medici veterinari operano, ricordando anche le varie tipologie di rischio lavorativo a cui sono soggetti, è il documento Inail, realizzato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’ Inail, “ Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario. Focus sulla manipolazione di farmaci pericolosi alla luce della direttiva (UE) 2022/431”.
Il documento – a cura di Paola Castellano, Giovanna Tranfo, Daniela Pigini, Giorgio Neri, Daniela Boltrini e Marco Melosi - ricorda la Direttiva (UE) 2022/431 (CMRD), recepita dal d.lgs. 135/2024, che “modifica la CMD sulla protezione dei lavoratori professionalmente esposti ai rischi derivanti da agenti cancerogeni e mutageni durante il lavoro estendendo l’ambito di applicazione della CMD anche alle sostanze tossiche per la riproduzione”.
Il documento, che si sofferma in particolare sull’esposizione professionale a farmaci pericolosi in ambito veterinario, permette anche di fare il punto dei possibili rischi in questo settore per il personale che ci lavora (medici veterinari, studenti, assistenti, addetti alle pulizie, manutentori).
Soffermandoci su questi rischi l’articolo affronta i seguenti argomenti:
- Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: i rischi chimici
- Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: i rischi fisici
- Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: infortuni ed ergonomia
Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: i rischi chimici
Nel capitolo dedicato ad una rassegna generale dei rischi nella professione veterinaria, il documento si sofferma innanzitutto sul rischio chimico.
Si indica che il rischio di esposizione di tipo chimico in ambito veterinario “è legato non solo all’utilizzo di farmaci ma anche a sostanze chimiche che possono essere introdotte nell’organismo umano per inalazione, contatto e ingestione accidentale”. E fra queste, ad esempio, “i reagenti chimici utilizzati nei laboratori di analisi per il trattamento dei campioni istologici” quali formaldeide, stabilizzata con alcool metilico, sostanze coloranti dei vetrini (la maggior parte delle quali contenenti alcool metilico) e sostanze quali xileni in miscela e alcool etilico”.
Si sottolinea che, nell’impiego di tali prodotti e per ridurre al minimo, devono essere considerate “tutte le indicazioni riportate nella scheda dati di sicurezza (SDS)” quali “identificazione della sostanza, attraverso il nome IUPAC o/e il numero CAS che individua in maniera univoca un composto chimico, classificazione, etichettatura, indicazioni di pericolo H (Hazard Statements) e consigli di prudenza P (Precautionary Statements) e tutte le informazioni riportate per la manipolazione, lo stoccaggio e lo smaltimento delle sostanze e per l’utilizzo degli idonei dispositivi di protezione individuale e collettivi”.
Inoltre tutti i prodotti chimici devono essere “conservati in armadi chiusi (armadi aspirati/antincendio) e gli agenti a elevata tossicità, quali i cancerogeni, devono essere riposti separatamente in armadi preferibilmente aspirati e chiusi a chiave”. E le sostanze chimiche “dovranno poi essere smaltite in appositi contenitori, contrassegnati con etichette seguendo le procedure di smaltimento dei rifiuti pericolosi; quando possibile, si devono adottare metodiche in grado di ridurre la presenza di concentrazioni pericolose di sostanze infiammabili e chimicamente instabili”.
Si ricorda anche che il d.lgs. 81/2008 “richiede di effettuare la valutazione obbligatoria da parte del datore di lavoro del rischio chimico in ogni attività che utilizzi sostanze o preparati pericolosi per la salute e per la sicurezza”.
Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: i rischi fisici
Il documento si sofferma anche sui rischi fisici.
Infatti, un medico veterinario è esposto a rischi da agenti fisici “derivanti da apparecchiature che possono produrre vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni ottiche artificiali e rumore, anche se nelle strutture veterinarie normalmente non esistono macchinari che espongono l’operatore a rumore e vibrazioni sopra i limiti consentiti”.
Si segnala che la diagnostica per immagini “è entrata in ambito veterinario con l’introduzione di apparecchiature che utilizzano radiazioni ionizzanti (raggi X, tomografia assiale computerizzata) e di strumentazioni che non le utilizzano (ecografia e risonanza magnetica nucleare)”. E l’esposizione a radiazioni prodotte dalle tecnologie radiologiche “riguarda tanto gli animali quanto il medico veterinario e gli assistenti: è impossibile infatti che l’animale resti fermo durante l’esecuzione di un esame diagnostico a meno di avere subito una sedazione; inoltre, molte indagini radiologiche sono svolte al di fuori degli ambienti di lavoro consueti e dotati delle opportune misure di sicurezza collettive, come ad esempio negli ambiti della zootecnia (allevamenti equini, ovini, caprini, bovini, suini, avicunicoli, ecc.) e in quelli per la cura di animali dei bioparchi oppure quando condotte nei canili/gattili”.
Dopo aver ricordato che l’utilizzo di radiazioni ionizzanti comporta “un rischio per gli operatori che possono essere esposti in modo continuativo e significativo”, si segnala che la prevenzione consiste nella “riduzione del tempo di durata dell’esposizione durante l’utilizzo delle apparecchiature radiologiche, nell’aumento della distanza tra la sorgente e l’operatore e nel posizionamento di schermature tra la sorgente radioattiva e il punto di interesse”.
Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: infortuni ed ergonomia
Il documento si sofferma anche sul rischio infortuni, traumi, movimentazione dei pesi e/o carichi.
Si segnala che rientrano nel campo di applicazione del Titolo VI “Movimentazione manuale dei carichi” del d.lgs. 81/2008 “tutte le azioni che possono comportare rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico (es. patologie alle strutture osteo-articolari, muscolo-tendinee e neurovascolari degli arti superiori e inferiori)”.
E ai sensi dell’art. 168 del d.lgs. 81/2008, il datore di lavoro “deve pertanto adottare misure organizzative necessarie e ricorrere a mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità” di una movimentazione manuale dei carichi (MMC).
Si indica poi che il medico veterinario “può essere esposto a eventi che possono portare ad avvenimenti traumatici legati all’ambiente in cui esso opera, urti e scivolamenti legati alle operazioni di spostamento degli animali e alle attività svolte in stalla oltre a lesioni, quali morsi, graffi, cornate, calci degli animali, soprattutto in stalla e ferite da strumenti quali aghi e bisturi, nonché rischio per trasporto di animali di grossa taglia, sacchi di mangime, gabbie e carcasse che possono comportare rischi di lesioni dorso-lombari”.
A questo proposito si ricorda che la gestione di animali di grossa taglia come bovini, equini, suini, ovi-caprini “rappresenta la situazione a più elevato rischio di infortuni, spesso molto gravi e in alcuni casi mortali”. E per ridurre il rischio “sono importanti azioni preventive, quali la buona conoscenza del comportamento dell’animale evitando di stressarlo con operazioni non necessarie, l’utilizzo di strumenti di cattura presenti negli allevamenti o quelli di autocattura e l’opportuno accorgimento di non operare da soli nei casi di interventi. Inoltre, è importante che l’operatore indossi DPI appropriati, tra i quali calzature antiscivolo con protezione del piede e abiti idonei”.
Senza dimenticare che nella stalla sono presenti anche altri fattori di rischio presenti in ambulatori, cliniche e ospedali veterinari, come, per esempio, “il rischio chimico, fisico e biologico, tenendo tuttavia presente che le misure di sicurezza, soprattutto di tipo collettivo, non sono quelle utilizzate abitualmente, proprio per l’ambito particolare in cui vengono espletate”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del documento Inail che, riguardo al tema dei rischi dei medici veterinari, si sofferma anche su:
- rischio biologico
- rischio psicosociale.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, “ Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario. Focus sulla manipolazione di farmaci pericolosi alla luce della direttiva (UE) 2022/431”, autori: Paola Castellano, Giovanna Tranfo e Daniela Pigini (Inail, Dimeila), Giorgio Neri (Anmvi, Anicura Istituto veterinario Novara), Daniela Boltrini (Anmvi, Clinica veterinaria, Caprarola) e Marco Melosi (Anmvi, Cremona), edizione 2024, Collana Salute e sicurezza (formato PDF, 1.24 MB).
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