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L’impatto sulla salute dell’uso dei prodotti fitosanitari in aree non agricole
Roma, 13 Feb – Sono molti gli articoli e i documenti, come ad esempio la pubblicazione Inail del 2025 “ Prodotti fitosanitari ad uso non professionale. Cosa sono e come usarli in sicurezza”, che si soffermano sui rischi dei prodotti fitosanitari (PF) o fitofarmaci, preparati impiegati per la difesa delle piante da organismi nocivi, per il controllo delle infestanti e la regolazione dei processi fisiologici dei vegetali.
Differentemente da quello che si potrebbe pensare i prodotti fitosanitari trovano in realtà impiego, oltre che in agricoltura, anche in aree extra-agricole, in spazi pubblici e privati non destinati alla coltivazione (ferrovie, autostrade, strade, parcheggi, porti, aeroporti, spazi verdi pubblici e privati, piste ciclabili, zone pedonali, aree industriali, sponde di canali, fiumi e laghi, …). E per affrontare le problematiche dell’uso professionale di questi prodotti nel mondo extra agricolo, il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’ Inail ha recentemente pubblicato la scheda/factsheet “Uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in aree extra-agricole: riflessioni sugli impatti su salute, ambiente e biodiversità”.
Il documento, a cura di P. Tassone, M. Gherardi, S. Russo, D. Vasselli e D. Gagliardi, segnala che l’utilizzo dei prodotti fitosanitari comporta “rischi per l’ambiente e per la salute, derivanti dall’esposizione diretta o indiretta, sia in contesti di vita che in ambito lavorativo”. Si ricorda anche che la valutazione del rischio occupazionale è complessa, “poiché dipende da molteplici variabili che caratterizzano gli scenari d’uso quali: classificazione dei PF”; presenza di più sostanze attive (SA) in uno stesso PF “o per effetto della loro miscelazione; tempi e frequenza di applicazione; dose d’impiego e modalità di distribuzione; caratteristiche delle infestanti e dell’ambiente (aperto o chiuso)”. E anche in ambito extra-agricolo, come le aree ferroviarie, dove “sono prevalentemente utilizzati gli erbicidi (o diserbanti)”, i datori di lavoro, ai sensi del d.lgs. 81/2008, “devono assicurare che ciascun lavoratore riceva formazione, informazione e addestramento specifico in relazione ai PF impiegati e alla tipologia di intervento”.
La scheda informativa illustra “il quadro tecnico e normativo” sull’uso dei prodotti fitosanitari in contesti extra-agricoli, “con particolare riferimento al settore ferroviario, ponendo attenzione agli aspetti di sostenibilità ambientale e alla prevenzione sanitaria”.
L’articolo, tratto dalla scheda Inail, affronta i seguenti argomenti:
- Uso sostenibile dei prodotti fitosanitari: il quadro normativo
- Prodotti fitosanitari in aree extra-agricole: le aree ferroviarie
- Prodotti fitosanitari, diserbo ferroviario e prodotti ammessi
Uso sostenibile dei prodotti fitosanitari: il quadro normativo
Si ricorda che il quadro normativo europeo e nazionale “che regola la commercializzazione, l’uso e il controllo dei PF mira alla riduzione dei rischi e alla promozione di pratiche sostenibili”.
Riprendiamo dal documento una tabella con i principali elementi normativi comunitari e nazionali in materia di PF:

Si ricorda che l’impiego in contesti extra-agricoli “richiede una specifica autorizzazione, che deve essere esplicitamente riportata in etichetta tra le modalità consentite. L’uso autorizzato di un PF per l’extra-agricolo, in pratica, non è mai di tipo esclusivo. La gestione dei PF, dall’acquisto allo smaltimento, è vincolata da precisi obblighi documentali”.
In Italia, il DPR 290/2001 “stabilisce l’obbligo di tenere il Registro dei trattamenti (o Quaderno di campagna), esteso anche agli usi extraagricoli”. E a partire dal 1° gennaio 2027, “ai sensi del reg. (UE) 2023/564, sarà obbligatoria la registrazione elettronica dei trattamenti fitosanitari per gli utilizzatori professionali, in formato digitale standardizzato e machine- readable” (la Commissione europea ha disposto una proroga di un anno rispetto al precedente termine del 2026).
Si indica poi che ogni Stato membro “elabora un Piano d’Azione Nazionale (PAN) per definire misure, tempi e indicatori volti alla riduzione dei rischi derivanti dai PF”. E in Italia, il PAN, adottato nel 2014, ai sensi della Direttiva 2009/128/CE, “è attualmente oggetto di revisione. La nuova bozza, già sottoposta a consultazione pubblica, è in fase di finalizzazione per l’approvazione ministeriale definitiva”.
Il Green Deal in Europa ha poi introdotto “due strategie per ridurre l’uso di pesticidi pericolosi entro il 2030: Farm to Fork e Biodiversity 2030, promuovendo sostenibilità, ricerca e innovazione”.
Una tabella del documento, che vi invitiamo a visionare, sintetizza poi gli attori responsabili e le azioni previste dalla normativa comunitaria.
Prodotti fitosanitari in aree extra-agricole: le aree ferroviarie
Ma perché è necessario il controllo della vegetazione in ferrovia?
La scheda sottolinea che il controllo delle piante infestanti in ambiente extra-agricolo “è una strategia che assicura una vita più lunga dei luoghi e delle infrastrutture”.
In ambito ferroviario, “ogni nazione amministra in modo differente, e per queste aree non è semplice fornire una panoramica completa delle pratiche e delle politiche di controllo delle attività manutentive, che generalmente servono a:
- garantire la visibilità della segnaletica e la stabilità del tracciato;
- prevenire le interruzioni, causate da cadute di piante o incendi;
- agevolare le operazioni di ispezione e la manutenzione degli impianti elettrici;
- limitare la diffusione di specie infestanti allergeniche”.
Si segnala poi che, in questo ambito, gli interventi, molto spesso, “vengono esternalizzati mediante bandi di gara ad aziende qualificate, in possesso di requisiti tecnico-normativi specifici. Le imprese esecutrici devono attenersi ai Criteri ambientali minimi (CAM, d.m. 15/02/2017) che promuovono:
- impiego di macchinari a basse emissioni;
- riduzione dell’uso di sostanze pericolose;
- diminuzione della produzione di rifiuti pericolosi”.
Si indica poi che in alcune attività manutentive, “i soli interventi meccanici non garantiscono gli standard di qualità e di sicurezza richiesti per la circolazione ferroviaria. Le strategie più efficaci integrano approcci meccanici, chimici e tecnologici, supportati da attività di monitoraggio e gestione della vegetazione spontanea presente nelle pertinenze e lungo il binario”
Una figura nel documento riporta gli elementi della linea ferroviaria e la distribuzione spaziale della vegetazione spontanea in assenza di interventi di controllo.
Prodotti fitosanitari, diserbo ferroviario e prodotti ammessi
La normativa – continua la scheda – “limita fortemente l’uso di erbicidi, imponendo strategie di lotta integrata e l’impiego di prodotti con minore impatto eco-tossicologico”.
In Italia sono ancora pochi i nuovi erbicidi disponibili. Quelli “ammessi e registrati anche per le sedi ferroviarie sono prevalentemente a base di glifosate” utilizzabili solo “se in etichetta viene riportata la dicitura nei campi di impiego ‘ad uso extra-agricolo […] aree civili e sedi ferroviarie e stradali […]’.
I trattamenti devono poi rispettare le prescrizioni del Piano d’Azione Nazionale - PAN (punti A.5.5 e A.5.6) e dei Criteri ambientali minimi – CAM, che “ne limitano l’impiego a situazioni in cui i metodi meccanici non siano idonei o sicuri per gli operatori”. È comunque vietato l’uso di prodotti fitosanitari “su piazzali, aree interne o adiacenti alle stazioni e scarpate prossime ad aree abitate, salvo deroghe specifiche delle Autorità competenti ai fini della tutela della sicurezza operativa del lavoratore e della salute pubblica”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale della scheda che affronta anche le prospettive future ricordando che l’innovazione tecnologica “trasformerà profondamente la gestione dei PF in contesti extra-agricoli, migliorando:
- le tecnologie di distribuzione di precisione;
- il controllo da remoto e l’integrazione con intelligenza artificiale”.
Il concetto di sostenibilità “sarà sempre più connesso all’adozione di tecnologie innovative, all’impiego di prodotti eco-compatibili e alla valutazione preventiva dei rischi operativi”.
Tuttavia – concludono gli autori – “i dati sugli erbicidi restano, nelle aree extra-agricole, frammentari a causa della loro autorizzazione non esclusiva, e per la difficoltà di quantificarne l’uso”. E per questo motivo, è necessario “migliorare il flusso di raccolta e gestione dati (informazioni su vendite e utilizzo) degli erbicidi nelle aree extra-agricole, al fine di delineare un quadro accurato del loro impatto su salute pubblica, occupazionale e ambientale”.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, “ Uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in aree extra-agricole: riflessioni sugli impatti su salute, ambiente e biodiversità”, a cura di P. Tassone, M. Gherardi, S. Russo, D. Vasselli e D. Gagliardi, Factsheet edizione 2025 (formato PDF, 214 kB).
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