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Dal profondo: il docufilm sulla vita dei minatori della Carbosulcis

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Movimenti ripetitivi e sovraccarico

19/12/2013

Il lungometraggio di Valentina Zucco Pedicini girato interamente nelle gallerie sotterranee di Nuraxi Figus, in Sardegna. Tra chilometri di cunicoli, al buio, vive anche Patrizia, l’unica donna in Italia a svolgere un lavoro da sempre maschile.

Dal profondo: il docufilm sulla vita dei minatori della Carbosulcis

Il lungometraggio di Valentina Zucco Pedicini girato interamente nelle gallerie sotterranee di Nuraxi Figus, in Sardegna. Tra chilometri di cunicoli, al buio, vive anche Patrizia, l’unica donna in Italia a svolgere un lavoro da sempre maschile.

 
Roma, 18 Dic – Bisogna scendere a 500 metri sotto il livello del mare per scoprire che anche lì c’è vita. Una vita diversa, fatta di regole e di  taciti patti condivisi, e che rende il lavoro del minatore qualcosa di speciale: quasi una missione che inizia ogni mattina e termina la sera. In questi luoghi si svolge l’esistenza di Patrizia, perito minerario e unica donna in Italia a scendere ogni giorno nelle viscere di una terra a cui ormai sente appartenere. E sono questi luoghi che la regista Valentina Zucco Pedicini ha scelto per ambientare "Dal profondo", una storia corale di sacrificio, di sofferenza e di abnegazione nei confronti di un lavoro spesso dimenticato.
 
Una storia di anime sospese nel tempo. “Il carbone è roba vecchia, non riscalda più – dice Patrizia – Siamo sempre in battaglia senza vincere mai, a volte penso che le nostre storie saranno spazzatura, come nuvole spazzate dal maestrale. Come grilli siamo: la notte qui non finisce mai”. Una sensazione condivisa dai suoi colleghi, minatori di ogni fascia di età, che – nelle gallerie di Nuraxi Figus, nel territorio di Gonnesa, in Sardegna – sono come anime sospese nel tempo, al di fuori dei giorni e delle stagioni.
 
“Patrizia è stata il mio Virgilio”. La miniera sarda diventa, dunque, la metafora di una professione che assurge a sola risorsa di vita, all’unica alternativa possibile per chi è nato nel Sulcis e che, in questa realtà, ha le proprie radici. Patrizia dialoga nel buio col padre morto di silicosi, anche lui dipendente della miniera di carbone di Nuraxi Figus, e rievoca storie fatte di oscurità, dove la mancanza del cielo dilata tutto nel tempo. “Ho vissuto la realtà lavorativa di Patrizia, sono scesa con lei in miniera e ad un certo punto ho capito che era giusto raccontarla più come minatrice, che come donna e madre – precisa Valentina Zucco Pedicini – La vita di Patrizia è uguale a quella di tutti i minatori, immersa nel buio e in un sottosuolo che alterna lunghi silenzi a forti rumori. La mia è stata una scelta etica perché sotto terra le differenze di genere vengono annullate e sovrastate da regole interne”.
 


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La richiesta dei minatori: “Non dimenticateci”. Anche la cronaca svolge un ruolo determinante nel docu-film, là dove si racconta la lotta dei 150 minatori della Carbosulcis per scongiurare la chiusura della struttura. Si ritorna, quindi, indietro di qualche mese, a poco più di un anno fa, quando nell’agosto 2012 gli operai decisero di presidiare la miniera, mantenendo gli impianti in sicurezza e custodendo circa 400 chili di esplosivo. “Oggi la Carbosulcis è l’ultima miniera ancora aperta, l’ultimo luogo per raccontare delle vite spesso dimenticate – ricorda la regista – Lo stesso titolo ‘Dal Profondo’ è un omaggio ai minatori, che mi hanno chiesto di ricordare la loro voce e le loro parole come se fossero già morti. E la preghiera ‘De profundis’ che scorre nelle ultime scene del film non è altro che la pregheria dedicata ai morti, che si conclude dicendo “ascolta la mia preghiera, ascolta la mia voce”.
 
Un mondo parallelo, tra suoni assordanti e lunghi silenzi. La miniera presente nell’immaginario collettivo di tutti, per molti aspetti, è uno scenario che non esiste più: a prendere il posto degli antichi strumenti - le pale e i picconi - sono oggi macchine tecnologiche e assordanti che la regista, grazie a bravissimi montatori e tecnici del suono, riproduce perfettamente nel film. “ In 70 minuti ho voluto ricreare una esperienza quasi claustrofobica, l’assenza di luce, la presenza del vento e il contrasto tra i lunghi silenzi e il rumore dei macchinari. E’ stata una scelta stilistica e registica perché volevo che il pubblico fosse trascinato in questa esperienza estrema, in quell’altrove che non viene mai mostrato ma che appartiene ai minatori”.
 
In tour in Italia fino al10 gennaio. Già vincitore del premio Solinas 2012, “Dal profondo” – una produzione La Sarraz Pictures, in collaborazione con Rai Cinema – ha conquistato anche il Festival internazionale del film di Roma, ottenendo il premio Doc It per il miglior documentario italiano nella sezione “Prospettive Doc Italia”. Ora la pellicola sta girando il paese e chiuderà il suo tour a Torino il 10 gennaio.
 
Il trailer del film
 
 
Fonte: Inail.

 



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