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La formazione del datore di lavoro e l’importanza di investire in sicurezza
L’ Accordo in Conferenza Stato-Regioni del 17 aprile 2025, in materia di formazione, ha aperto nuove riflessioni, soprattutto per quanto riguarda la formazione dei datori di lavoro.
Sul nostro giornale, Renata Borgato, formatrice e docente, ha recentemente pubblicato un articolo su come strutturare questa formazione per renderla efficace.
Nel contributo di oggi, dal titolo “I pilastri della formazione del Datore di Lavoro”, Renata Borgato sottolinea come un corso per datori di lavoro possa “essere un’occasione per innalzare il livello complessivo di consapevolezza del fatto che investire in sicurezza conviene. O, più correttamente, che non farlo, costa”.
I pilastri della formazione del Datore di Lavoro
La lettura critica dell’ Accordo in Conferenza Stato-Regioni del 17 aprile 2025 sulla formazione dei Datori di Lavoro induce a interrogarsi sulle tematiche che risulterebbero di effettiva utilità per contribuire a migliorare le condizioni di salute e sicurezza nei posti di lavoro.
Si dovrebbe partire dall’analisi di costi e guadagni derivanti dal lavorare in sicurezza. Si tratta di un tema che molti datori di lavoro (DL) hanno approfondito e che già orienta le scelte aziendali, ma in molti luoghi di lavoro lo stretto legame tra sicurezza e produttività stenta a essere colto o, anche, se teoricamente recepito, non si traduce in pratica. Il lavoro povero non è solo quello che offre un basso reddito, ma anche quello in cui si pongono le condizioni organizzative da cui scaturisce il maggior numero di infortuni e malattie professionali.
Un’analisi circostanziata degli innegabili costi che il lavorare in sicurezza comporta per le imprese e la comparazione con i vantaggi che genera permette di affrontare il tema in modo non inquinato da stereotipi e pregiudizi, premesse implicite mai verificate. Scardina il bias dello status quo e la coazione a ripetere (“ho sempre fatto così”) e riporta sul piano della verifica concreta da cui emerge che salute e sicurezza sul lavoro sono un bene anche per il business. Alcune stime ILO indicano che percentuali significative del PIL mondiale vengono perse a causa di malattie professionali e infortuni.
Anche se il costo umano degli incidenti sul lavoro dovrebbe bastare di per sé a giustificare attività e politiche preventive (non a caso la situazione italiana induce a parlare di “operaicidio”), molte ricerche mostrano quanto vi sia da riflettere anche sui costi aziendali degli infortuni. Ogni infortunio o malattia ha un costo e in un mercato del lavoro globale e competitivo sono costi non sostenibili né a livello di Stato che di aziende. Una corretta gestione del rischio è strettamente connessa con la redditività dell’impresa e la sicurezza aggiunge valore al business e genera vantaggi di natura competitiva attraverso il rafforzamento della reputazione, la riduzione dei rischi, il miglioramento della qualità, della produttività, dell’efficienza, l’accrescimento del coinvolgimento e della motivazione dei lavoratori.
Al contrario, una cattiva gestione in materia di sicurezza, oltre a essere la causa della perdita di vite umane (e di giornate di lavoro), si riflette sulla società e sull'economia nel suo complesso e incide anche sul valore dell’impresa e sulla continuità del business in una prospettiva di lungo periodo.
L’evidenza è empirica e chiara: luoghi di lavoro sani e sicuri sono anche i più produttivi per performance in termini di fatturato e persino di capacità esportativa, attirano i talenti e hanno dipendenti più fedeli e i più motivati.
Peraltro preoccuparsi della sicurezza significa dedicare attenzione non a un tema specifico ma a un elemento intrinseco della gestione strategica dell’impresa. e produce risultati tangibili a livello di competitività, di organizzazione, di consolidamento delle relazioni e della cultura aziendale.
Molti studi confermano l’esistenza di una stretta correlazione tra sicurezza e competitività: si è abituati a guardare semplicemente alla riduzione del fenomeno infortunistico, invece un approccio integrato può portare contestualmente alla riduzione di un costo diretto immediato, generando al tempo stesso un risultato rilevante dal punto di vista del miglioramento delle performance.
Progettare i processi in modo integrato con la sicurezza migliora non solo l’efficacia e la produttività ma ha anche ricadute immediate sul clima organizzativo e sul benessere individuale dei lavoratori. Contribuisce perciò a rendere le persone più motivate, aumenta la fluidità dei processi e riduce la necessità di controlli ridondanti. Ne deriva un aumento della produttività del lavoro, uno degli elementi più critici per la competitività delle imprese.
La gestione responsabile della sicurezza influisce infatti positivamente su almeno quattro dimensioni: il posizionamento, il fatturato, il clima interno e la redditività.
Per quanto riguarda il posizionamento dell’impresa, la sicurezza costituisce un elemento importante sia dal punto di vista della collocazione nel mercato che della reputazione: il cliente che visita un’azienda fornitrice osserva il contesto e la salubrità degli ambienti di lavoro viene percepita come un segnale di qualità e affidabilità.
Il corso per DL quindi può essere un’occasione per innalzare il livello complessivo di consapevolezza del fatto che investire in sicurezza conviene. O, più correttamente, che non farlo, costa.
Se il docente volesse chiudere con una sintesi icastica, potrebbe affidare al gruppo il compito di identificare alcuni dei costi derivanti dalla mancata prevenzione e commentarli. Dal lavoro dovrebbe quanto meno emergere che
- il premio Inail applica un meccanismo simile al bonus malus;
- esiste un costo di sostituzione del lavoratore infortunato;
- nel caso di infortuni la cui prognosi iniziale sia di almeno 40 giorni è ipotizzabile anche un costo relativo alle prescrizioni dell’organo di controllo tenuto all’ispezione post incidentale;
- esistono possibili costi per danni degli impianti, sia effettivo (danni fisici) che figurato (eventuale chiusura temporanea);
- occorre dedicare tempo alle indagini obbligatorie, alla stesura dei rapporti e alla compilazione dei moduli;
- si riscontra un peggioramento del clima interno, dei rapporti di lavoro e delle pubbliche relazioni;
- vanno considerati anche gli effetti di una possibile applicazione del d.lgvo 231, le connessioni con il rating di legalità ecc.
Herbert William Heinrich oltre trent'anni fa ha evidenziato anche la rilevanza dei costi indiretti, sviluppando la cosiddetta teoria dell’iceberg secondo cui solo i costi diretti sono percepiti e individuati dalle aziende, mentre i costi indiretti, che rappresentano la parte principale di costi legati agli infortuni che un’azienda deve sostenere, rimangono nascosti.
Al momento dei suoi studi, Heinrich aveva quantificato la parte immersa dell'iceberg come di quattro volte superiore a quella emersa. Più recentemente altri studiosi hanno evidenziato come i costi indiretti (soprattutto nei casi più gravi) possano arrivare sino a 36 volte di quelli diretti.
L'OSHA statunitense ha indicato più di 100 voci per cui la mancata prevenzione ha un costo.
Ai primi cinque posti troviamo tutto ciò che ha a che fare con gli aspetti organizzativi collegati alla sostituzione dell'infortunato: il tempo perso dall’infortunato, il tempo perso dai lavoratori del reparto, la perdita dell’efficienza per la rottura del team, il tempo perso dal responsabile, i costi di formazione per il rimpiazzo. Dalla sesta all'ottava posizione troviamo gli aspetti connessi con i danni materiali: i danni alle attrezzature, il tempo perso e la perdita di produzione per il fuori servizio degli impianti e i danni derivanti dall’incidente. Al nono posto troviamo uno degli elementi che è più riconducibile alla logica dei costi indiretti e alle prestazioni chiave delle imprese: il fallimento nel rispetto delle scadenze. A causa della limitata sicurezza l'impresa può veder ridotta la propria affidabilità nei confronti dei committenti. Si tratta di un costo che dal punto di vista competitivo e relazionale assume una grande rilevanza.
Il discorso che abbiamo sviluppato si applica senza bisogno di ulteriori precisazioni alle imprese manifatturiere, ma può richiedere da parte del docente uno sforzo di ricontestualizzazione in luoghi di lavoro quali uffici, negozi, studi professionale ecc. Senza dimenticare le scuole.
In questi casi la disomogeneità non riguarda solo le conoscenze e gli atteggiamenti dei corsisti, ma la tipologia stessa del lavoro svolto. Il valore aggiunto deriva proprio dal confronto tra realtà lavorative diverse.
Si è così spinti a leggere in modo non riduttivo i vantaggi derivanti dall’investire in sicurezza. Il malessere dei dipendenti derivante da un’organizzazione del lavoro non adeguata, da un clima interno perturbato (a causa di discriminazioni, molestie, aggressioni psicologiche, gestione punitiva dell’errore ecc. ) produce comunque effetti sulla produttività, sul turnover, sull’attrattività del luogo di lavoro. Può moltiplicare i casi di assenteismo, giustificati appellandosi ai rischi presenti nello specifico luogo di lavoro. Forse non si registreranno infortuni gravi, ma è possibile uno stillicidio di assenze con conseguenti ritardi o necessità di sostituzioni, scarsa collaborazione fino a giungere in casi estremi ad atti di vandalismo
Il confronto con realtà diverse dalla propria, magari apparentemente meno pericolose, può dunque far capire come gli investimenti in salute e sicurezza costituiscano ovunque una strategia premiante.
Renata Borgato
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| Rispondi Autore: An | 28/11/2025 (19:49:01) |
| Dove posso trovare un corso così strutturato e di buon livello? | |
