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L’approccio multidisciplinare alla Sicurezza sul lavoro

L’approccio multidisciplinare alla Sicurezza sul lavoro
Massimo Servadio

Autore: Massimo Servadio

Categoria: Informazione, formazione, addestramento

23/07/2015

Il contributo della Psicologia nell’analisi della “variabile-uomo” come fattore determinante per la prevenzione degli infortuni. A cura di Massimo Servadio.

L’approccio multidisciplinare alla Sicurezza sul lavoro

Il contributo della Psicologia nell’analisi della “variabile-uomo” come fattore determinante per la prevenzione degli infortuni. A cura di Massimo Servadio.

   
Oggi nelle aziende il “problema” della sicurezza del lavoro si configura come uno dei più difficili e complessi, tanto che gli esperti in materia lamentano spesso una negoziazione, da parte dei Dirigenti aziendali, degli aspetti che vi ruotano attorno. Si avverte una sorta di tendenza a ridimensionare e minimizzare l’entità e la portata del fenomeno infortunistico, evidente dimostrazione a posteriori dell’ansia e della preoccupazione che la tematica legata al mondo sicurezza spesso procura ai responsabili delle politiche organizzative.
 
Pensare alla sicurezza sul lavoro dal punto di vista tecnico e tecnologico risulta condizione necessaria e imprescindibile, ma non più sufficiente: è appurato, infatti, che anche in contesti lavorativi altamente tecnicizzati l’infortunio continua a verificarsi. In questa direzione, non si può dimenticare che dietro ad un incidente o ad un infortunio c’è sempre un individuo che pensa, prende delle decisioni e si comporta in una certa maniera, per questo è importante affrontare il tema della sicurezza e della salute in maniera integrata, analizzando la “variabile-uomo” come fattore determinante.


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Un approccio globale al tema della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro aiuta a non fermarsi ad un’analisi superficiale dei fattori tecnici, ma punta, sulla base di un metodo analitico, all’individuazione di tutti i possibili fattori critici, includendo l’apporto di discipline diverse quali, ad esempio, l’ingegneria, la medicina, la sociologia e la psicologia. E’ ormai diventata opinione comune che un’analisi approfondita debba essere condotta osservando e analizzando il lavoro nella sua totalità. In questo senso, la pratica professionale nella sicurezza sul lavoro dovrebbe essere caratterizzata da una forte interdisciplinarietà.
 
Sul terreno della sicurezza lavorativa, quindi, coincidono a pieno titolo professionalità e competenze di tipo tecnico (ad esempio chimica, meccanica), medico (medicina del lavoro), giuridico (è ampio l’interesse per le norme e le responsabilità), psicologico (comportamenti, percezioni e atteggiamenti), organizzativo e sociologico, che necessariamente devono integrarsi e cooperare in vista di un fine comune.
 
Con un profondo cambiamento culturale, maturato faticosamente a livello internazionale ed europeo negli anni Ottanta e sfociato in direttive europee nei primi anni ‘90, è stata restituita alla componente umana l’importanza che riveste nel determinare situazioni di sicurezza e di rischio. Nonostante gli addetti ai lavori ritengano unanimemente che l’influenza dell’uomo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sia uno dei fattori più importanti a gravare sul fenomeno infortunistico, e si ripetano fino allo noia frasi come “la sicurezza è un problema culturale”, oppure “per quell’incidente il fattore umano è stata la causa principale” (divenute quasi ormai logori luoghi comuni), quasi nessuno sa cosa significhino effettivamente queste affermazioni, così come quasi nessuno conosce a fondo quali siano i fenomeni che influenzano il fattore umano.
 
La Psicologia, in quest’ottica, può rivestire un ruolo cruciale nell’indagine dei suddetti fenomeni e risultare determinante nella formulazione di una teoria generale della sicurezza del lavoro, seguendo alcune direttive principali:
- il modello della partecipazione o della motivazione alla sicurezza;
- la teoria delle comunicazione e delle influenze interpersonali e sociali;
- l’intervento sulle attitudini e le capacità soggettive, gli atteggiamenti, le competenze.
 
Più di qualunque altro approccio, quello psicologico vede quindi al centro la persona, le possibili problematiche riguardanti il fattore umano e l’importanza di un intervento formativo “a misura d’uomo”. E’ possibile individuare quelli che sono gli assunti su cui è basata la psicologia applicata alla sicurezza:
 
- l’elemento “fattore umano” nella costruzione della sicurezza influisce sul resto del sistema sicurezza – norme, tecnologie, ambiente, ecc. – sia direttamente con comportamenti sicuri o a rischio, sia indirettamente attraverso la costruzione del clima, la condivisione o meno di valori culturali, la comunicazione delle emozioni e delle informazioni ecc.; per una piena comprensione ed un efficace intervento occorre quindi andare oltre gli aspetti comportamentali per capire che cosa determina il comportamento.
 
- Come in ogni sistema sociale, anche nei gruppi di lavoro o comunque nei contesti interessanti la sicurezza, il comportamento individuale è in gran parte influenzato dal contesto sociale (le altre persone, i processi di influenza reciproca, i valori, le norme), ma allo stesso tempo il contesto sociale è influenzato dal modo di pensare e di comportarsi di ogni componente del sistema. Quindi è limitativo concentrare l’intervento organizzativo sugli aspetti individuali della percezione del rischio e del comportamento di fronte al rischio, come è limitativo considerare solo i fattori gruppali ed organizzativi; un modello appropriato si sforza di individuare le connessioni tra i diversi livelli.
 
- La formazione connota uno degli obiettivi fondamentali di tutto il sistema educativo: il legame necessario fra esperienza educativa e competenze/abilità richieste per svolgere un’attività professionale. Le organizzazioni crescono e si sviluppano se si sviluppano i loro attori. La formazione rappresenta così un punto d’incontro fra le potenzialità e i bisogni dell’individuo e le potenzialità e i bisogni dell’organizzazione, fra il sapere individuale e il saper fare organizzativo. L’obiettivo della formazione dovrebbe quindi essere quello di promuovere, diffondere, aggiornare e sviluppare tutti coloro che operano nell’impresa. Ma l’informazione/formazione è inutile, e potrebbe anzi essere nociva, se non produce modificazioni durevoli del comportamento. Per passare dalla teoria all’azione, l’individuo deve poter sperimentare il successo delle modalità di comportamento proposte dalla teoria educativa che gli viene presentata. E’ l’esperienza del successo che gli viene presentata che assume valore condizionante. Questa esperienza presuppone una notevole capacità di obiettività e di ricettività: l’individuo deve arrivare al punto di sapersi osservare così come egli è, ed a situarsi nel proprio quadro sociale per comprendere le motivazioni reali della sua azione, ed il genere di interferenza che si stabilisce tra le sue personali concezioni e quelle del suo ambiente. Senza questo, egli non abbandonerà mai ciò che in lui può costituire una resistenza inconscia al cambiamento, né farà efficacemente fronte alle opposizioni che provengono dal suo ambiente. Attraverso spunti teorici offerti dalla Psicologia Sociale, in merito alle modalità che portano al cambiamento degli atteggiamenti nelle persone, è possibile progettare interventi di tipo formativo efficaci, ovvero che raggiungano l’obiettivo di creare cambiamenti duraturi nelle realtà lavorative. Questo però senza cadere nell’errore che la formazione da sola possa costituire la chiave di volta per ottenere il cambiamento atteso; la formazione può provocare un effetto boomerang se non sostenuta da cambiamenti di tipo organizzativo e strutturale, inducendo nelle persone forti aspettative che, se non soddisfatte, si traducono in frustrazione e demotivazione.
 
Partendo da questi presupposti la Psicologia può in conclusione offrire sempre più validi contributi nella prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro, principalmente per quel che concerne l’influenza esercitata da componenti cognitive, motivazionali e di personalità sulla messa in atto di comportamenti rischiosi, ma anche relativamente ad un processo formativo più efficace ed incisivo.
 
Massimo Servadio
Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 

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Rispondi Autore: Fabio Mapelli immagine like - likes: 0
23/07/2015 (08:19:52)
Concordo pienamente che il centro di tutto dovrebbe essere la persona e non l'economia.
Il giorno che capiremo che mettendo al centro la persona, arriviamo anche all'economia, con le persone serene, avremo fatto BINGO.

Fabrizio

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