Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Logo PuntoSicuro
  • Iscriviti
  • Abbonati ora
  • Accedi
Il quotidiano sulla sicurezza
  • Home
  • Articoli
    • Sicurezza sul lavoro
    • Incendio, emergenza e primo soccorso
    • Security
    • Ambiente
    • Sicurezza
    • Tutti gli articoli
  • Documenti
  • Banca Dati
    • Banca Dati PuntoSicuro
    • Servizio di attestazione
    • Servizio I tuoi preferiti
  • Approfondimenti
    • Normativa sicurezza sul lavoro: D. Lgs. 81/2008
    • Normativa antincendio: D.M. 10 marzo 1998
    • Normativa primo soccorso: D.M. 388/2003
    • Protezione Dati Personali: GDPR 2016/679
    • Normativa Accordi Stato Regioni
    • Normativa Coronavirus
  • FORUM
  • PUBBLICITÀ

Hai dimenticato lo username?

Inserisci l'indirizzo Email associato al tuo account per ricevere il tuo username.

Errore! L'email inserita non è valida
Torna al Login

Per utilizzare questa funzionalità di condivisione sui social network è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'.

Accetta i cookie


Crea PDF

Formazione sulla sicurezza: come dare istruzioni efficaci

Formazione sulla sicurezza: come dare istruzioni efficaci
Renata Borgato

Autore: Renata Borgato

Categoria: Informazione, formazione, addestramento

27/03/2019

Come far si che i lavoratori adottino i comportamenti di sicurezza che gli vengono insegnati? L’importanza di motivazione, obiettivo e coinvolgimento.

Formazione sulla sicurezza: come dare istruzioni efficaci

Come far si che i lavoratori adottino i comportamenti di sicurezza che gli vengono insegnati? L’importanza di motivazione, obiettivo e coinvolgimento.

L’importanza della formazione, in particolare di quella somministrata sul campo dai preposti, è ormai riconosciuta. Bisogna però ammettere che spesso gli interventi formativi, anche quelli on the job che apparentemente dovrebbero essere i più efficaci per la stretta connessione tra teoria e operatività, non producono gli effetti voluti e i lavoratori “fanno pasticci”.

 

In questo caso il formatore tende ad attribuire interamente la colpa ai lavoratori stessi (“non capiscono”, “non si impegnano”). Si tratta però di un atteggiamento sterile: nessuno può cambiare la testa di un’altra persona, tutto quello che può fare, se è un formatore, è rivedere il proprio modo di insegnare sperando di ottenere risultati migliori.  Se ciò non avviene spetta al formatore stesso di riesaminare in modo critico le proprie modalità di trasmissione e chiedersi se effettivamente le istruzioni che ha dato sono state somministrate in modo efficace.  È duro da ammettere, ma spesso non è così, per vari motivi.

 

Per prima cosa, bisogna essere consapevoli che sapere (o saper fare) bene una cosa non significa saperla insegnare. Al contrario, la propria competenza stessa può fare velo e indurre a dimenticare quanta fatica è costato raggiungere il proprio livello. È quello che in un modo ironico ed efficace possiamo chiamare “maledizione della conoscenza”. Si tratta di un meccanismo che chiunque abbia dovuto, disgraziatamente, sottoporsi a un periodo di riabilitazione dopo aver perso il temporaneo uso di un arto ha sperimentato sulla propria pelle.

Pubblicità
MegaItaliaMedia
 

La padronanza di una procedura, concreta o astratta, induce inoltre a dare per scontate una gran quantità di informazioni. L’idea di fondo che guida in questo caso è: “non c’è bisogno che io lo dica, è ovvio! Ci arriverà da solo”.

 

A questo si aggiunge il fatto che l’esperto è portato a usare un linguaggio specialistico, senz’altro più preciso, da addetti ai lavori, ma non sempre di facile comprensione per chi addetto ai lavori non è.

 

A prendere consapevolezza della difficoltà di dare bene le istruzioni (siano esse teoriche o pratiche) ci aiuta un aneddoto narrato da Elyahu M. Goldratt [1]:

“vivo in un sobborgo di Tel Aviv. I vicini avevano un albero di mele. Quando le mele cominciavano a formarsi, un insetto depositava le uova e i vermi mangiavano la mela. Per ovviare decisero di mettere ogni mela in un sacchetto di carta che, supponevano, avrebbe ovviato al problema. Diedero alla figlia i sacchetti e le dissero “metti le mele nelle buste di carta” e uscirono. Al ritorno tutte le mele erano ben allineate nella loro busta sul prato”.

 

Come Goldratt sottolinea alla fine della storia, se si vuole che le persone si comportino adeguatamente, non basta dire loro “metti le mele nel sacchetto di carta”. Occorre dire anche perché.

 

È questo il punto veramente difficile: il perché contiene molto di più di un solo elemento.

Una parte essenziale del perché è spiegare la ragione perché quell’azione è necessaria. Ma se si pensa all’esempio fatto da Goldratt, spiegare che il sacchetto serviva a impedire all’insetto di deporre le uova non sarebbe bastato.

Quindi quando si vuole che le persone adottino certi comportamenti, occorre spiegare anche il motivo, l’obiettivo dell’azione, che nello specifico della storia era “non trovare il verme nella mela”.

 

Neppure questo però basta. Occorre dire anche perché l’azione soddisferà il bisogno fino a ottenere l’obiettivo desiderato: la busta terrà lontani gli insetti. Ciò impedirà per esempio di usare dei sacchetti bucati.

 

A questo punto possiamo dire che, se il formatore pensa di aver spiegato tutti gli elementi rilevanti e le cose non vanno esattamente come si aspettava, sarebbe opportuno che ripensasse a un caso in cui ha dato istruzioni chiare e meticolose descrivendo le azioni da compiere passo per passo.

 

In quel caso, probabilmente si accorgerà di aver  

  • specificato che cosa avrebbe dovuto essere fatto e come avrebbe dovuto essere fatto.
  • specificato le azioni.
  • scritto l’obiettivo e forse la necessità dell’intera procedura.
  • raggiunto un adeguato livello di dettaglio nella definizione che conduce ad adottare un determinato comportamento. Senza un perché infatti i discenti probabilmente si perdono, ma se il livello di dettaglio è eccessivo non si prendono carico della situazione. Ritengono che il problema non competa loro. Solo se i perché che stanno alla base di un certo modo di operare sono correttamente definiti, il discente si sente coinvolto, responsabilizzato e scatta il meccanismo di empowerment.

 

Riproporre questo modo di procedere risulta utile sia al formatore che ai discenti perchè:

  1. nello sforzo di condividere la procedura (il che significa aver precedentemente individuato i perché) essa potrà essere modificata significativamente e potranno essere scoperti eventuali errori o inefficienze
  2. Usare procedure che definiscono tutti i perché riduce il tempo richiesto per la formazione sul lavoro

 

Ma soprattutto perchè quando si discute con i discenti essi percepiscono la loro funzione essenziale a da passivi (e a volte miopi) esecutori diventano soggetti attivi. E quindi la formazione ha raggiunto il suo obiettivo essenziale.

 

Renata Borgato

 


[1] Esperto di management



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'


Pubblica un commento

Ad oggi, nessun commento è ancora stato inserito.

Pubblica un commento

Banca Dati di PuntoSicuro

Banca dati, normativa sulla sicurezza

Altri articoli sullo stesso argomento:

FAQ Accordo Stato Regioni 2025: formazione su attrezzature di lavoro

Interpello: formazione alla sicurezza e requisiti dei docenti formatori

Accordo Stato - Regioni: il periodo transitorio è ormai giunto al termine

Formazione sicurezza lavoro: le indicazioni delle FAQ sull’ASR 2025


Forum di PuntoSicuro Entra

FORUM di PuntoSicuro

Quesiti o discussioni? Proponili nel FORUM!

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Notizie FLASH

19MAG

Industria 5.0: Rimettere le persone al centro dell'industria

14MAG

Sicurezza nell’artigianato e nelle piccole imprese

12MAG

L'ECHA svolgerà un ruolo chiave nella protezione delle acque europee dall'inquinamento chimico

Consulta gli ultimi documenti della Banca Dati

Banca dati, normativa sulla sicurezza
21/05/2026: Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro - Climate-driven trends influencing future occupational safety and health – 2026
19/05/2026: Corte di Cassazione Penale - Sez. IV – Sentenza n. 18085 del 29 aprile 2015 - Rischi interferenti: omesso coordinamento tra interventi di protezione e prevenzione. La figura del preposto.
18/05/2026: Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali - Decreto ministeriale n. 20 del 12 febbraio 2026 - Piano integrato per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Anno 2026
18/05/2026: Corte di Cassazione Penale - Sez. IV – Sentenza n. 4599 del 30 gennaio 2015 - Infortunio mortale durante le operazioni di manutenzione e calibratura dei cilindri
ACCEDIABBONATI ORA

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Articoli per categorie


MOVIMENTAZIONE CARICHI

Movimentazione manuale dei carichi durante l'attività lavorativa


RISCHIO ELETTRICO

Linee elettriche aeree: infortuni gravi e prevenzione sul lavoro


LUOGHI DI LAVORO

Gestire la tutela dei lavoratori nei siti contaminati di interesse nazionale


MANUTENZIONI E VERIFICHE PERIODICHE

Sicurezza e manutenzione: entra in vigore la UNI EN 17975:2025


TUTTE LE CATEGORIE

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

PuntoSicuro Media Partner

PuntoSicuro Media Partner Healthy Workplaces

REDAZIONE DI PUNTOSICURO

  • Direttore: Luigi Meroni

  • Redazione: Federica Gozzini e Tiziano Menduto

CONTATTI

  • redazione@puntosicuro.it

  • (+39) 030.5531825

CHI SIAMO

  • Cos'è PuntoSicuro
  • Newsletter
  • FAQ Newsletter
  • Forum
  • Video PuntoSicuro
  • Fai pubblicità su PuntoSicuro

PUNTOSICURO È UN SERVIZIO

Logo Mega Italia Media

SEGUICI SUI SOCIAL

FacebookTwitterLinkedInInstagramYouTubeFeed RSS

PuntoSicuro è la testata giornalistica di Mega Italia Media. Registrazione presso il Tribunale di Brescia, n. 56/2000 del 14.11.2000 - Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n. 16562. ISSN 2612-2804. È sito segnalato dal servizio di documentazione INAIL come fonte di informazioni di particolare interesse/attualità, è media partner della Agenzia Europea per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro EU-OSHA per le campagne di sensibilizzazione su salute e sicurezza.
I contenuti presenti sul sito PuntoSicuro non possono essere utilizzati al fine di addestrare sistemi di intelligenza artificiale.
I contenuti degli articoli possono contenere pareri personali degli autori. Non si risponde per interpretazioni che dovessero risultare inesatte o erronee.
I documenti della Banca dati di PuntoSicuro non possono essere considerati testi ufficiali: una norma con valore di legge può essere ricavata solo da fonti ufficiali (es. Gazzetta Ufficiale). Per informazioni su copyright e modalità di consultazione: Condizioni di abbonamento.
I prodotti e i servizi pubblicitari sono commercializzati da Punto Sicuro con queste Condizioni di vendita.

Mega Italia Media S.p.A. | Via Roncadelle, 70A - 25030 Castel Mella (BS) - Italia
Tel. (+39) 030.2650661 | E-Mail: info@megaitaliamedia.it | PEC: megaitaliamedia@legalmail.it
C.F./P.Iva 03556360174 | Numero REA BS-418630 | Capitale Sociale € 500.000 | Codice destinatario SUBM70N | Codice PEPPOL 0211:IT03556360174

Privacy Policy | Cookie Policy | Dichiarazione di accessibilità