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Tumore dei seni nasali e paranasali: esposizioni e attivita’ a rischio

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Industria chimica, farmaceutica

08/03/2010

I fattori di rischio occupazionale per i tumori naso-sinusali: i dati, le indicazioni di rischio relativo per polveri di legno, polveri di cuoio, cromo, solventi organici, fumi di saldatura...

Tumore dei seni nasali e paranasali: esposizioni e attivita’ a rischio

I fattori di rischio occupazionale per i tumori naso-sinusali: i dati, le indicazioni di rischio relativo per polveri di legno, polveri di cuoio, cromo, solventi organici, fumi di saldatura...

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Come già ricordato da PuntoSicuro il tumore dei seni nasali e paranasali (TuNS) è una patologia che colpisce in Italia con un’incidenza pari ad un caso ogni 100.000 residenti e  il rischio di ammalarsi può aumentare notevolmente in alcuni specifici settori lavorativi.

Di questo tema si è parlato a Roma il 21 gennaio 2010, nel workshop su “Neoplasie naso-sinusali. Epidemiologia, eziologia, sorveglianza”, organizzato dal Dipartimento di Medicina del Lavoro dell'Ispesl.
Di questo workshop PuntoSicuro ha già presentato gli atti, ma pensiamo di far cosa gradita ai nostri lettori soffermandoci su un intervento, a cura di Angelo d’Errico, che ci permette di conoscere meglio i settori lavorativi più a rischio: “Fattori di rischio occupazionale per i TuNS: i risultati degli studi analitici”.



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L’intervento inizia riportando alcuni dati relativi ai carcinomi naso-sinusali ricordando che l’incidenza (casi per 100.000/anno) è superiore nei maschi (0,4-2,9) che nelle femmine (0,2-0,8), che il periodo di latenza può andare dai 20 ai 40 anni e che i principali tipi istologici sono carcinoma squamoso (SCC) e adenocarcinoma (AD), le cui “proporzioni mostrano variabilità per area geografica”.
Il documento - ricco di tabelle e dati che vi invitiamo a visionare – riporta i principali sospetti agenti causali dei tumori naso-sinusali e dedica ad alcuni di questi un breve approfondimento.

Polveri di legno
Il documento a questo proposito riporta diversi dati relativi a studi sulla polvere di legno (la IARC la classifica come agente cancerogeno certo per l'uomo), ne riportiamo alcuni:
- “negli anni '60 si hanno osservazioni cliniche nell'area High Wycombe (Oxford) di una elevata frequenza di adenocarcinomi naso-sinusali tra gli addetti alla produzione di mobili”;
- un altro studio del 1972 mostra nel Regno Unito un elevato rischio di adenocarcinoma “tra gli addetti alla produzione di mobili”, “ma anche tra le altre mansioni potenzialmente esposte a polvere di legno”;
- diversi studi confermano in altri paesi l'eccesso di adenocarcinomi tra gli esposti a polveri di legno in altri paesi, “anche se prevalentemente con rischi relativi inferiori”;
- “nella maggior parte degli studi il rischio aumentava all'aumentare della durata di esposizione e della probabilità di esposizione ad alte concentrazioni di polvere di legno”.
Uno studio del 1995 quantifica il rischio relativo (RR: misura di associazione  fra l’esposizione ad un particolare fattore di rischio  e l’insorgenza di una definita malattia) di adenocarcinoma su 12 studi caso-controllo in 7 paesi con riferimento (i dati che riportiamo riguardano la popolazione lavorativa maschile)  a  produzione mobili (41.1),  segherie  (14.9), carpenteria in legno  (19.3), silvicoltura (0.25), …

Polveri di cuoio
L’autore ricorda che:
- sono stati rilevati nel 1970 elevati eccessi di adenocarcinoma fra i lavoratori del Northamptonshire “impiegati nella produzione di calzature (con RR = 35), con rischi maggiori per quelli che lavoravano nelle aree più polverose”;
- altri studi “hanno confermato elevati eccessi di AD, con rischi più elevati tra gli esposti a maggiori concentrazioni”;
- un’analisi combinata di alcuni studi europei “ha stimato per l'adenocarcinoma un RR=3,0” e per il carcinoma squamoso un RR=1,5.
Nell’intervento sono stati esposti anche alcuni recenti dati di una ricerca dell’autore in rapporto al rischio di adenocarcinoma, carcinoma squamoso e altri tipo istologici.

Cromo VI e composti
“I primi studi che legano l'esposizione a cromo ed un eccesso di tumori naso-sinusali sono due studi di coorte su addetti alla produzione di cromati”, tuttavia elevati rischi di tumori naso-sinusali sono stati “osservati anche in studi di coorte su lavoratori esposti a cromo in altre lavorazioni” (uno studio di coorte studia un gruppo che sperimenta un dato evento, in un periodo di tempo selezionato e lo studia ad intervalli di tempo, ndr);
In particolare negli studi caso-controllo gli “eccessi erano associati principalmente con l'utilizzo di prodotti contenenti cromo VI nelle costruzioni ed in verniciatura, piuttosto che alla produzione di cromati”.

Solventi organici
Solo 2 studi riportano eccessi di tumori per esposizione a solventi organici: sono stati descritti casi in esposti a lacche, vernici e colle.
È stato rilevato un significativo eccesso di rischio per AD e altre istologie (non SCC) “anche per esposizione solo a bassa intensità” e una “significativa relazione dose-risposta, controllando per esposizione a legno, con incremento del rischio di circa il 50% ogni 5 anni di esposizione”.

Fumi di saldatura
Due studi riportano eccessi di rischio per esposizione a fumi di saldatura e uno studio ha osservato “eccessi tra gli addetti alla produzione di contenitori metallici”.
Anche in questo caso si è osservato un “significativo eccesso per SCC” presente “anche per esposizione solo a bassa intensità” e una “significativa relazione dose-risposta con incremento del rischio di circa il 50% ogni 5 anni di esposizione”.

L’autore - nell’intervento parla anche di nickel, arsenico, formaldeide, asbesto, polveri tessili, … - conclude riportando i risultati controversi relativi ad alcune sostanze (farina, polveri di carbone, tannini, olii minerali, …) e ricordando che:

- “l’esposizione a legno e cuoio è sicuramente associata all’occorrenza di AD, sulla base degli alti rischi relativi e delle significative relazioni dose-risposta osservate;
- le differenze nelle stime di rischio osservate per gli AD tra uomini e donne sono attribuibili verosimilmente a differenze per genere nell’intensità di esposizione a polvere di legno (maggiore negli uomini) e cuoio (maggiore nelle donne), piuttosto che a differenze biologiche tra i due sessi;
- il riscontro di significativi eccessi di AD anche per esposizione a bassa intensità a polveri di legno e cuoio pone la domanda se gli attuali limiti di esposizione” - 5 mg/mc (milligrammi per metro cubo) per la polvere di legno e 10 mg/mc per quella di cuoio – “siano sufficienti a proteggere i lavoratori”;
- “l’associazione tra polvere di cuoio e AD non pare spiegabile dal confondimento da cromo , usato nella concia delle pelli, dato che questo non sembrerebbe incrementare il rischio di AD, ma piuttosto di altri tipi istologici” (il confondimento è la “confusione” tra due variabili supposte causali, tanto che l’effetto attribuito a una delle due è nei fatti dovuto all’effetto dell’altra, ndr);
- “AD e tipi di legno: alle latifoglie è associato un rischio molto elevato, ma anche le conifere sembrano presentare un modesto eccesso di rischio;
- SCC e tipi di legno: l’associazione con latifoglie appare probabile, ma non quella con conifere;
- SCC e cuoio: possibile associazione, ma con RR molto inferiori a quelli di AD”.


Workshop su “Neoplasie naso-sinusali. Epidemiologia, eziologia, sorveglianza”: “Fattori di rischio occupazionale per i TuNS: I risultati degli studi analitici”, Dott. Angelo d’Errico - Regione Piemonte, Dipartimento di Epidemiologia, ASL 3 Grugliasco (Torino) - (formato PDF, 249 kB).


Tiziano Menduto
 



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