Infortunio su ponteggio

Telaio di testata che cede

Categoria: Ponteggi e opere provvisionali. Aperta il 03/06/2020 da Andrea Troiani. Messaggi postati: 3.

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AutoreMessaggio
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Andrea Troiani (Andrea67)
L'eccessivo senso di sicurezza rende vulnerabili

Voto medio utente:
n.d. 
Ciao a tutti,
anno di merda questo 2020, prima il coronavirus, poi la penuria di lavoro, ora un infortunio in cantiere (il primo a cui assisto da quando oltre 10 anni fa ho iniziato ad installare impianti fotovoltaici).
Cosa è accaduto.
Stavo realizzando un impianto fotovoltaico per conto terzi.
Per questo impianto, come per altri lavori analoghi, mi stavo avvalendo di un artigiano come me, con specializzazione nella realizzazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, abituato ai lavori in quota.
Ci conosciamo da tanti anni e ogni tanto collaboriamo (lui chiama me o io chiamo lui), è un amico ed è esperto in questa tipologia di lavori. Ma l'esperienza purtroppo non è bastata.
Stavamo operando in una situazione di apparente sicurezza, la falda su cui posizionavamo i moduli era ampissima e l'edifico era circondato per tutto il suo perimetro da un ponteggio. A fine giornata, mentre stavamo trasportando gli attrezzi dal primo livello (2 m di altezza) a terra, il mio collega si è appoggiato alla balaustra laterale (il telaio di testata con fermapiedi) che improvvisamente ha ceduto staccandosi proprio dal ponteggio: il risultato è stata una brutta caduta, anche se da altezza limitata.
Ha riportato diverse fratture, non posso neanche andarlo a trovare per le restrizioni a causa del coronavirus.
Non posso fare assolutamente nulla in questa fase, se non stare in ansia per lui.
Vorrei però capire bene se abbiamo commesso degli errori, se potevamo evitare con qualche accorgimento quanto accaduto per evitare situazioni del genere in futuro (anche se quanto è successo potrebbe portarmi a interrompere l’attività e a guadagnarmi da vivere in modo diverso, meno logorante fisicamente e con un livello di responsabilità - tecniche ma anche inerenti l’incolumità mia e delle persone che con me occasionalmente lavorano – inferiore.
Sono sempre stato un po' paranoico quando lavoro, nessun mio collaboratore si è mai fatto un graffio e anche se non ho una grande dimestichezza nelle carte (lo riconosco, è un mio limite), tutto ciò che serve per mettere al riparo i miei occasionali collabori non manco mai di farlo. Fisso sempre una linea vita provvisoria e costringo tutti ad imbragarsi, anche quelli che credono di essere gatti.
I lavori più esposti sono sempre io ad eseguirli, non li ho mai delegati a nessuno, ho sempre preferito provvedere in prima persona, confidando sulla mia prudenza, per alcuni anche esagerata.
Il ponteggio era in apparenza molto stabile, arrugginito come lo sono la maggior parte dei ponteggi. il telaio di testata (o parapetto di testa) aveva le staffe ad "U" che lo tenevano ancorato al telaio molto aperte su un lato, deformate in modo da assomigliare più ad una V che ad una U. Ed io credo che si sia appoggiato di peso su quel telaio perché è caduto insieme a lui. Ovviamente di questa cosa me ne sono accorto solo dopo l’infortunio.
Credo che le principali responsabilità siano di chi ha realizzato il ponteggio e/o del professionista preposto alla certificazione.
E magari anche mie che insieme al mio collega avremmo dovuto verificarlo. Ma per quello che a noi serviva (salire e scendere dal tetto) sembrava idoneo.
Il capo cantiere mi ha contestato che avevamo lavorato troppo ed eravamo troppo stanchi. E questo può aver indotto il mio collega ad appoggiarsi per rialzarsi.
E’ effettivamente probabile che stesse raccogliendo un attrezzo da terra e nel rialzarsi si sia appoggiato al parapetto di testa. Quindi non è escluso che la stanchezza abbia avuto un ruolo. Ma dopo una giornata di cantiere chi non è stanco? Un ponteggio non dovrebbe garantire il “contenimento” anche in presenza di stanchezza del lavoratore? Stanchezza che può dipendere non solo dal lavoro ma anche dalle condizioni fisiche del lavoratore, che possono ad esempio dipendere da una nottata passata insonne.
Voglio dire che se non ci fosse stato quel parapetto di testa nessuno sarebbe caduto. Sai che c’è pericolo, che rischi di cadere nel vuoto perché quel lato del ponteggio è sprovvisto di parapetto? Bene, te ne tieni alla larga. O al limite ti imbraghi. Non dico che sia auspicabile l’assenza di un parapetto, ci mancherebbe altro. Ma credo che sia proprio la sua presenza che ti rassicura, come può rassicurarti una ringhiera di una scala. Pensi di potertici appoggiare con tranquillità. Che senso ha mettere dei parapetti che cedono? E’ come imbragarsi ad una linea vita fissata male e cedevole.
Insomma, io non voglio declinare eventuali mie responsabilità ma non capisco come si possa attribuire la colpa di quanto accaduto alla nostra stanchezza.
Sbaglio? Che ne pensate?

Grazie e chiunque voglia offrirmi il suo punto di vista.
Scusate per la lunghezza del post ma è una situazione dove alle inevitabili questioni legali si intrecceranno anche problemi di natura emotiva. Credo che continuerò a sentirmi in colpa anche potendo dimostrare di non averne alcuna.

Postato il 03/06/2020 alle 14:10

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Massimo Tedone (Astrolabio)
Interpretare e applicare

Voto medio utente:
2,5 
Mah, per parlare di stanchezza si deve conoscere perfettamente il carico di lavoro cui siete stati soggetti, ma essendo un lavoro abituale che i debba parlare solo ed esclusivamente di eccessiva "sicurezza".
Quello che voglio dire con questo è che essendo direi arrivati a fine giornata e quasi a terra, è emersa, nel subconscio, la confidenza e la certezza di essere arrivati e nulla poteva più accadere ...... purtroppo però il diavolo è sempre nascosto e si è tramutato in un parapetto fatto certamente con un'asse di legno che nessuno ha controllato fosse integro.
Non voglio fare lo scarica-barile ma purtroppo se l'asse non si fosse rotta non sarebbe accaduto nulla e voi avreste poggiato i piedi a terra in tranquillità

Postato il 04/06/2020 alle 00:14

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Emanuele Rizzato (Quadrato)
So di non sapere Socrate

Voto medio utente:
4,0 
mi dispiace per l'accaduto, e spero che il tuo collega possa guarire e riprendersi al più presto però la normativa parla chiaro e cerco di riassumerla, basandomi sul tuo racconto.
Chi installa il ponteggio deve essere formato ed addestrato, deve inoltre redigere un PIMUS, ovvero un piano di uso e montaggio del ponteggio.
sia nel TU 81/08 che nei vari PIMUS sono indicate le verifiche per l'installazione del ponteggio.
10. Indicazioni delle verifiche da effettuare sul ponteggio prima del montaggio e durante l'uso (vedasi ad es. allegato XIX).
(riporto parte dell'allegato XIX)
Controllo stato di conservazione della
protezione contro la corrosione

Se il controllo degli spessori è negativo
(tenuto conto delle tolleranze previste
dal fabbricante del ponteggio), scartare
l’elemento


Controllo stato di conservazione
collegamenti ai montanti

Se il controllo è negativo occorre scartare
l’elemento, o ripristinare la funzionalità
dell’elemento in conformità alle modalità
previste dal fabbricante del ponteggio

nel tuo caso sostieni che il ponteggio fosse ariugginito e che l boccola del cancelletto ad U fosse a V, (e aggiungo priva del fermo di sicurezza in modo che la U diventi una D)

aggiungo che un parapetto NORMALE, ha corrente superiore corrente intermedio e tavola ferma piede, deve essere alto un metro e DEVE SOSTENERE UNA FORZA ORIZZONTALE DI 100 KG NELLA MEZZERIA. La classificazione dei parapetti secondo la UNI EN 13374:2013.
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detta in soldoni, Un parapetto ha proprio la funzione di arrestare la caduta dall'impalcato, se appoggiandomi posso caricarlo di 20 kg, non deve aprirsi come un cancello pedonale.

quindi visto che l'infortunio avrò una prognosi di più di 40 giorni come credo, potrebbe essere aperta una istanza di giudizio a tuo carico in qualità di appaltatore, e poi si valuterà anche il committente e l'installatore del ponteggio. ma qui uscimao dalle mie competenze da tecnico ed entriamo in quelle dei giuristi.

Postato il 18/06/2020 alle 17:00


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