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Silice cristallina e lavoro in cantiere: criteri operativi per la prevenzione
Roma, 30 Ott – Nelle attività che si svolgono nei cantieri, la semplice presenza di quarzo in rocce, terreni o manufatti non comporta automaticamente un’esposizione professionale a silice cristallina respirabile. Il rischio effettivo si concretizza quando il materiale “viene sottoposto a una lavorazione capace di produrre particelle fini, disperderle nell’aria e renderle disponibili per l’inalazione”. E la valutazione dei rischi deve, quindi, “collegare la natura dei materiali al processo, alle condizioni operative e alla presenza effettiva dei lavoratori”.
Infatti in un ambito lavorativo come i cantieri, dove alle terre e alle rocce si affiancano materiali artificiali come calcestruzzi, malte, laterizi, intonaci, piastrelle, massetti, prefabbricati e materiali di riporto, le “sorgenti potenziali variano insieme alle lavorazioni: perforazione, taglio, demolizione, costruzione, finitura, movimentazione e pulizia”. Inoltre, una stessa lavorazione può anche determinare livelli di esposizione alla silice cristallina “molto diversi in funzione delle attrezzature, dell’umidità del materiale, dei sistemi di abbattimento, della ventilazione e dell’organizzazione delle aree”.
A sottolinearlo, soffermandosi sui rischi effettivi per i lavoratori, è un nuovo documento della collana editoriale “focus tecnici salute e sicurezza sul lavoro”, prodotto dalla Consulenza tecnica salute e sicurezza (CTSS) dell’ Inail e a cura di Bianca Maria Antonelli, Enrico Marchesi ed Eleonora Mastrominico.
Il focus – dal titolo “Silice cristallina respirabile nei cantieri. Dal materiale alla prevenzione dell’esposizione” - propone una “sequenza operativa per leggere lo scenario prima, durante e dopo la lavorazione. L’obiettivo non è sostituire la valutazione dell’esposizione o le procedure di misura, ma offrire alle figure della prevenzione e ai tecnici di cantiere un quadro comune per riconoscere le condizioni meritevoli di approfondimento, pianificare le verifiche in fase di progettazione e controllare l’efficacia delle misure adottate in fase di esecuzione”.
Presentiamo il nuovo focus tecnico soffermandoci in particolare sui seguenti argomenti:
- Silice cristallina respirabile nei cantieri: conoscere materiali e lavorazioni
- Silice cristallina respirabile nei cantieri: sequenza da ricostruire
- Silice cristallina respirabile nei cantieri: campionamento e prevenzione
Silice cristallina respirabile nei cantieri: conoscere materiali e lavorazioni
Il documento ricorda che il contenuto di quarzo nei materiali e la concentrazione di silice cristallina respirabile nell’aria sono grandezze diverse. Come già indicato, un “materiale ricco in quarzo, mantenuto integro, non determina di per sé un’esposizione professionale a silice cristallina respirabile”. Mentre una lavorazione ad alta energia “può generare quantità rilevanti di particelle fini anche a partire da materiali con contenuti non particolarmente elevati di silice cristallina”.
Si segnala anche che il fronte di scavo, le terre e le rocce “possono presentare contenuti e distribuzioni variabili di quarzo”. La silice cristallina può essere presente “negli aggregati, nelle sabbie, nelle cariche o nelle materie prime”. Inoltre, “anche materiali di riporto e livelli antropici richiedono attenzione”. E durante l’avanzamento dei lavori, possono “alternarsi roccia, terreno, materiali demoliti e manufatti, modificando lo scenario rispetto alle previsioni iniziali”.
La conoscenza preventiva dei materiali deve, pertanto, “essere aggiornata con le evidenze di campo. Il riconoscimento delle litologie, delle variazioni mineralogiche e tessiturali e dei materiali artificiali costituisce un primo livello di lettura dello scenario; l’analisi del processo individua poi le modalità attraverso le quali quella sorgente può trasformarsi in aerosol respirabile”.
Riguardo poi alle lavorazioni che trasformano la sorgente in aerosol si indica che “perforazione e carotaggio, taglio e segagione, scavo e abbattimento, frantumazione, macinazione, vagliatura, demolizione, miscelazione di prodotti in polvere, finitura e levigatura sono tra le attività da esaminare”. Devono poi essere considerate anche “la movimentazione di materiali polverulenti, la pulizia a secco, il transito dei mezzi e la risospensione delle polveri depositate”. Senza dimenticare che la produzione e la dispersione dipendono anche da vari fattori (caratteristiche tecnologiche delle attrezzature, stato di umidità del materiale, portata e dall’orientamento dei sistemi a umido, aspirazione localizzata, ventilazione, segregazione delle aree, modalità di pulizia, contemporaneità di altre lavorazioni, …).
Silice cristallina respirabile nei cantieri: sequenza da ricostruire
Questa la sequenza da ricostruire secondo il documento Inail:
- Materiale: Quali materiali e quali fasi mineralogiche della silice cristallina sono presenti?
- Lavorazione: Come il materiale viene disturbato e con quale energia?
- Polvere respirabile: La lavorazione genera particelle fini e le disperde?
- Esposizione: Chi è presente, dove e per quanto tempo?
- Prevenzione: Le misure hanno efficacia sulla sorgente e sul processo?
Se la composizione mineralogica individua una sorgente di pericolo, il rischio di esposizione dipende “dalle modalità di lavorazione del materiale, dalla frazione respirabile dell’aerosol generato e disperso nonché dalle condizioni effettive di lavoro e di transito dei lavoratori”.
Riprendiamo dal documento Inail una tabella con tre scenari operativi:

Silice cristallina respirabile nei cantieri: campionamento e prevenzione
Il focus tecnico segnala poi che quando gli elementi preliminari non consentono di escludere l’ esposizione alla silice, “è necessario procedere al campionamento in sito, che deve essere di tipo personale”. Nel campionamento personale, si indica che “l’aria viene prelevata nella zona respiratoria mediante una pompa collegata a un selettore granulometrico e a un filtro. La silice cristallina presente nella frazione respirabile raccolta sul filtro viene successivamente quantificata mediante specifiche tecniche di laboratorio”. E la rappresentatività “dipende dalla corrispondenza tra il prelievo e le attività effettivamente svolte: materiali lavorati, condizioni ambientali, sistemi di controllo in funzione, tempi di permanenza e fasi operative”.
La misurazione, tuttavia, non rappresenta il punto di arrivo, ma “uno strumento per verificare l’efficacia delle misure adottate e individuare le condizioni da correggere”.
Si ricorda che la prevenzione “deve agire prioritariamente sulla sorgente e sul processo: scelta di tecniche meno polverigene quando praticabile, lavorazioni in sistemi chiusi, utensili con aspirazione integrata, abbattimento a umido correttamente progettato, aspirazione localizzata e ventilazione adeguata”.
Inoltre alle misure tecniche “devono accompagnarsi interventi organizzativi coerenti: limitazione degli accessi, separazione spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti, pulizia con sistemi che evitino la risospensione, manutenzione delle attrezzature e organizzazione dei tempi per ridurre il numero delle persone esposte”. E gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie “mantengono un ruolo importante quando il controllo non può essere assicurato con le altre misure, ma non sostituiscono gli interventi diretti sulla sorgente e sul processo”.
Nel Focus tecnico si è visto come la lettura integrata dei materiali e del processo consenta di “anticipare le criticità, individuare le fasi rappresentative, orientare i campionamenti e verificare l’efficacia delle misure tecniche e organizzative”. E, in definitiva, “il criterio operativo può essere sintetizzato in cinque domande: che cosa viene lavorato, come viene lavorato, quale polvere può essere generata, chi può inalarla e come viene controllata”.
Questa sequenza, se seguita, permette di evitare:
- “l’automatismo tra presenza di quarzo ed esposizione professionale a silice cristallina respirabile”;
- “la sottovalutazione delle condizioni nelle quali la polvere respirabile viene effettivamente prodotta e dispersa”.
Rimandiamo, in definitiva, alla lettura integrale del documento che riporta molte altre informazioni, ad esempio sui profili espositivi, e anche un esempio di checklist essenziale per il sopralluogo.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza, “ Silice cristallina respirabile nei cantieri. Dal materiale alla prevenzione dell’esposizione”, Focus tecnico salute e sicurezza sul lavoro a cura di Bianca Maria Antonelli, Enrico Marchesi ed Eleonora Mastrominico, edizione 2026 (formato PDF, 130 kB).
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