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Imparare dagli errori: gli infortuni che avvengono in assenza di APVR
Brescia, 10 Set – Nel panorama della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, la protezione delle vie respiratorie rappresenta una sfida importante. E gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie (APVR), spesso destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente, sono classificati dal Regolamento (UE) 2016/425 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 sui dispositivi di protezione individuale nella categoria di rischio III. La categoria III comprende “esclusivamente i rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte o danni alla salute irreversibili”, ad esempio con riferimento alla presenza di sostanze e miscele pericolose per la salute, di atmosfere con carenza di ossigeno o di agenti biologici nocivi.
Ma cosa succede quando, laddove necessario, questi dispositivi mancano nei luoghi di lavoro?
Ne parliamo oggi attraverso la rubrica " Imparare dagli errori", con riferimento ad alcuni casi in cui questi dispositivi di protezione sono assenti, segnalando anche alcune delle novità relative alla norma UNI 11719:2025.
I casi presentati nell’articolo sono tratti dalle schede di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
Questi gli argomenti trattati nell’articolo:
- Esempi di infortuni in assenza di apparecchi di protezione delle vie respiratorie
- Apparecchi di protezione delle vie respiratorie: la norma UNI 11719
Esempi di infortuni in assenza di apparecchi di protezione delle vie respiratorie
Il primo caso riguarda un infortunio avvenuto all’interno di un tunnel lungo circa 14 metri, posto sotto un decantatore, di un’azienda, che tratta le acque reflue in uscita dall’impianto di frantumazione del vetro. L’impianto lavora, frantuma e lava il vetro proveniente dalla raccolta di rifiuti urbani. Una volta trattato e ridotto in polvere, il vetro viene ceduto alle vetrerie.
Un lavoratore, responsabile del turno notturno, una notte si reca da solo nel locale pompe del decantatore posto alla fine del tunnel a causa di un blocco della mandata di fanghi al filtropressa. Comincia le consuete manovre volte ad eliminare l'intasamento della pompa di mandata utilizzando l’acqua di insufflaggio e aprendo una flangia cieca posta sulla tubazione per consentire all’eventuale fango presente di defluire.
Probabilmente non riuscendo nell’operazione apre la valvola di tenuta del fango, che impedisce allo stesso di defluire dal decantatore, e nel corso di tali operazioni viene investito da una sostanza venefica, con molta probabilità acido solfidrico, in grado di determinare la sua rapida perdita di coscienza e quindi la conseguente caduta a terra.
A quel punto il fango, continuando a fuoriuscire dalla flangia aperta, incomincia a stratificare in basso fino a intercettare le vie respiratorie del lavoratore che, a terra, rimane soffocato (come da esame autoptico).
Le indagini successive hanno appurato che il lavoratore “non utilizzava alcuna protezione delle vie respiratorie, DPI che non risulta essere stato fornito”. Sul posto “si è provveduto con i VV.F. alla campionatura dell'atmosfera presente all'interno e all'esterno del tunnel verificando l'alta concentrazione di H2S all'interno e di concentrazioni comunque al TLV all'esterno”. Tutti i soccorritori “sono stati trasportati al Pronto Soccorso per accertamenti e per periodi di osservazione variabili”.
I fattori causali rilevati nella scheda:
- “i fanghi continuano ad uscire dalla flangia”;
- “i fanghi contengono sostanze tossiche, forse acido solfidrico”;
- “il lavoratore non indossa l'autorespiratore”;
- “la mandata dei fanghi al filtropressa si blocca”;
- “il tunnel non è ventilato”.
Nel secondo caso un lavoratore deve selezionare le raspe dagli acini di uva da fermentare.
Mentre pulisce l'orlo della bocca di accesso della vasca cade all'interno di essa battendo violentemente sulla base della vasca, procurandosi lo sfondamento del torace.
Le indagini hanno appurato che all'interno della vasca “era già presente del materiale in fermentazione i cui vapori avevano generato nel lavoratore, come dimostrato dall'esame autoptico, uno stato di ipossia associato ad una saturazione ambientale”.
Si indica che l'infortunio si è generato “sia per la mancanza di idonea ventilazione dell'ambiente in cui erano allocate le vasche e sia per il mancato utilizzo di idonei DPI (maschera di protezione delle vie respiratorie e cinture di sicurezza munite di fune di trattenuta ancorate a funi di guardia) necessarie per il rischio specifico”.
I fattori causali:
- “assenza di maschera di protezione delle vie respiratorie”;
- “ricambi d'aria inadeguati”;
- “assenza di cintura di sicurezza per lavori in altezza”;
- l'infortunato “puliva la vasca senza indossare la maschera di protezione”.
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie: la norma UNI 11719
Per offrire alcuni riferimenti utili alla prevenzione, riportiamo indicazioni tratte dall’articolo “ Apparecchi di protezione delle vie respiratorie: la nuova norma UNI 11719” del Geom. Stefano Farina, dedicate alla norma UNI 11719:2025 - Guida alla scelta, all'uso e alla manutenzione degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie, in applicazione alla UNI EN 529:2006.
La norma costituisce uno strumento per definire e attuare un programma di protezione delle vie respiratorie, fornendo criteri di scelta, di uso, di cura, di manutenzione degli APVR, e definendo modalità di formazione, modalità di addestramento all’uso degli APVR.
Rispetto alla precedente edizione del 2018, la norma affronta, dunque, gli aspetti relativi alla formazione, all’addestramento e all’aggiornamento delle persone che utilizzano gli APVR.
In particolare, la norma precisa
- che la formazione prevista dal punto 10 deve essere puntualmente declinata in relazione allo specifico utilizzo degli APVR in dotazione,
- che ai fini della valutazione della decorrenza dell'aggiornamento si deve tenere conto:
- per la formazione teorica, della data di conclusione della formazione già erogata (se essa è ritenuta idonea), oppure della data di conclusione dei corsi integrativi,
- per l'addestramento pratico, della data di conclusione dell'addestramento già erogato (se esso è ritenuto idonea), oppure della data di conclusione delle attività integrative.
Nella norma sono poi definiti i requisiti che deve possedere il Responsabile del programma di protezione delle vie respiratorie.
Il Responsabile del programma di protezione delle vie respiratorie deve conoscere almeno i seguenti argomenti:
- caratteristiche costruttive e funzionali degli APVR in dotazione ai portatori, inclusi gli ambiti e le limitazioni di utilizzo e le istruzioni e informazioni del fabbricante relative al corretto utilizzo e manutenzione,
- rischi contro i quali gli APVR in dotazione ai portatori sono utilizzati; criteri di scelta degli APVR,
- corretto utilizzo dell'APVR da parte dei portatori nell'ambito delle attività lavorative,
- corretto utilizzo dell'APVR da parte degli addetti alla gestione dell'emergenza in caso di intervento a seguito di un evento incidentale, in conformità al piano di emergenza predisposto,
- azioni da adottare da parte del portatore in caso di malfunzionamento dell'APVR durante l'uso (con particolare riferimento agli APVR isolanti), secondo le indicazioni fornite dal fabbricante,
- corretta esecuzione dei controlli previsti prima dell'utilizzo dell'APVR da parte del portatore e dopo l'utilizzo dell'APVR,
- rischi per il portatore, in caso di non utilizzo o di utilizzo non corretto dell'APVR nell'area operativa identificata nella valutazione del rischio,
- metodi per indossare e togliere l'APVR, controllo dell'adattamento (vedere punto 7.4) e prova di adattabilità,
- caratteristiche da prevedere per l'aria compressa respirabile e posizionamento della presa d'aria esterna (se pertinente),
- gestione delle bombole degli APVR isolanti incluse le verifiche e la corretta modalità di immagazzinamento, trasporto e conservazione (se pertinente),
- corretto immagazzinamento, trasporto e conservazione,
- procedure di gestione e segnalazione delle problematiche rilevate inerenti all'utilizzo (per esempio, segnalazioni sui difetti, necessità di manutenzione, ecc.),
- procedura per la gestione di infortuni e di incidenti collegati al dispositivo”.
Concludiamo segnalando che per un approfondimento della norma UNI 11719:2025 i nostri lettori possono leggere, oltre all’articolo già segnalato, anche le seguenti interviste e approfondimenti:
- “ APVR e spazi confinati: le novità normative e la formazione”;
- “ Accordo Stato-Regioni e norma UNI 11719:2025. Possibili problemi in vista?”;
- “ UNI 11719:2025 e formazione all’utilizzo degli APVR. A che punto siamo?”.
Tiziano Menduto
Sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede di Infor.mo. 7473 e 11466 (archivio incidenti 2002/2023).
Scarica le schede e il documento presentati nell’articolo:
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