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Rapporti Regionali Inail 2007: in Lombardia il primato degli infortuni

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Differenze di genere, età, cultura

28/10/2008

Malgrado il trend positivo che indica una diminuzione degli infortuni, nel Rapporto Regionale 2007 si evidenzia che la Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di incidenti. Le categorie più a rischio? Stranieri e precari.

Rapporti Regionali Inail 2007: in Lombardia il primato degli infortuni

Malgrado il trend positivo che indica una diminuzione degli infortuni, nel Rapporto Regionale 2007 si evidenzia che la Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di incidenti. Le categorie più a rischio? Stranieri e precari.

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È la Lombardia la regione italiana con il più alto numero di incidenti sul lavoro con complessivamente 155.450 denunce nel 2007 (il 94,8% nell'industria e nei servizi, il 3% in agricoltura). Nonostante questo primato nell'anno precedente si registrano, comunque, 2.500 casi in meno rispetto al 2006 (meno 1,6%) e addirittura 3.500 rispetto al 2005 (meno 2,2%). In calo anche il numero degli incidenti mortali: passati dai 233 del 2006 ai 211 del 2007 (meno 9%). Se si prendono in considerazione, inoltre, i dati dei primi mesi del 2008 (da gennaio ad agosto) si può osservare un'ulteriore diminuzione delle morti bianche, con 43 casi in meno rispetto allo stesso periodo del 2007. "Il numero di incidenti sul lavoro e di morti bianche è in calo da cinque anni", conferma Francesco Barela, direttore regionale INAIL Lombardia. "Ma non per questo bisogna abbassare la guardia: ci sono buone leggi che vanno applicate e bisogna vigilare sulla loro applicazione". Ma per farlo occorrono forze e strumenti. "L' INAIL Lombardia può contare su 49 ispettori - aggiunge Barela - mentre le imprese attive sul nostro territorio sono quasi 600mila. Difficile lavorare in queste condizioni".
 
Secondo il rapporto in controtendenza rispetto al trend positivo degli infortuni soltanto la situazione degli stranieri e dei lavoratori atipici, che registra invece una tendenza in aumento. "Uno dei fattori che incide su questo incremento è l'eccessiva mobilità di questi addetti all'interno dei cicli lavorativi - commenta Francesco Barela - Spostandosi frequentemente hanno una formazione limitata mentre le specificità richieste sono diverse". Per quanto riguarda i lavoratori stranieri impegnati nel settore agricolo, si è passati  dai 668 casi del 2005 ai 595 del 2006 ai 624 del 2007. Nel mondo dell'industria e dei servizi invece sono stati registrati 28.837 nel 2007, rispetto ai 25.139 casi del 2005. Oltre il 40% degli infortuni è stato denunciato nella provincia di Milano (8.981 casi), seguono Brescia (5.819) e Bergamo (4.180). A scendere sono invece le morti bianche: da 47 del 2006 a 43 del 2007. Sono i lavoratori marocchini a pagare il tributo più alto, con 4.999 incidenti e 5 morti sul lavoro, seguiti dai romeni (2.795) e dagli albanesi (2.670 incidenti e sei decessi).

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In crescita anche gli infortuni che riguardano i lavoratori parasubordinati (in prevalenza impiegati nei settori dell'attività immobiliare, dei servizi e del commercio): si è passati dai 1.282 casi del 2005 ai 1.528 del 2007. Milano è la provincia in cui questa forma contrattuale è più diffusa e dove si registra il maggior numero di incidenti 618 casi.  Altrettanto diffuso in Lombardia è il lavoro interinale (forma contrattuale ora sostituita dalla "somministrazione di lavoro"), che coinvolge soprattutto operai adibiti a lavori manuali nei settori dell'industria manifatturiera. In crescita il trend infortunistico: da 3.720 casi del 2005 ai 4.651 del 2007. Tre gli "interinali" morti sul lavoro nel 2007, uno in più rispetto al biennio precedente.
 
Il Rapporto Annuale Regionale 2007 - Lombardia (formato PDF, 650 kB).
 
 
Fonte: INAIL.


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: Confente Pier Giorgio immagine like - likes: 0
28/10/2008 (11:27)
L'articolo ed il titolo è fuorviante poichè sogli gli indici infortunistici (per ora lavorata e/o per lavoratore) possono ragionevolmente essere presi per indicare il livello infortunistico.

E' bene ribadire sempre tale concetto altrimenti ci si concentra su situazioni meno pericolose e si lasciano immodificati regioni e/o settori più rischiosi

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