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Eurispes: donne, lavoro e infortuni domestici

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Differenze di genere, età, cultura

16/06/2008

Il 41,1% delle donne intervistate dichiara di aver subito infortuni nell’ambito delle mura di casa. Il primo fattore è la distrazione e disattenzione (60,7%), il secondo la troppa imprudenza o inesperienza.

Eurispes: donne, lavoro e infortuni domestici

Il 41,1% delle donne intervistate dichiara di aver subito infortuni nell’ambito delle mura di casa. Il primo fattore è la distrazione e disattenzione (60,7%), il secondo la troppa imprudenza o inesperienza.

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Donne e lavoro non sono termini che si contraddicono, ma è importante comprendere le difficoltà relative al mondo del lavoro, per esempio riguardo alla maternità e alla cura dei figli.
 
E anche le pareti domestiche non sono sufficientemente sicure (si vedano i dati sugli infortuni domestici nella seconda parte dell’articolo).
 
La comprensione del rapporto che si instaura ai nostri giorni tra la donna e il mondo del lavoro è oggi molto importante sia per comprendere come aumentare il tasso di occupazione femminile, ancora molto distante da quello di altri paesi europei, sia per meglio comprendere le più idonee forme di tutela della sicurezza e della salute.


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Per fare tutto questo – e con uno sguardo viaggio anche nel mondo della sicurezza domestica – l’Eurispes in collaborazione con le Donneuropee Federcasalinghe ha realizzato un’indagine approfondita sui problemi e sulle aspettative delle casalinghe italiane tramite un questionario presentato ad un campione di 1.035 donne.
 
L’immagine che ne esce, lasciandoci suggestionare prima dalle sensazioni che dai dati, è quella di una donna che un po’ lavoratrice, un po’ angelo del focolare, fatica sempre più a mantenere il giusto equilibrio tra lavoro, famiglia e figli.
 
Un “motore della società” – come dichiara il Presidente dell’Eurispes, Prof. Gian Maria Fara – che spesso è penalizzato dal desiderio di maternità e dalla difficoltà di conciliare questa esigenza con il mondo del lavoro.
Un motore che tuttavia sembra essere segnato da profonde contraddizioni.
Da un lato l’Italia è caratterizzata da un livello di scolarizzazione femminile superiore a quello maschile – con una propensione per le discipline umanistiche – dall’altro la donna è ancora scarsamente presente nel mondo del lavoro o nelle posizioni di rilievo, nelle aziende e nella politica. E aumenta sempre più il numero delle donne che si occupano della cura della casa e, insieme, hanno un’attività lavorativa.
 
Veniamo a qualche dato.
La parte di donne che non crede più di potersi realizzare con il ruolo di casalinghe è ormai molto alto e raggiunge il 72,4%.
Più di un terzo delle intervistate, il 35,5%, svolge un lavoro a tempo pieno, oltre alla quotidiana attività di casalinga, “confermando l’importanza che attualmente la donna attribuisce alla dimensione lavorativa”.
 
Questo equilibrio precario rischia di diminuire, almeno a livello psicofisico, se consideriamo, inoltre, che le donne, nella nostra società, sono le principali testimoni dei cambiamento dovuti all’attuale fragile scenario economico internazionale.
Sono le donne ad accorgersi della crescita dei prezzi e delle difficoltà economiche familiari e della perdita del potere d’acquisto delle famiglie.
Per il 51,3% delle donne l’economia familiare nel corso del 2007 e nei primi mesi del 2008 ha “subito un lieve (36,3%) o un netto peggioramento (nel 15% dei casi)”.
 
Riguardo alla maternità la maggior parte delle donne, il 65,7%, ritiene che spesso si rinuncia o si rimanda una maternità proprio per le preoccupazioni legate al lavoro e alla carriera professionale.
Gli interventi che lo Stato potrebbe porre in essere per tutelare le donne in maternità e facilitare il ritorno al lavoro?
L’86,6% delle donne indica l’ampliamento dell’offerta degli asili nido pubblici, l’81,6% una organizzazione di idonee forme di flessibilità dell’orario di lavoro.
E riguardo alla cura dei figli la metà delle intervistate (53%) ritiene che il ruolo dell’uomo ed il ruolo della donna all’interno della famiglia dovrebbero essere intercambiabili.
Rispetto ad altri paesi europei nelle famiglie italiane è presente un netto squilibrio: solamente la metà delle coppie gestiscono insieme la cura dei propri figli.
 
Questa precarietà nel mondo lavorativo si accompagna almeno ad una sicurezza nell’ambito domestico?
Scorrendo i dati sugli incidenti domestici, sembrerebbe di no.
 
Il 41,1% delle donne intervistate dichiara di aver subito infortuni nell’ambito delle mura di casa.
Quali le cause individuate?
Il primo fattore è la distrazione e disattenzione (60,7%), il secondo la troppa imprudenza o inesperienza (13,3%). Tra gli altri fattori indicati gli improvvisi malesseri (6,6%) o il cattivo/errato funzionamento delle apparecchiature di uso quotidiano come gli elettrodomestici (6,4%).
Tra gli infortuni più diffusi le ferite da taglio, per quasi una donna su tre (37,2%), le cadute (24%), le ustioni termiche o chimiche (16,8%) e i danni conseguenti a urti o schiacciamenti (10%).
Minore la percentuale di incidenti dovuti ad avvelenamento/intossicazione (2,3%) o elettrolocuzione (2%).
 
Diversamente dagli infortuni lavorativi, gli infortuni domestici, “malgrado la loro estrema rilevanza, non sono facilmente stimabili in termini statistici ma sono, purtroppo, sempre più rilevanti sia dal punto di vista economico che sanitario”.
Le loro conseguenze “sono infatti traumi di una certa entità (fratture, lussazioni, lesioni organiche) che comportano al soggetto coinvolto danni tali da ingenerare invalidità temporanee o addirittura permanenti”.
 
Malgrado gli sforzi in ambito normativo è ancora “eccessivamente ridotto il numero di casalinghe che, in seguito ad infortunio più o meno grave, hanno accesso alle diverse agevolazioni economiche” previste dalla legge 493/99 sull'assicurazione contro gli infortuni domestici.
Sul fronte della prevenzione dei rischi è ancora necessario fare molto per informare, promuovere e organizzare iniziative di educazione sanitaria riguardo a questi infortuni.
 
La sintesi dell'indagine Donne e lavoro: la conciliazione che non c'è (formato PDF, 138 kB).


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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