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L’analisi degli infortuni che avvengono nell’industria del legno
Roma, 19 Dic – La cosiddetta “industria del legno”, l’insieme delle attività che trasformano il legno, dalla materia prima al prodotto finito, in Italia è una “industria”, un comparto importante e strategico. Un comparto nazionale che è tra i principali produttori ed esportatori europei, con una forte concentrazione produttiva in alcune regioni.
Il problema è che, come ricordato anche nella nostra rubrica “ Imparare dagli errori”, questo comparto può presentare rischi elevati per i lavoratori, ad esempio connessi all’uso delle attrezzature di lavoro, alle cadute dall’alto, all’esposizione a polveri di legno, rumore, vibrazioni e sostanze chimiche.
Proprio per fare un approfondimento del fenomeno infortunistico, in alcuni ambiti di questo comparto, presentiamo oggi una nuova scheda informativa Inail (scheda 26) prodotta dal sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi (INFOR.MO.) che riporta le caratteristiche e le cause degli infortuni afferenti all'Industria del Legno (codice C16 della classificazione Ateco) e registrati nella banca dati del sistema di sorveglianza.

La scheda “Infortuni nell’industria del legno: modalità di accadimento, fattori causali e indicazioni di prevenzione” è a cura di Armando Guglielmi e Mauro Pellicci (Inail, Dimeila), Gianmarco Labombarda (Asl Bari), Rita Amatulli (Asl Taranto) e Simone Loparco Calella (Asl Brindisi).
Nel presentare la nuova scheda informativa, ci soffermiamo sui seguenti argomenti:
- Infor.mo.: l’analisi dei dati nell’industria del legno
- Industria del legno: le caratteristiche degli infortuni
Infor.mo.: l’analisi dei dati nell’industria del legno
La scheda tecnica indica che per l’analisi degli infortuni nel settore del legno sono stati “selezionati 277 infortuni di cui 103 mortali e 174 gravi avvenuti nel settore del Legno”, afferenti al codice C16 della classificazione Ateco ‘Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio’. Mentre non rientrano nella disamina “le attività di fabbricazione mobili (presenti con altro codice nella classificazione Ateco)”.
L’andamento degli infortuni e degli indicatori di frequenza e gravità si basa “sulle informazioni disponibili nella banca dati statistica Inail”.
Nel documento è presente una tabella che riporta “la numerosità delle denunce pervenute all’Istituto per l’ultimo quinquennio di dati disponibile” (2020-2024).
In particolare, si indica che nel periodo in esame “l’ industria del legno registra un incremento di denunce pari a circa il 20% rispetto all’anno 2020, in linea con la variazione registrata per il complessivo comparto manifatturiero. Negli anni risulta abbastanza stabile (3,2%) la quota parte di infortuni totali occorsi nel settore del legno rispetto al comparto, mentre il confronto tra i soli casi mortali rileva, tenuto conto della esigua numerosità di eventi nel settore, una inversione di tendenza negli anni più recenti”.
L’analisi per dimensione aziendale conferma poi una caratteristica dell’industria del legno: “nel 2024 oltre il 41,4% degli infortuni è avvenuto in microimprese (da 1 a 9 dipendenti). Tale quota è peraltro la più alta all’interno di tutti i settori del manifatturiero (il cui valor medio è pari a 17,7%)”.
Veniamo poi all’indice di frequenza infortunistica che nell’industria del legno presenta una rischiosità elevata.
Una immagine nel documento mostra che l’andamento nel tempo dell’indicatore “mostra valori del settore in discesa ma costantemente superiori, per i trienni esaminati, al dato medio del manifatturiero e della gestione Industria e servizi. Per l’ultimo triennio a disposizione 2020 - 2022 nel legno sono stati registrati 21,17 infortuni indennizzati ogni 1.000 addetti rispetto ai 12,00 del manifatturiero e ai 15,93 dell’Industria e servizi”.
Stesso discorso – continua la scheda - per “l’indice di gravità infortunistica: l’ industria del legno è passata da 3,25 giornate perse per addetto nel triennio 2016 - 2018 a 2,90 nel periodo 2020 - 2022 contro rispettivamente 1,38 e 1,19 per il comparto manifatturiero, rappresentando peraltro il settore con l’indicatore di gravità più elevato tra le differenti attività manifatturiere”.
Si indica poi che le due principali modalità di lesioni sono “l’amputazione (27,1%), spesso collegata al contatto degli arti superiori con organi lavoratori in movimento, e la ferita (15,9%)”. Mentre tra le mansioni più coinvolte figurano “operai e artigiani del trattamento del legno (28,5%), operai addetti a macchinari per la produzione in serie di articoli in legno (22,4%) e carpentieri e falegnami impiegati in attività edili (12,3%)”.
Rimandiamo alla scheda che riporta dati anche relativi a vari altri aspetti (rapporto di lavoro, esperienza lavorativa, …)
Industria del legno: le caratteristiche degli infortuni
La scheda si sofferma poi sull’analisi delle dinamiche infortunistiche registrate in Infor.Mo evidenziando alcune caratteristiche delle modalità di accadimento.
Riprendiamo dal documento una tabella con gli incidenti nel settore del Legno in valori percentuali:

L’incidente nettamente più frequente “è il contatto con organi lavoratori in movimento, modalità che descrive quasi la metà dei casi (44,8%). Rispetto alla media del comparto manifatturiero, dove questa voce descrive il 29,9% degli infortuni, nel legno si ha un maggior peso anche di cadute di lavoratore dall’alto (19,9% vs 15,8%) e di proiezione solidi (6,9% vs 5,8%)”.
Si indica poi che negli infortuni dovuti a contatto con organi lavoratori in movimento, “le attrezzature più frequentemente coinvolte sono le macchine utensili (59,7%) tipicamente impiegate per la lavorazione del legno ( seghe circolari, levigatrici, troncatrici, ecc.) o altre macchine (19,3%) adottate nei vari processi produttivi. Gran parte dei casi caratterizzati da questo incidente coinvolge due professioni: gli operai addetti a macchinari per la produzione in serie di articoli in legno e gli operai e artigiani del trattamento del legno”.
Inoltre, le cadute dall’alto o in profondità dell’infortunato “avvengono principalmente da attrezzature per il lavoro in quota (30,9%) e da tetti, coperture e altri parti di edifici (25,5%)”. Mentre le mansioni maggiormente coinvolte nelle cadute dall’alto “risultano essere quelle dei carpentieri e falegnami nell’edilizia e degli operai e artigiani del trattamento del legno”.
Suddividendo gli incidenti secondo l’esito emerge che “quasi i 2/3 degli eventi gravi avviene per contatto con organi di macchinari in movimento mentre il 14% è collegato a cadute dall’alto dell’infortunato”. Mentre tra gli infortuni con conseguenze mortali “prevalgono le cadute dall’alto o in profondità dell’infortunato (31%), spesso avvenute durante lavori di installazione di infissi e manutenzione di tetti e coperture anche in lavorazioni associate alle costruzioni edili. Seguono poi le cadute dall’alto di gravi (17%), il contatto con organi di lavoro (15%) e la perdita di controllo di mezzi o veicoli (10%)”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale della scheda che si sofferma anche sui fattori causali, rilevati in fase di indagine e ricostruzione della dinamica, e sulle possibili misure preventive e protettive per il settore.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Infor.mo., Sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, “ Infortuni nell’industria del legno: modalità di accadimento, fattori causali e indicazioni di prevenzione”, scheda n. 26, a cura di Armando Guglielmi e Mauro Pellicci (Inail, Dimeila), Gianmarco Labombarda (Asl Bari), Rita Amatulli (Asl Taranto) e Simone Loparco Calella (Asl Brindisi), edizione 2025 (formato PDF, 342 kB).
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