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: A che punto è il regolamento sulla ePrivacy
Le prospettive di una rapida approvazione di questo regolamento sembrano sempre più ridotte. Ecco il punto della situazione. Di Adalberto Biasiotti
Nell’ultimo scorcio del 2018 i quotidiani di tutta Europa hanno proclamato, con titoli su più colonne, l’ormai imminente entrata in vigore del regolamento sulla ePrivacy, vale a dire il regolamento che tende a mettere sotto controllo i diritti di autore ed altri diritti afferenti a documenti digitali. A suo tempo, chi scrive spese alcune perplessità su questi titoli, che davano il regolamento per già approvato, mentre la realtà è alquanto diversa, come dimostrano recenti notizie.
Ricordo innanzitutto ai lettori che un regolamento, per essere approvato, deve essere dapprima presentato dalla commissione europea all’esame del parlamento europeo e del consiglio. Quando questi due ultimi organi hanno espresso i loro pareri, si provvede alla elaborazione di un testo concordato, secondo uno schema trilaterale. Il fatto perciò che il parlamento europeo avesse approvato la bozza di regolamento non significa affatto che il consiglio sia d’accordo e che anche la commissione europea sia d’accordo sul testo concordato degli ultimi due enti. La situazione sta diventando ancora più complicata, per il semplice fatto che nel frattempo il presidente del consiglio è cambiato ed oggi è un rappresentante della Romania. La Romania può avere punti di vista diversi rispetto a quelli del precedente presidente.
Inoltre, ormai tutti sappiamo che nei prossimi mesi si provvederà alla elezione del nuovo parlamento europeo, con la possibilità che sia pallidino delle modifiche sostanziali nella rappresentanza parlamentare e quindi nella valutazione dei documenti, anche in precedenza approvati.
Non per nulla, nel luglio 2018, il precedente presidente del consiglio, proveniente dall’Austria, aveva affermato che egli non era affatto sicuro che si potesse trovare una posizione comune su questi temi, almeno a breve termine.
Un altro elemento da tenere in considerazione riguarda le lobby che fanno capo ai giganti dell’informazione sul Web, che stanno premendo in tutti i modi sulle autorità legislative per ammorbidire al massimo questo regolamento, che potrebbe avere riflessi economici estremamente pesanti per questi giganti.
Anche se Cosmin Boiangiu, rappresentante permanente della Romania dell’unione europea, ha affermato letteralmente: “la digitalizzazione e lo sviluppo del mercato unico digitale in Europa rappresentano priorità assolute per la presidenza rumene per il futuro dell’Europa”, resta da vedere come gli altri organi coinvolti potranno collaborare in modo costruttivo. Ad esempio, in un incontro del 4 dicembre 2018 la Germania, che indubbiamente ha un peso non indifferente in questi contesti legislativi, ha avanzato molte perplessità. Se queste perplessità nascono da una genuina visione politica del problema, oppure siano influenzate dalle già menzionate lobby, è tutto da vedere.
Adalberto Biasiotti
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