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Relazione Inail 2025: la prevenzione non può fermarsi ai numeri
Puntosicuro pubblica regolarmente idati forniti dall’Inail su infortuni e malattie professionali in Italia. Di recente abbiamo presentato brevemente anche la più ampia e articolata “ Relazione annuale 2025”.
Partendo da questa relazione, accogliamo e pubblichiamo volentieri le riflessioni dei lettori sulla situazione attuale e sulle azioni possibili per tutelare meglio la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Oggi pubblichiamo il contributo di Marco Lupi (“Relazione annuale Inail 2025: i numeri migliorano, ma la prevenzione non può fermarsi ai numeri”). Lupi si occupa da decenni di salute e sicurezza sul lavoro, è stato Responsabile per la Salute e Sicurezza sul Lavoro presso la UIL e dal 2019 collabora con l’Associazione di Promozione Sociale #girolevitespezzate.
Relazione annuale Inail 2025: i numeri migliorano, ma la prevenzione non può fermarsi ai numeri
La Relazione Annuale INAIL 2025 restituisce un quadro sulla salute e sicurezza dei lavoratori, che merita di essere letto con attenzione, senza fermarsi alla prima impressione.
Le denunce di infortunio dei lavoratori sono state circa 519 mila, sostanzialmente stabili rispetto al 2024, mentre quelle con esito mortale sono scese da 1.226 a 1.189. È un dato positivo, certamente. Ma 1.189 morti denunciati in un solo anno continuano a rappresentare un'enorme questione sociale e del lavoro.
C'è anche un altro dato che dovrebbe far riflettere: gli infortuni in itinere sono saliti a oltre 104 mila, il valore più alto del quinquennio e superiore anche al 2019. Significa che una parte importante della prevenzione non può più essere confinata dentro i cancelli dell'impresa. Mobilità, organizzazione del lavoro, turnazioni, tempi di spostamento e conciliazione tra vita e lavoro entrano inevitabilmente nella discussione sulla sicurezza.
Ma il dato ancora più significativo è quello delle malattie professionali. Qui assistiamo a una crescita molto forte delle denunce. E l'INAIL interpreta questo aumento soprattutto come effetto di una maggiore emersione del fenomeno: più consapevolezza dei lavoratori, maggiore attenzione dei medici, attività dei patronati, ampliamento delle patologie riconoscibili e miglioramento dei sistemi di denuncia. È una lettura plausibile, ma dal punto di vista della prevenzione non può essere l'unica lettura. Se emergono più malattie professionali, dobbiamo certamente essere soddisfatti perché significa che più lavoratori riescono a far riconoscere un problema. Ma dobbiamo anche domandarci perché quelle malattie continuano a prodursi. Non basta quindi migliorare la capacità di riconoscere il danno. Occorre intervenire sulle condizioni che lo generano. Ed è qui che torna centrale il concetto di prevenzione.
La Relazione evidenzia importanti investimenti: nel 2025 sono stati stanziati 610 milioni di euro per finanziamenti alle imprese destinati alla prevenzione, ai quali si sono aggiunti 50 milioni per la formazione.
Sono risorse importanti, ma quanto di queste risorse riesce realmente a modificare il lavoro quotidiano delle persone? Perché la prevenzione non coincide con il finanziamento di un investimento, con l'acquisto di un DPI tecnologicamente avanzato, con una procedura, con una formazione registrata o con un documento correttamente compilato. La prevenzione si misura quando cambia concretamente il modo di lavorare.
E proprio sui near miss, sulla formazione, sulla digitalizzazione, sull’ intelligenza artificiale, sui dispositivi intelligenti e sull'utilizzo dei dati, la Relazione mostra una direzione interessante. Ma anche qui occorre evitare un equivoco. La tecnologia può aiutare la prevenzione. Non può sostituire la cultura della prevenzione.
C'è poi un elemento della Relazione che considero particolarmente importante: il richiamo alla collaborazione con le Parti sociali e con gli Organismi paritetici. È un passaggio fondamentale, da noi richiamato più volte. La sicurezza non può essere costruita soltanto attraverso norme emanate dall'alto e controlli effettuati dopo che qualcosa è accaduto. Deve essere costruita anche attraverso la partecipazione di chi il lavoro lo conosce realmente. Per questo il ruolo degli RLS, degli RLST, degli Organismi paritetici e delle rappresentanze dei lavoratori non dovrebbe essere considerato una componente accessoria del sistema prevenzionistico. È parte della prevenzione. E forse è proprio questa la chiave con cui leggere la Relazione INAIL 2025.
I numeri degli infortuni possono diminuire. Le tecnologie possono migliorare. Le risorse possono aumentare. Le banche dati possono diventare più efficienti.
Ma se vogliamo davvero ridurre infortuni e malattie professionali dobbiamo continuare a spostare il baricentro: dalla gestione dell'evento alla prevenzione dell'evento; dall'adempimento al risultato; dalla cultura della colpa alla cultura della prevenzione.
Perché, alla fine, dietro ogni numero della Relazione INAIL c'è una persona. E la sicurezza sul lavoro dovrebbe partire proprio da lì: dalle persone. Perché, come continuiamo a sostenere nel nostro lavoro:
“La prevenzione è fatta di persone.”
Marco Lupi
APS #girolevitespezzate
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