Dal 1999 quotidiano di approfondimento sulla sicurezza sul lavoro per RSPP, RLS, tecnici della prevenzione, esperti 81/08, consulenti e addetti alla sicurezza.
Anno 12 - numero 2326 di mercoledì 03 febbraio 2010
Valutazione del rischio d’esposizione a miscele di sostanze chimiche
Le indicazioni sullo stato dell’arte della valutazione del rischio d’esposizione a miscele di sostanze in rapporto a quanto indicato da diverse agenzie internazionali. La definizione di miscela, i meccanismi d’azione, le criticità rilevate.
google_ad_client
Malgrado molti lavoratori siano esposti ad una grande molteplicità di composti
chimici, spesso negli anni passati gli studi tossicologici si sono occupati
principalmente di studiare le sostanze singole.
Tuttavia la sola conoscenza della tossicità di una sostanza singola, può essere
inadeguata per una corretta valutazione
del rischio per la salute dei lavoratori. Ad esempio è necessario conoscere
i modi in cui i componenti delle miscele interagiscono tra di loro.
---- L'articolo continua dopo la pubblicità ----
Ma quale è lo stato dell’arte delle
ricerche, dei documenti utili alla valutazione
dei rischi derivanti dall'esposizione a miscele di sostanze
chimiche?
Di questo tema si occupa un intervento che si è tenuto al sesto seminario di aggiornamento dei professionisti Contarp
(Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione).
Prima di iniziare una revisione critica dei documenti sulla tossicità delle
miscele pubblicati da alcune delle principali “Agenzie regolatorie
internazionali” – per evidenziare limiti e criticità di tali approcci – vengono
raccolte dall’autore alcune utili definizioni.
Come indicato dall’EPA (Environmental
Protection Agency), una miscela può
essere definita “come qualsiasi combinazione di due o più sostanze
chimiche che, indipendentemente dalla loro origine spaziale o temporale,
possono influenzare il livello
di rischio a cui è soggetta una popolazione”.
In particolare possiamo distinguere tra:
- “miscele semplici: consistono di
un relativamente piccolo numero di componenti (10 o meno) la cui composizione è
qualitativamente e quantitativamente nota (es. un cocktail di pesticidi,
un’associazione di farmaci);
- miscele complesse: comprendono
decine, centinaia o migliaia di agenti chimici la cui composizione non è
completamente nota (es. fumi
di saldatura, inquinanti dell’aria urbana);
- miscele simili: miscele che sono
leggermente differenti, ma che si ritiene che abbiano caratteristiche
paragonabili per destino, trasporto, processi fisiologici e tossicità” (possono
essere costituite dagli “stessi componenti, ma in proporzioni leggermente
differenti, od avere in comune la maggior parte dei componenti, in quasi le
stesse proporzioni, con soltanto alcuni componenti diversi”).
Inoltre sono state rilevate le seguenti principali categorie di meccanismi d’azione delle sostanze chimiche:
- azione congiunta indipendente o additività di risposta (situazione di non
interazione): sostanze che agiscono in modo indipendente ed hanno differenti
meccanismi di azione. La presenza di una sostanza non influenzerà la tossicità
di un’altra: la “tossicità combinata è eguale alla somma delle risposte dei
componenti”;
- simile azione congiunta o additività di dose o di concentrazione (situazione
di non interazione): “si verifica quando ciascun composto
chimico si comporta come una concentrazione o diluizione di ciascun altra
sostanza presente nella miscela e la risposta della combinazione è la risposta
attesa dalla dose equivalente di un composto chimico di riferimento”;
- sinergismo: “l’effetto tossico della miscela è maggiore della somma degli
effetti che si avrebbero considerando le singole sostanze”;
- antagonismo: la tossicità osservata è “minore della somma degli effetti che
si avrebbero considerando le singole sostanze”;
- potenziamento: si verifica quando una sostanza, che non ha un effetto tossico
su un certo organo o sistema, “se aggiunta ad una sostanza
tossica ne aumenta la tossicità”.
Riguardo all’esame critico della letteratura sulla tossicità delle miscele, il
documento – che vi invitiamo a visionare direttamente – in particolare si
occupa della metodologia di valutazione
del rischio delle miscele sviluppata dall’EPA, proposta dall’ATSDR (Agency for Toxic Substances and
Disease Registry) e dall’ACGIH (American
Conference of Governmental Industrial Hygienists).
Tale esame critico evidenzia che:
- “sono disponibili pochi dati tossicologici sulla maggior parte delle miscele
di sostanze
chimiche”;
- “la maggioranza dei dati disponibili valutano soltanto le interazioni binarie
tra sostanze”;
- “ci sono pochi studi relativi all’esposizione cronica a basse concentrazioni
dei componenti delle miscele”.
Il documento si conclude con una breve rassegna di alcuni dei limiti e criticità più rilevanti delle metodologie
di valutazione
del rischio delle miscele esaminate:
- “la necessità, per predire in modo più efficace la tossicità delle miscele,
di più approfonditi studi sui meccanismi di azione a livello molecolare delle
sostanze chimiche”;
- lo
sviluppo di modelli PBPK (modelli matematici che consentono di “predire
l’assorbimento, la
distribuzione, la metabolizzazione e l’escrezione di una sostanza”) specifici
per le miscele complesse, “che possono essere utili per predire gli effetti di
interazioni dose–dipendenti;
- la
mancanza di un sistema di classificazione universalmente accettato dei
modi/meccanismi di azione delle sostanze chimiche”;
- “l’utilizzo
generalizzato, per la valutazione
del rischio delle miscele di sostanze, di modelli di non interazione (di
additività di dose o di risposta) che non tengono conto del possibile
verificarsi di interazioni;
- l’influenza
dei fattori temporali di esposizione agli agenti
chimici sugli effetti tossici provocati dalle sostanze e sulle interazioni
tra agenti chimici;
- la non
considerazione del fatto che sia i meccanismi di azione che di interazione
delle sostanze chimiche sono dose–dipendenti con differenti effetti e/o
interazioni possibili a differenti intervalli di dose”.