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L’intervento “
Il
medico del lavoro e gli infortuni”, a cura di Roberto Agnesi (SPISAL
ULSS 13 -
C.O.R.E.O. Regione Veneto), si sofferma sul fatto che dovrebbe essere
facilmente intuibile il motivo per cui “il medico del lavoro dovrebbe
interessarsi degli
infortuni sul lavoro,
sia nel caso in cui svolga attività di
medico
competente sia nel caso in cui svolga attività di vigilanza”. Dovrebbe
essere facilmente intuibile, ma “non si può dare per scontato che sia chiaro
per tutti, soprattutto ora che si è un po’ persa la ‘memoria storica’ sulle
ragioni per cui è la
sanità (vedi
riforma sanitaria legge 833/78) che ha la competenza sulle attività di
vigilanza e prevenzione nell’ambito degli infortuni sul lavoro a differenza di
quanto avviene in altri paesi”.
La questione potrebbe essere riassunta nella necessità di
attuare una prevenzione “antropocentrica”
e non “tecnocentrica”.
Necessità che procede “parallelamente alla presa di
coscienza che anche la progettazione dei posti di lavoro e delle modalità di
lavoro deve essere effettuata secondo principi ergonomici che pongono l’uomo
che lavora al centro dell’interesse del progettista; tutti noi” – continua
l’autore – “abbiamo nella nostra esperienza professionale ricordi (negativi) di
impianti progettati nel secolo scorso (non è tanto lontano) quando il
progettista aveva ben presenti le necessità della produzione ma non quelle dei
lavoratori”.
Riguardo poi alla situazione italiana, “per quanto a volte
si abbia ragione di dubitarne, non siamo all’anno zero della sicurezza e, fatti
salvi casi molto particolari di totale elusione o evasione delle misure di
sicurezza da parte di alcune aziende,
gli
infortuni sono in buona parte connessi a problemi non sempre completamente
riconducibili alla macchine, sempre più dotate di sicurezze intrinseche, ma
a
fattori
comportamentali, organizzativi, ergonomici e individuali dei lavoratori; in
tutte queste situazioni il medico del lavoro può dare il proprio contributo nel
quadro di un approccio che deve essere necessariamente sempre più
interdisciplinare in funzione della complessità delle situazioni che generano
gli infortuni”.
Infatti anche aggredendo il problema della messa in
sicurezza di macchine ed impianti, resta comunque uno “zoccolo duro” di
infortuni “che è più difficile ridurre proprio perché le ‘cause’ sono molto
complesse ed articolate”.
Ci sono dunque determinanti del fenomeno infortunistico e
situazioni in cui è importante il
ruolo
del medico. Ad esempio in merito a uso o abuso di alcolici, stupefacenti e,
in qualche misura anche del fumo di sigaretta”. E in altri casi “il ruolo del
medico
può essere importante a fianco di altre professionalità, ad esempio in tema di
ergonomia o di psicologia del lavoro nel senso più ampio del termine”.
Ci sono poi situazioni in cui “il
medico
può comunque portare il suo punto di vista antropocentrico anche nelle
questioni tecniche e nella metodologia di analisi e di intervento”. In queste
situazioni “può essere compresa l’
indagine
infortuni svolta per valutare l’eventuale esistenza di reato di lesioni
personali colpose o omicidio colposo, in cui il medico del lavoro, a
prescindere dall’eventuale successivo intervento del medico legale nominato dal
Pubblico Ministero, può aiutare il tecnico della prevenzione a comprendere la
dinamica dell’evento a partire della tipologia dei danni subiti dal lavoratore”.
L’autore ricorda anche il
rischio chimico: “non bisogna dimenticare che, accanto alle
malattie
professionali, ci possono essere situazioni di rischio di infortunio in cui
il medico può portare conoscenze di tossicologia e può aiutare nella valutazione
delle proprietà pericolose degli agenti chimici in relazione alle modalità di
esposizione ai
tossici
(per via aerea, cutanea etc.)”. E soprattutto il medico “può valutare le
caratteristiche individuali dei lavoratori e le modalità di svolgimento del
lavoro (vedi, ad esempio, come varia la ventilazione in funzione dello sforzo
fisico sostenuto in caso di esposizione per via aerea”).
Un altro dei possibili campi di interesse del
medico
del lavoro - “sia perché ha nel proprio bagaglio culturale un po’ di
epidemiologia e statistica, sia perché può ‘tradurre’ le codifiche connesse
alla registrazione degli eventi negli archivi” – è la “
valutazione della priorità di intervento” rispetto all’andamento
epidemiologico del fenomeno infortunistico e delle conseguenze per la salute.
Inoltre “esiste un confine
labile tra alcune tipologie di infortunio e patologie professionali che
sono abitualmente trattate dai medici”.
Riguardo alla
patologia
del rachide connessa alla movimentazione manuale di carichi, nelle
slide
dell’intervento l’autore indica che:
- l'esperienza pratica ci fornisce la consapevolezza che
questa patologia può essere “oggetto di denuncia di infortunio o di
malattia
professionale”;
- poiché le informazioni sulle malattie professionali (MP)
sono "scarse', è possibile “ricavare informazioni sulla presenza del rischio
da
movimentazione
manuale di carichi attraverso lo studio degli infortuni e poi mettere in
atto iniziative di prevenzione”.
Dopo una breve analisi sulle patologie e incidenti relativi
all’apparato locomotore nella Regione
Veneto (per gestione Inail, per comparto, per gruppo ATECO,
…), l’autore conclude che:
- l'accentramento contributivo
“non spiega perché in aziende grandi ci sono molti infortuni che coinvolgono il
rachide e risultano poche (o nessuna !!!) MP”;
- “lo studio degli
infortuni consente di individuare aziende ‘sconosciute’ attraverso le MP”.
Sono dunque ipotizzabili azioni e interventi:
- “di ‘recupero’ dei casi perduti”;
- di
“sensibilizzazione” del medico competente;
L’intervento si conclude ricordando ai medici del lavoro che
i “
flussi informativi INAIL ISPESL
REGIONI e Province Autonome sono uno degli
strumenti,
anche se non il solo, che abbiamo a disposizione da qualche anno per studiare
il fenomeno in modo sistematico e per seguirne l’evoluzione storica”. E il
medico ha “buoni motivi per avvicinarsi a questi
archivi
che hanno anche il pregio di essere uniformi su tutto il territorio nazionale
per portare il suo contributo alla prevenzione assieme alle altre figure
professionali”.
NB: Il documento è precedente all’emanazione del D.Lgs. 106/2009
“Il medico del lavoro e gli infortuni”, a cura di Roberto
Agnesi (SPISAL ULSS 13 - C.O.R.E.O. Regione Veneto), intervento al convegno
nazionale “Prospettive per il miglioramento della tutela della salute dei
lavoratori”:
testo
(formato PDF, 55 kB) e
slide
(formato PDF, 349 kB).
Tiziano Menduto