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Anno 12 - numero 2437 di lunedì 12 luglio 2010
Operatori sanitari: i rischi di esposizione a farmaci cancerogeni Un aggiornamento Ispesl dà indicazioni per la tutela dell’operatore sanitario in relazione al rischio di esposizione ad antiblastici. Il Testo Unico, gli interventi di prevenzione di tipo collettivo e i dispositivi di protezione individuale.
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L’Istituto
Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) pubblica un
aggiornamento di un documento - redatto da un Gruppo di Lavoro nell’ambito del
Dipartimento Igiene del Lavoro del Centro Ricerche ISPESL di Monte Porzio
Catone (Roma) - relativo al rischio di esposizione per la preparazione e
somministrazione di farmaci
chemioterapici antiblastici, di farmaci cioè che bloccano la riproduzione
cellulare.

Il documento, dal titolo “Le
indicazioni
per la tutela dell’operatore sanitario per il rischio di
esposizione ad antiblastici”, ricorda che i “chemioterapici
antiblastici sono stati riconosciuti dalla Comunità Scientifica come
sostanze
cancerogene o, probabilmente, cancerogene per l’uomo”.
Ad oggi, in riferimento al Decreto
legislativo
81/2008, il rischio dei chemioterapici
antiblastici si deve considerare nell’ambito del Titolo IX Capo I
(Protezione da agenti chimici).
Il documento Ispesl
indica le misure di sicurezza e i criteri procedurali da adottare, in
luogo
delle precedenti indicazioni elaborate nel gennaio 2000, per garantire
un’efficace tutela della salute degli operatori che lavorano nelle strutture
sanitarie.
Il documento individua alcuni interventi
di prevenzione-protezione di tipo collettivo:
- “la preparazione di farmaci antiblastici deve essere effettuata in un
ambiente, denominato UFA (Unità
Farmaci Antiblastici), possibilmente centralizzato, appositamente
dedicato ed
in depressione. L’accesso a tale ambiente, consentito solo al personale
autorizzato, avviene mediante ‘zona filtro’. L’UFA è dotato di un
sistema di
ventilazione e condizionamento
in grado di abbattere quanto più possibile la concentrazione in aria dei
predetti composti, i.e. almeno 6 ricambi di aria primaria ogni ora;
- l’operatore deve eseguire la suddetta preparazione sotto cappa a
flusso laminare verticale” che, nell’ambito della Unione
Europea, “deve essere realizzata ed installata in conformità alla norma
tecnica
DIN 12980”;
- “in caso di impossibilità materiale e documentata da parte della
struttura a
realizzare un UFA, o nel caso di tempi lunghi per renderla disponibile (
es.
> 9 – 10 mesi ), in sostituzione della cappa a flusso laminare e
quale
possibile sistema di sicurezza alternativo, si può impiegare un’apparecchiatura
denominata isolatore”. In
particolare questa apparecchiatura
è caratterizzata da “specifici requisiti di tutela per l’operatore e per
l’ambiente di lavoro” e si evidenzia che è “attualmente disponibile una
nuova
categoria di isolatori, di ultima generazione”. Isolatori meno
ingombranti e
complessi che “sono di facile impiego e presentano rilevanti
caratteristiche di
ergonomicità, che agevolano notevolmente il lavoro”;
- “nel caso in cui la struttura sia nell’impossibilità materiale,
documentata,
di poter destinare un’area idonea per la realizzazione dell’UFA, è
possibile
impiegare un “laboratorio
modulare-shelterizzato“, che è in grado di garantire i medesimi
requisiti
tecnologici e funzionali di prevenzione/protezione e che, tra l’altro,
successivamente potrebbe essere destinato anche ad utilizzo di tipo
diverso”;.
- “relativamente all’operazione di ricostituzione dei farmaci, per evitare
spandimenti e nebulizzazioni,
essa deve essere fatta utilizzando siringhe
con attacco “Luer Lock” e dispositivi che consentano di effettuare la
preparazione in condizioni di isopressione, tramite l’impiego di filtri
idrofobici da 0,22 mm di porosità”. Il documento riporta poi anche casi
particolari.
Ad esempio se è necessario impiegare composti già contenuti in forma di
soluti
nelle fiale, “non essendo possibile adottare una soluzione alternativa,
la
manovra di apertura delle fiale deve avvenire dopo che è stato
attentamente
verificato che, nella parte superiore della fiala, non è rimasto del
liquido.
Per tale operazione è opportuno collocarsi sotto la cappa a flusso
laminare e
indossare gli appropriati DPI”.
Mentre
per la somministrazione del farmaco è “conveniente utilizzare
appropriati deflussori, che consentono l’espletamento di tale operazione
in
sicurezza”;
- “per una somministrazione in sicurezza
del farmaco è necessario ridurre, per quanto tecnicamente possibile, lo
spandimento accidentale. Al riguardo, sono disponibili sistemi
infusionali
costituiti da deflussori a più vie con regolatori di flusso, valvole
unidirezionali antireflusso”;
- ai fini della sicurezza “devono essere disponibili degli appositi contenitori
atti a contenere in modo
appropriato i materiali contaminati e ad evitare un’esposizione
accidentale del
lavoratore”. Per “una idonea tutela dell’operatore, si considerano
appropriati
i contenitori per taglienti o similari, certificati secondo la norma
tecnica BS
7320 oppure secondo altre norme tecniche che, tuttavia, contemplano
specifiche
tecniche costruttive equivalenti capaci di garantire la resistenza
all’impatto
da caduta verticale, la resistenza ai danni da rovesciamento e la
resistenza
alle perdite dopo rovesciamento”.
Vediamo brevemente alcune indicazioni relative invece ai dispositivi
di protezione individuale:
- guanti: si ricorda che tali dispositivi,
oltre alla marcatura CE in ottemperanza alle norme tecniche EN 420 - EN
374,
devono essere “provvisti di copia di una documentazione tecnica,
rilasciata da
un Organismo Notificato a corredo del dispositivo fornito dal
fabbricante, al
fine di attestarne l’adeguatezza rispetto ai rischi di esposizione
individuati”. In particolare la documentazione deve evidenziare la
“tutela
dell’operatore rispetto ad una esposizione ad antiblastici e, nei test
previsti
dalla suddetta norma tecnica, è necessario utilizzare almeno 4 - 5
sostanze
scelte tra quelle presenti nell’elenco” presentato nel presente
documento
Ispesl.
Inoltre per “consentire un’appropriata manipolazione è opportuno
considerare lo
spessore differenziale del guanto
di protezione e la foggia anatomica”;
- indumenti di protezione: al di là
della marcatura CE in ottemperanza alle norme tecniche di tipo generale e
specifico, come sottolineato per i guanti, anche gli indumenti
“devono essere provvisti di una copia della documentazione tecnica,
rilasciata
da un Organismo Notificato, a corredo dell’indumento fornito dal
fabbricante”.
Documentazione che “deve poter evidenziare che i test previsti dalle
norme
tecniche per questi indumenti vengano eseguiti con l’impiego di almeno 4
- 5 sostanze”
individuate nell’elenco indicato anche per i guanti;
- dispositivi di protezione delle vie
respiratorie: “devono essere utilizzati quando si effettua una
preparazione
all’interno di un ambiente che presenta un insufficiente numero di
ricambi
d’aria o in situazione di malfunzionamento della cappa a flusso laminare
e/o in
ulteriori circostanze di esposizione a rischi per le vie aeree
dell’operatore”.
In questi casi è bene che l’operatore sanitario “utilizzi una
semimaschera con
filtro antipolvere o un facciale
filtrante antipolvere, ambedue con caratteristiche prestazionali
appropriate”. Al di là delle marcature CE necessarie, si ritiene “fermo
restando che il sistema di prevenzione globale deve essere realizzato
per la
tutela del personale rispetto ai composti in oggetto”, che i filtri da
utilizzare con la semimaschera “debbano essere di classe P3 e i facciali
filtranti debbano essere di classe FFP3”;
- DPI per la protezione del volto da
schizzi di liquidi e/o altro materiale similare: “devono essere
classificati quali DPI
del tipo a visiera, o equivalente, e devono avere una marcatura CE, in
ottemperanza alla norma tecnica EN 166”.
Per tutti i DPI viene sottolineata l’importanza di una corretta manutenzione
“nonché di un’appropriata procedura igienico-sanitaria e di disinfezione
nel
caso di dispositivi non monouso”. In
quest’ultimo caso si raccomanda di rendere disponibile, per ciascun
operatore,
un dispositivo di protezione “personale”.
Infine si indica che “nel caso di dispersioni accidentali”, gli
operatori
dovrebbero avere a disposizione dei “kit emergenza“, che dovranno
contenere
tutti i DPI
necessari per tale evenienza.
L’indice del documento:
- Introduzione
- Interventi di prevenzione-protezione di tipo collettivo
- Dispositivi di protezione individuale (DPI)
- Guanti
- Indumenti di protezione
- Dispositivi di protezione delle vie respiratorie
- DPI per la protezione del volto da schizzi di liquidi e/o altro
materiale
similare
Ispesl, “Le
indicazioni
per la tutela dell’operatore sanitario per il rischio di
esposizione ad antiblastici”, Dipartimento Igiene del Lavoro
(formato PDF,
176 kB).
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