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Anno 12 - numero 2432 di lunedì 05 luglio 2010
Linee guida per i rischi biologici nelle lavanderie industriali Dall’Ispesl alcuni criteri di indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia industriale. La biocontaminazione, la normativa tecnica, la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione.
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L’Istituto
Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) ha recentemente
pubblicato alcune linee guida relative alla protezione dal rischio biologico in
diversi comparti lavorativi.
Dopo aver presentato le linee guida per le attività
di sterilizzazione nelle strutture sanitarie, ci occupiamo ora di un
settore lavorativo molto diverso: le lavanderie.
Il documento, dal titolo “Criteri
di indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia
industriale” e a cura del Dipartimento Igiene del Lavoro dell’Ispesl,
ricorda che il settore delle lavanderie industriali si può considerare, per
vastità e diversificazione delle attività lavorative, un “sistema complesso da non sottovalutare in
un approccio di gestione dei rischi”.
In particolare questo settore riscuote grande interesse non solo nei settori industriale
(alimentare, farmaceutico, petrolchimico, ecc), alberghiero, della
ristorazione, ma anche nei settori ospedaliero e sanitario:
settori, questi ultimi, in cui è ancor più importante la gestione del rischio
biologico.
Considerata la fase di espansione del lavoro delle lavanderie
industriali, è bene approfondire le problematiche di sicurezza, i limiti degli
impianti e delle tecnologie impiegate, ed è necessario “definire accurate prescrizioni tecniche e regole di
comportamento, nel rispetto delle vigenti norme di legge, che possano
garantire il raggiungimento di un sufficiente livello delle pratiche igieniche
adottate, finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo di abbattere la contaminazione
dei capi ed evitare la successiva ricontaminazione degli stessi e, nello stesso
tempo, proteggere il lavoratore”.

Dopo aver ricordato che il 35%
delle 600 imprese industriali che conta questo settore,
“ha meno di dieci addetti e il 55% tra i
10 e i 49” (l’insieme delle imprese con meno di 50 addetti rappresenta,
dunque,
il 90% del totale), il documento sottolinea che per poter rispettare i
requisiti di qualità, sicurezza, comfort e rispetto ambientale richiesti
è
“necessario adottare alcuni accorgimenti
e tener conto di alcuni aspetti basilari:
- l’acqua in ingresso deve essere sotto l’aspetto microbiologico pura e i
serbatoi devono essere controllati periodicamente;
- il personale in ingresso può veicolare all’interno della lavanderia microrganismi
contaminanti;
- i prodotti chimici che si impiegano e che concorrono ad esercitare la
disinfezione nell’intero processo di trattamento del prodotto
comprendono i
disinfettanti più propriamente definiti, i detersivi e i candeggianti.
Questi
arrivano ad esercitare la disinfezione mediante un’azione combinata e di
sinergia cooperativa;
- i composti sopra citati devono essere adeguati alla tipologia di
sporco e
alla tipologia di tessuto ed inoltre è necessario che non comportino un rischio
chimico per i lavoratori, ai sensi del Titolo IX del D.Lgs. 81/08;
- i prodotti tessili devono uscire dalla lavanderia puliti in modo
visivo e
microbiologico;
- l’acqua sporca, se espulsa, deve rispettare la vigente legislazione
delle
acque reflue (D.Lgs. 152/99), in modo tale da non provocare
una contaminazione ambientale (fogne, falde acquifere, acque
superficiali);
- l’aggregazione di particelle corpuscolari di varia tipologia e genere,
comunemente denominata polvere, può rappresentare una criticità sotto il
profilo della sicurezza e dell’igiene del lavoro, nonché dell’igiene del
prodotto, in quanto costituisce un veicolo per la diffusione degli agenti
microbici. La stessa aggregazione
può quindi rappresentare un fattore di rischio per gli operatori che
devono
eseguire la manutenzione
delle
macchine e per i tessili lavati e disinfettati”.
Riguardo alla biocontaminazione il
documento indica che “tutto ciò che è presente in una lavanderia è
potenzialmente contaminato da agenti
microbici” e in particolare i prodotti tessili in ingresso
rappresentano la
sorgente primaria di contaminazione. È
dunque necessario igienizzare i tessili contaminati e le sorgenti
secondarie
(carrelli, casse di trasporto e superfici non correttamente pulite, …)
“gestendo opportunamente queste ultime, al fine di evitare una
successiva
contaminazione dei tessili puliti”.
Si ricorda che per ottenere prodotti caratterizzati sotto il profilo
microbiologico “è stata elaborata la norma tecnica UNI EN 14065 –
“Tessili
trattati in lavanderia – Sistema di controllo della biocontaminazione”.
Dopo aver analizzato tutto il processo
produttivo tipico di una lavanderia industriale - ricevimento ed
esame della merce,
trattamento in lava continua, secondo cicli predefiniti in funzione
della
tipologia di prodotto, idroestrazione, essiccazione, stoccaggio che
segue il
processo di lavaggio, stiratura e piegatura, confezionamento e consegna
- il documento fa riferimento al Titolo X del Decreto
legislativo
81/2008 ricordando la necessità di effettuare la valutazione
del
rischio biologico e la messa in atto delle relative misure di
sicurezza.
In particolare nel caso delle lavanderie industriali “il Documento di
Valutazione dei Rischi, oltre alle valutazioni
tradizionali, deve comprendere:
- le fasi del procedimento lavorativo che comportano il rischio di esposizione
ad
agenti biologici;
- il numero dei lavoratori addetti alle fasi lavorative che comportano
il
rischio di esposizione ad agenti
biologici;
- le generalità del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione dai
rischi;
- i metodi e le procedure lavorative adottate, nonché le misure
preventive e
protettive applicate”.
Il datore di lavoro, responsabile della valutazione
del
rischio, deve tener conto:
- “di ogni informazione disponibile relativa alle caratteristiche
dell’agente
biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare della
classificazione
degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo
per la
salute umana;
- dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;
- dei potenziali effetti allergici e tossici;
- del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati”.
Dopo aver fatto riferimento ad alcune misure di sicurezza programmabili -
ad
esempio in relazione al “trattamento dei reflui e dei rifiuti mediante
procedure fisiche e chimiche con prodotti disinfettanti che abbattano la
carica
batterica della acqua di ammollo scaricata” o alla “ottimizzazione dei
protocolli di detersione e disinfezione” – il documento si sofferma su
considerazioni
epidemiologiche e su alcune verifiche
fatte sul “campo”.
Il documento conclude che nel settore delle lavanderie industriali è
possibile
trovare una biocontaminazione, in “particolare nelle zone di ricezione
del
materiale”. Biocontaminazione
che “subisce un parziale abbattimento dovuto alle varie fasi del
processo di
lavaggio”: tra queste “un ruolo
fondamentale è svolto dal processo di stiratura che ha una reale azione
microbicida grazie all’elevata temperatura di processo”.
Relativamente alla contaminazione biologica residua, specialmente nella
“zona
pulita”, è importante l’adozione di procedure
comportamentali dei lavoratori e quindi “l’acquisizione di una
corretta
informazione e formazione del personale sui rischi biologici”.
È ad esempio rilevante che gli operatori indossino i “Dispositivi
di
Protezione Individuale per garantire una appropriata tutela della
salute
quando operano nella zona sporca, per evitare la ricontaminazione del
prodotto
finale nella zona pulita”. Inoltre deve
essere effettuata una corretta disinfezione delle superfici di lavoro.
In conclusione “solo mediante una corretta gestione del rischio
biologico si può attuare un idoneo sistema di prevenzione
nell’ambito del
proprio ciclo lavorativo e si ottiene un prodotto ‘sicuro’ sotto il
profilo
igienico-sanitario e che non comporta alcun fattore di rischio”.
ISPESL, Dipartimento Igiene del Lavoro “Criteri
di
indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia
industriale” a cura di Roberto Lombardi, Alessandro Ledda e Roberta
Curini
(Dipartimento Igiene del Lavoro di Monteporzio Catone), Simona Tarchiani
e
Alessia Maestripieri (Laundry Supplies s.r.l.), Patrizio Nuti, Federico
Marrangoni e Giammarco Modi (PH s.r.l.) (formato PDF, 1.6 MB).
Tiziano Menduto
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