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Le malattie da agenti chimici negli ambienti di lavoro
Il problema delle malattie da agenti chimici negli ambienti di lavoro con riferimento ai monitoraggi svolti e all’attualità dell’esposizione occupazionale. Focus sull’esposizione a cancerogeni nelle opere di asfaltatura e in ambito siderurgico.
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PuntoSicuro ha già approfondito in questi mesi alcuni contributi dei relatori
del convegno nazionale “Progettare
il futuro per la salute e la sicurezza”, un convegno che si è tenuto dal 29
al 31 ottobre 2009 a Civitanova Marche e
che è stato organizzato dalla Società Nazionale Operatori della Prevenzione (SNOP) con il contributo di parti
sociali, enti istituzionali e locali.
Tra i diversi temi trattati si è parlato anche di malattie da agenti chimici e pensiamo di fare cosa gradita ai
nostri lettori sintetizzando i contenuti di alcuni materiali pubblicati negli
atti del convegno, rimandando a una lettura dei documenti originali per
eventuali approfondimenti.
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Nella presentazione
dell’intervento “Le
malattie
da agenti chimici negli ambienti di lavoro oggi”, di Pietro
Gino Barbieri (Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro, ASL Brescia) si ricorda che parlare
di
malattie da agenti
chimici non è semplice. Infatti bisogna tener conto di due
prospettive temporali diverse:
- la prima “riguarda le malattie da agenti
chimici osservate oggi, ma insorte in gran parte in conseguenza di esposizioni
a
rischio pregresse”;
- la seconda, più problematica, riguarda “il possibile futuro scenario
delle
malattie da agenti
chimici derivanti dagli ambienti di lavoro attuali, nell’ipotesi che
gran
parte delle patologie lavoro-correlate da agenti chimici riconosca una
latenza
medio-lunga”.
Come indicato nelle “slide
correlate
all’intervento” la relazione si basa anche sui dati raccolti
dall’Osservatorio Malattie da Lavoro dei Servizi di Prevenzione e
Sicurezza
Ambienti di Lavoro (SPSAL) della Provincia di Brescia nel decennio
1998-2007 e
sull’attualità dell’esposizione occupazionale al rischio
chimico cancerogeno in provincia di
Brescia: infatti “il profilo di rischio
cancerogeno per una provincia altamente industrializzata come quella
di
Brescia si presenta pronunciato, per tipologia e coinvolgimento di
diversi
settori produttivi”.
Riguardo alle future malattie da rischio
occupazionale, il relatore fa specifico riferimento a esperienze
condotte
sul comparto “opere di asfaltatura”, sulla siderurgia con uso di rottame
e sul
comparto “refrattari in metallurgia”, con particolare riguardo al
rischio
chimico cancerogeno. Esperienze che
“consentono di evidenziare come questo rischio sia ancora
significativamente
presente e comporti un’esposizione compatibile con la possibile
insorgenza di
danni alla salute a carico degli organi bersaglio”.
Esposizioni a rischio che – continua il relatore – “sono molto spesso
sottovalutate nel processo di valutazione del rischio condotto dalle
imprese,
anche a causa di monitoraggi ambientali e biologici frequentemente
inadeguati o
carenti”.
I dati raccolti dall’Osservatorio Malattie da lavoro e le esperienze
indicate
portano alle seguenti considerazioni
conclusive:
- “in generale è osservabile una tendenza alla progressiva riduzione
delle
patologie da agenti
chimici negli ultimi 10 anni, in accordo con il crescente
contenimento
dell’esposizione occupazionale a questi composti negli ambienti di
lavoro;
- è tuttavia evidenziato un consistente divario tra la diffusione e
l’intensità
dei rischi
chimici conosciuti nella realtà lavorativa locale e la scarsa
notifica dai medici
di malattie ad essi correlabili, con particolare riguardo ad alcuni
organi ed
apparati” (le notifiche pervenute rappresentano circa il 15% della
malattie da
lavoro osservate);
- “condizioni di abnorme assorbimento di composti chimici, come metalli,
solventi ed altri che non comportano ancora la presenza di patologie
diagnosticabili, ma che devono essere individuate ad evitarne la
comparsa,
risultano poco conosciute ai Servizi PSAL e non infrequentemente poco
indagate
da parte dei medici
competenti aziendali;
- malgrado la valutazione
e la prevenzione
del
rischio chimico occupazionale siano state oggetto di specifici
dispositivi di legge, esperienze svolte in
alcuni settori produttivi non solo a livello locale, indicano come il
rischio chimico sia spesso valutato inadeguatamente e, per conseguenza,
scarsamente prevenuto; questo comporta
la ragionevole probabilità che anche nel prossimo futuro insorgano
malattie da
esposizione professionale ad agenti chimici con frequenza significativa”.
Le slide si soffermano in particolare su alcune problematiche relative
alle opere di asfaltatura con indicazione di
“valutare approfonditamente l’esposizione a IPA” (fumi di bitume
e fumi diesel), “con particolare riguardo al biomonitoraggio”.
Riguardo poi alla cancerogenicità
in ambito siderurgico (ferro e
acciaio) si ricorda che gli studi confermano un “eccesso di rischio di
tumore
del polmone in acciaierie e fonderie di ghisa (anche di seconda
fusione)”.
In conclusione vengono fornite alcune valutazioni dell’esposizione
a
cancerogeni secondo i risultati dei monitoraggi SPSAL:
- in un biomonitoraggio su un gruppo di asfaltatori “è emerso che a
fronte di
concentrazioni medie prossime al valore superiore di riferimento
proposto dalla
SIVR nel 2006” (Società Italiana valori di riferimento), “il 46% dei
lavoratori
superava questo valore, indicando una significativa esposizione a IPA,
indipendentemente dall’abitudine al fumo di sigaretta”. Biomonitoraggio
che è
stato successivamente confermato;
- nei monitoraggi nel comparto siderurgico (siderurgia secondaria con
uso di
rottame) “mentre per le fibre di amianto non è mai stato superato il
valore
limite di 2 fibre/litro”, “per la silice cristallina si sono riscontrati
valori
superiori al TLV ACGIH 2006” tanto nell’acciaieria elettrica quanto
nella
fonderia di ghisa;
- il biomonitoraggio dei metalli
cancerogeni ha permesso di evidenziare che “la concentrazione del
berillio
non è mai stata superiore al limite di rilevabilità”, la “concentrazione
di
arsenico e cadmio ha superato il valore di riferimento della SIVR 2006
in circa
il 5% dei soggetti sia in acciaieria che in fonderia di ghisa”, la
concentrazione urinaria di cromo
e nichel ha superato alcuni valori di riferimento (BEI SIVR 2006)
“rispettivamente nel 36% e nel 10% dei campioni per l’acciaieria e nel
24% e
36% dei campioni in fonderia di ghisa”;
- riguardo alla silice cristallina sono state rilevate concentrazioni
superiori
al valore limite di soglia “in acciaieria (27% in manutenzione
refrattari) e
fonderia di ghisa (20% in cernita getti)”.
Documenti relativi alle “malattie da
agenti chimici negli ambienti di lavoro oggi”: