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Ispesl: aggiornamento per le linee guida sul rischio rumore
A completamento delle Linee Guida per la valutazione del rischio rumore nei luoghi di lavoro, è disponibile un manuale Ispesl di buona pratica, aggiornato al decreto 81 e al decreto correttivo 106/09.
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Come più volte riportato nei rapporti sull’andamento
infortunistico in Italia, le ipoacusie
sono le tecnopatie più diffuse: un problema che è rilevante non solo dal punto
di vista umano, ma anche da quello sanitario, sociale ed economico.
Per ridurre la rilevanza delle conseguenze dei rischi lavorativi legati al rumore,
l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (Ispesl) ha prodotto un Manuale di buona pratica, "Metodologie
e interventi tecnici per la riduzione del rumore negli ambienti di lavoro",
un documento in continuità con le Linee Guida per la valutazione del rischio
rumore negli ambienti di lavoro pubblicate nel 2000 e approvato dalla
Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Provincie Autonome il 16
dicembre 2004.
Il manuale è stato più volte aggiornato e quello che presentiamo con questo
articolo è un documento aggiornato
- dal Dipartimento Igiene del
Lavoro dell'ISPESL e dal Coordinamento Tecnico Interregionale per la Sicurezza
nei Luoghi di Lavoro - al D.Lgs. 81/2008, come modificato dal D.Lgs.
106/2009.
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Il Manuale
di Buona Pratica vuole fornire “lo stato
dell’arte sugli aspetti tecnici della prevenzione dei rischi da esposizione a
rumore, con particolare attenzione al tema della bonifica, che continua a
mostrare carenze e ritardi nelle diverse realtà lavorative, e a due temi ad
essa direttamente correlati e spesso trascurati: la progettazione acustica ex
novo degli insediamenti produttivi ed i collaudi acustici degli interventi di
bonifica”. E lo fa fornendo informazioni, raccontando metodologie e interventi
realizzati sul campo, spesso reperibili solo in un ristretto ambito di addetti
ai lavori e di esperti di acustica.
Il testo è organizzato, per facilità di comprensione e di accesso alle
informazioni, in tre livelli.
Il Primo Livello contiene il vero e
proprio manuale, è ispirato alla massima semplicità di lettura e chiarezza ed è
rivolto alla generalità dei destinatari.
Dopo due capitoli di carattere introduttivo, il testo (capitoli 3 e 4) entra
nel merito dell’applicazione delle linee guida nei luoghi di lavoro: il lettore è introdotto ai “criteri acustici
generali di progettazione e bonifica degli edifici industriali stabiliti dalle
attuali norme tecniche e di legge” e vengono affrontate particolari tipologie
di destinazione d’uso (uffici, attività commerciali, ambienti scolastici, ambienti
comunitari e di pubblico spettacolo e strutture sanitarie).
Successivamente si analizzano le macchine, le attrezzature e gli impianti e si
introduce il lettore al collaudo acustico in opera degli interventi di controllo
del rumore.
Il Secondo Livello è articolato
invece in 27 Schede destinate
all’approfondimento tecnico e gestionale degli argomenti trattati nel primo
livello.
Ad esempio “le Schede di acustica fisica generali utili per comprendere il
fenomeno acustico in tutte le sue articolazioni (generazione, propagazione,
assorbimento e isolamento), le Schede riguardanti i criteri di scelta e
collaudo delle metodologie attualmente disponibili per la riduzione del rumore,
la Scheda sulla scelta del consulente tecnico”.
Infine il Terzo Livello contiene una
serie di banche dati “riguardanti le
normative tecniche e legislative nazionali e internazionali, i materiali e le
tecnologie per il fonoassorbimento e il fonoisolamento, i materiali smorzanti e
antivibranti, la strumentazione ed i codici di calcolo per l’acustica, le
bonifiche effettuate sul territorio ed i risultati raggiunti in termini di efficacia acustica e di costo”.
Riguardo poi alle novità del manuale aggiornato alle recenti
normative, sono stati introdotti nuovi contenuti in relazione alla valutazione del rischio.
In particolare si ricorda che “sul versante specifico del rumore, è il D.Lgs.
81/2008 che, in particolare nel Titolo
VIII e nei suoi Capi I e II, stabilisce le modalità esecutive ed i
requisiti della valutazione
del rischio e del Rapporto di Valutazione, richiamando più volte che
l’obiettivo generale della valutazione del rischio è identificare le azioni
che permettano la riduzione del rischio
per una sua corretta gestione (controllo del rischio)”.
Andando più nel dettaglio “la Relazione
Tecnica che sta alla base della valutazione del rischio rumore deve
consentire di:
- “identificare le sorgenti/attività sulle quali attuare misure tecniche,
organizzative o procedurali per il controllo
del rischio, individuando le modalità ottimali di intervento;
- definire i livelli di esposizione personale al rumore (LEX) e le condizioni
accentuanti il rischio (in particolare: presenza di rumori impulsivi, di
lavoratori particolarmente sensibili, di sostanze ototossiche e di vibrazioni)
al fine di identificare i lavoratori destinatari di protocolli specifici di
prevenzione (controlli sanitari, esigenze di informazione/formazione,
fornitura/obbligo d’uso dei DPI uditivi)”;
- valutare l’efficienza e l’efficacia dei DPI uditivi;
- “identificare i luoghi di lavoro su cui si applicano protocolli specifici di
prevenzione”.
Una relazione di questo tipo “pone realmente il datore di lavoro in condizione
di decidere le azioni da intraprendere per mettere il rischio sotto controllo”:
secondo quanto indicato dal Decreto
legislativo 81/2008 la valutazione del rischio
da rumore ӏ innanzitutto un processo tecnico di conoscenza della
rumorosità presente nella realtà produttiva oggetto della valutazione e
dell’esposizione personale al rumore degli addetti che vi operano”.
Un processo che non deve rimanere fine a se stesso, “non deve consistere in una
mera ‘fotografia’ dell’esistente”, ma “deve essere finalizzato alla riduzione
ed al controllo dei rischi attraverso l'adozione di specifiche misure tecniche,
organizzative e procedurali che la legge non ha voluto (né avrebbe potuto)
dettagliare (se non fissando principi di carattere generale quali la prevalenza
delle misure alla fonte o delle misure di prevenzione collettiva rispetto a
quelle di protezione sulla persona), anche per non ingerire nelle scelte
tipiche del datore di lavoro”.
Infine qualche cenno alle strategie per
la riduzione del rischio.
A questo proposito bisogna ricordare che la legislazione, in particolare l’art.
15 del D.Lgs. 81/2008, fissa una sequenza che “privilegia i provvedimenti volti
all’eliminazione o alla riduzione
del rischio alla fonte ed i provvedimenti di tipo collettivo su quelli
individuali”.
Infatti i vantaggi maggiori in termini di decibel “si possono ottenere agendo
sulle macchine, in fase progettuale o in opera, intervenendo sui meccanismi
fisici di generazione del rumore oppure intercettando il rumore prima che si
propaghi all’ambiente di lavoro”.
Inoltre attenuazioni dei livelli sonori si possono ottenere anche tramite il
trattamento fonoassorbente ambientale.
Questi interventi consentono di ridurre i livelli sonori ambientali in tutto
l’ambiente di lavoro e “agiscono prevalentemente sulle componenti a media-alta
frequenza, che sono quelle più pericolose per l’udito e le più fastidiose dal
punto di vista ergonomico.
E dunque - sempre seguendo la strategia indicata dalla normativa - “solo a
valle di questi interventi tecnici sulle fonti e sulle vie di propagazione del
rumore, sulla base del cosiddetto rischio residuo, è corretto mettere in campo
i provvedimenti di protezione dell’udito”.
Il Manuale di buona pratica "Metodologie
e interventi tecnici per la riduzione del rumore negli ambienti di lavoro"
è stato suddiviso in più documenti per velocizzarne lo scaricamento in rete:
Terzo Livello - Banche dati
Sezione A
- Sezione
A (Formato PDF, 223 kB)
Sezione B
- Prima
parte (Formato PDF, 2.2 MB)
- Seconda
parte (Formato PDF, 5.4 MB)
Sezione C
- Prima
parte (Formato PDF, 2.9 MB)
- Seconda
parte (Formato PDF, 3.3 MB)