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Anno 12 - numero 2423 di martedì 22 giugno 2010
Imparare dagli errori: presenza di gas inerti e carenza d'ossigeno Gli incidenti dovuti alla presenza di gas inerti e carenza di ossigeno possono essere molto gravi. Le dinamiche di alcuni incidenti, le cause delle carenze d’ossigeno, gli strumenti di misurazione e i dispositivi di protezione individuali.
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PuntoSicuro ha presentato il mese scorso un documento
di prevenzione contro il rischio di
asfissia conseguente alla presenza di gas
inerti (azoto,
argon, elio,…), rischio aumentato dall’ambiguità del termine “gas inerti”,
a volte chiamati anche “gas di sicurezza” (ad esempio quando sono usati per gli
incendi). Malgrado questi nomi rassicuranti, questi gas
non sono inoffensivi e gli incidenti dovuti alla presenza di gas inerti e
carenza di ossigeno
possono essere molto gravi, spesso fatali.
Per farci constatare la
pericolosità dei gas inerti il documento, pubblicato da
Assogastecnici
e dal titolo “Pericoli
relativi
ai gas inerti e alla carenza di ossigeno”, dedica una parte
proprio alla presentazione di incidenti
causati da carenza di ossigeno.
I casi
Il primo caso è relativo
all’autista di un piccolo veicolo per la distribuzione
di azoto liquido che esegue una consegna.
Arrivato alla sede del cliente, collega il flessibile di travaso ad un
serbatoio ubicato in un seminterrato. Comincia il travaso quando un
dipendente
del cliente lo informa che attorno al serbatoio si sta formando una
nuvola di
vapore. L’autista interrompe il lavoro e si avvicina al serbatoio per
investigare.
Una volta arrivato al fondo della scala sviene, ma fortunatamente è
visto da un
dipendente del cliente che riesce a indossare un respiratore,
raggiungere
l’infortunato e trascinarlo via.
In questo caso si tratta di un incidente sfiorato: l’autista riuscirà a
riprendersi completamente.
Ma cosa era successo?
“Senza che l’autista se ne accorgesse, il disco di rottura del serbatoio
si era
rotto prima dell’inizio delle operazioni di riempimento” e, non appena
era
cominciato il travaso, era iniziata una fuga di azoto in prossimità del
serbatoio.
Tra l’altro nel controllare la nuvola di gas
l’autista non indossa il dispositivo portatile di monitoraggio
dell’ossigeno
che lo avrebbe avvisato della carenza di
ossigeno.
Inoltre non solo il serbatoio si trovava in un seminterrato, ma “lo
sfiato del
dispositivo di sicurezza non era ubicato in una zona sicura”.
Un secondo caso è relativo invece
all’installazione di un serbatoio di
biossido di carbonio liquido.
Il serbatoio deve essere bonificato con aria, ma per errore il
flessibile viene
collegato all’azoto. Successivamente, per motivi ignoti, un dipendente
di una
ditta esterna entrerà con una scala nel serbatoio
e morirà asfissiato. Proprio la mattina dell’incidente, “ai dipendenti
era
stato raccomandato di non entrare nel serbatoio prima che l’atmosfera
non fosse
stata controllata ufficialmente”.
Un terzo caso è relativo alla
revisione di routine di un impianto di
frazionamento aria: un tecnico della manutenzione
è incaricato di sostituire l’elemento filtrante di un filtro
dell’ossigeno
liquido. Il tecnico sviene mentre lavora su un filtro che era stato
bonificato
con azoto. Cade a terra, probabilmente asfissiato dall’azoto,
e tutti i tentativi di rianimarlo falliscono.
Infine un caso relativo ad un operaio che deve eseguire saldature
all’interno di un recipiente. Il recipiente
è “tenuto sotto copertura di azoto”, ma viene ventilato con aria prima
di
iniziare i lavori.
Per sicurezza, si chiede al saldatore di usare un respiratore, ma un suo
compagno di lavoro collega il flessibile al tubo dell’azoto invece che
al tubo
dell’aria e il saldatore muore asfissiato. L’incidente “si è verificato
perché
il punto di uscita dell’azoto non recava un’etichetta di identificazione
e la
connessione era quella di un normale flessibile dell’aria”.
Formazione e prevenzione
Abbiamo visto come i gas inerti possano essere pericolosi: sono per
lo più
inodori, incolori e insapori e dunque non facilmente rilevabili. Inoltre
i gas
inerti agiscono rapidamente e l’asfissia
avviene senza sintomi fisiologici premonitori che potrebbero allertare
la
vittima.
Vediamo alcune cause di carenza
d’ossigeno e di rischio d’asfissia rilevate dal documento
dell’Assogastecnici:
- “quando un litro di gas liquido (per esempio di azoto,
argon o elio) evapora, dal litro di liquido si sviluppano circa 600 -
850 litri
di gas. In mancanza di adeguata ventilazione tale enorme volume di gas
può
provocare molto rapidamente una carenza di ossigeno;
- in caso di fughe di gas diversi dall’ossigeno da tubature, bombole,
recipienti, ecc., ci si deve sempre aspettare una carenza di ossigeno.
Si
devono effettuare controlli periodici per escludere la presenza di
perdite. Non si deve entrare in spazi
con ventilazione limitata o insufficiente (ad esempio, serbatoi) senza
aver
fatto l’analisi dell’area e aver avuto conferma che il luogo è sicuro, e
senza
previa emissione del permesso di lavoro;
- in caso di lavori da eseguirsi in prossimità delle aperture di
ventilazione,
tubi di sfiato o chiusini di accesso a recipienti, il personale deve
essere
preparato all’idea di incontrare un’atmosfera a basso o nullo tenore di
ossigeno che fuoriesce dalle aperture;
- si avrà sempre una carenza di ossigeno quando si bonifica un impianto o
un
recipiente con azoto o un altro gas inerte”.
Il documento ricorda che i sensi umani non possono rilevare la carenza
di
ossigeno: sono necessari strumenti di
misurazione che “danno un allarme sonoro o visivo basato sulla
concentrazione di ossigeno e possono indicare il tenore di ossigeno
presente”.
È evidente che questi strumenti devono sempre essere collaudati in aria
esterna
prima dell’uso e che, se in un ambiente è possibile la presenza di gas
tossici o infiammabili, devono essere usati anche strumenti di
misura
specifici.
Infine qualche informazione sui dispositivi
di
respirazione da impiegare nelle “situazioni in cui ci si aspetta un
insufficiente tenore di ossigeno e non vi si può ovviare per via di
un’adeguata
ventilazione”.
Ad esempio è bene sottolineare che le maschere a cartuccia, “utili in
presenza
di gas tossici (come ad esempio, ammoniaca, cloro, ecc.)”, sono inutili
in
queste situazioni.
Ecco i dispositivi di respirazione
consigliati:
- “autorespiratori
con bombola di aria compressa;
- maschere integrali con respiratore collegato tramite flessibile ad una
riserva di aria respirabile”.
Ricordando che:
- “si deve tener presente che quando si indossano questi apparati,
specialmente
con bombole piene d’aria, può risultare difficile entrare nei passi
d'uomo”
- il collaudo
periodico delle apparecchiature deve essere eseguito secondo la
normativa
nazionale in vigore;
- gli utilizzatori devono essere addestrati e devono esercitarsi
regolarmente
nell’uso dell’apparecchiatura”.
PuntoSicuro dedicherà un prossima puntata di “Imparare dagli errori” ai
casi di
rischio d’asfissia direttamente collegati ad attività in spazi
confinati, con riferimento alle misure di emergenza, ai criteri e
alle procedure
di
soccorso.
Assogastecnici, EIGA, “Pericoli
relativi
ai gas inerti e alla carenza di ossigeno”, traduzione e
adattamento del Documento EIGA Doc ICG 44/09/E, revisione del Doc ICG
44/00
(formato PDF, 1.10 MB).
Tiziano Menduto
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