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Anno 10 - numero 2028 di martedì 14 ottobre 2008

Imparare dagli errori: folgorazione e dispositivi di protezione


Una morte per folgorazione che poteva essere evitata: il mancato intervento del differenziale, il lavoro con un cavo elettrico in tensione e il mancato uso di dispositivi di protezione isolanti.

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Con l’idea che gli esempi di incidenti possano essere più immediati ed efficaci nel sensibilizzarci sui rischi nei luoghi di lavoro, proseguiamo con la nostra rubrica “Imparare dagli errori” prendendo spunto da INFOR.MO., uno strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio contenuti nell'archivio del sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
 

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In questa e in prossime puntate della rubrica cerchiamo di mettere in luce incidenti in cui sia palese l’assenza di dispositivi di protezione.
 
Nella prima scheda ci occupiamo di un infortunio in attività di produzione di materiale proveniente dalla frantumazione di pietrame di fiume.
L'infortunio è avvenuto nel 2003 durante “lavori di riparazione ad un cavo alimentante una pompa sommersa situata sul punto inferiore di un cunicolo cieco”.
“Tale cunicolo risulta sottoposto al livello del terreno in quanto dall'estremità inferiore dello stesso parte un nastro trasportatore che, ricevuto il pietrame attraverso un alimentatore, lo trasporta all'esterno sino ad un mulino di frantumazione dedicato”.
In relazione alla natura del materiale (pietre di fiume) ed agli eventi meteorologici, “il fondo del cunicolo stesso si riempie di acqua e fango e, periodicamente, attraverso l'azionamento della pompa sommersa, deve essere svuotato”.
Proprio perché i giorni precedenti erano stati piovosi e per non interrompere la lavorazione in corso, il giorno dell’incidente “si è reso necessario provvedere allo svuotamento del fondo del cunicolo” tramite una pompa sommersa.
Ma qualche cosa nella pompa non funzionava e l'infortunato, addetto al reparto inerti, “ha cercato di risolvere il problema probabilmente provando a ricablare i cavi di alimentazione della stessa, rimanendo così folgorato da una scarica elettrica proveniente dal cavo di alimentazione scoperto e sotto tensione nei punti di cablaggio (attorcigliamento dei cavi)”.
 
Come spesso capita nell’analisi degli incidenti di lavoro, non è difficile rilevare gli errori e i fattori che hanno determinato la morte dell’addetto.
Intanto è da sottolineare il mancato intervento dell'interruttore differenziale.
 
Riguardo a questo fattore determinante ricordiamo che nel Capo III (Impianti e apparecchiature elettriche) del Titolo III del Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 l’articolo 80, riguardo agli obblighi del datore di lavoro, indica nel comma 1 che “il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché i materiali, le apparecchiature e gli impianti elettrici messi a disposizione dei lavoratori siano progettati, costruiti, installati, utilizzati e manutenuti in modo da salvaguardare i lavoratori da tutti i rischi di natura elettrica ed in particolare quelli derivanti da:   
- contatti elettrici diretti;
- contatti elettrici indiretti;
- innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni;
- innesco di esplosioni;
- fulminazione diretta ed indiretta;
- sovratensioni;
- altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili”.
 
Inoltre nell’incidente è evidente l’errore di procedura relativo al lavoro su un cavo elettrico in tensione e al cablaggio di conduttori elettrici con semplice attorcigliatura e nastro isolante.
Sempre nel Capo III nel comma 1 dell’articolo 82 (Lavori sotto tensione) è scritto che “è vietato eseguire lavori sotto tensione. Tali lavori sono tuttavia consentiti nei casi in cui le tensioni su cui si opera sono di sicurezza, secondo quanto previsto dallo stato della tecnica secondo la migliore scienza ed esperienza”, nonché quando i lavori sono eseguiti nel rispetto di specifiche condizioni. Condizioni che non riportiamo perché non riguardano la situazione lavorativa che stiamo analizzando.
 
Se si deve accennare anche alla situazione ambientale difficile per la presenza di terreno bagnato e fangoso - un fattore di rischio forse non sufficientemente valutato – veniamo ora ad un altro elemento che avrebbe potuto contribuire ad evitare la folgorazione: la presenza di dispositivi di protezione idonei.
L’operaio non indossava purtroppo nessun tipo di protezione isolante.
 
A questo proposito, riguardo agli obblighi del datore di lavoro, il comma 2 del già citato articolo 80 prescrive che “a seguito della valutazione del rischio elettrico il datore di lavoro adotta le misure tecniche ed organizzative necessarie ad eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti, ad individuare i dispositivi di protezione collettivi ed individuali necessari alla conduzione in sicurezza del lavoro ed a predisporre le procedure di uso e manutenzione atte a garantire nel tempo la permanenza del livello di sicurezza raggiunto con l'adozione delle misure di cui al comma 1”.
 
Il DLgs 81/2008 ritorna poi più volte sull’obbligatorietà per i lavoratori dell’uso dei dispositivi di protezione. Ad esempio all’articolo 20 quando ricorda che “ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro” e che, a questo proposito, deve “utilizzare in modo appropriato” i dispositivi di protezione messi a disposizione.
 
 
 
 
 
Tiziano Menduto



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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