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Imparare dagli errori: come non ribaltare un carrello elevatore
Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: carrelli elevatori nel settore tessile e in attività di spostamento merci. L’analisi degli incidenti, le modalità per evitare ribaltamenti del muletto e i sistemi di ritenuta per la protezione del lavoratore.
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INFOR.MO.,
strumento
per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio contenuti nell'archivio del sistema
di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, contiene un grande numero
di incidenti relativi all’uso dei carrelli elevatori.
E questa ricchezza di esempi, che rispecchia l’alto numero di incidenti
lavorativi che accadono usando questi strumenti di sollevamento, ci induce a
dedicare ancora qualche “Imparare dagli errori” ai carrelli elevatori.
Recentemente lo abbiamo fatto in relazione alla manutenzione
e ai sistemi
di ritenuta, continuiamo a farlo dando alcuni esempi di casi
di ribaltamento e rimandando alla prossima puntata uno sguardo sugli
incidenti dovuti ai casi d’uso
improprio del mezzo.
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I casi Siamo nel 2005 e raccontiamo di un incidente accaduto ad un lavoratore
originario del Bangladesh che lavora per una ditta del settore tessile, con specifico riferimento all'attività
di cardatura e filatura.
Il lavoratore, che risulta assunto solo il giorno precedente all’infortunio,
ricopre la mansione di addetto ad un macchinario inserito nel reparto
"preparazione mista": il reparto dove avviene la miscelazione della
materia prima.
Per far questo l'operatore deve aprire varie "balle", di peso
variabile da 1 a 2,5 quintali circa, contenenti lana o nylon di vari colori ed
è dunque necessario l'utilizzo di un carrello
elevatore per la loro movimentazione e per il trasporto verso i piazzali
esterni degli scarti prodotti nella lavorazione.
Il giorno dell'infortunio l'operatore guida il carrello
elevatore scarico all'esterno del fabbricato. Lo guida su un piano
carrabile che presenta “irregolarità, sconnessioni e buche e un tratto
discendente”. In questo spazio, forse a causa delle sconnessioni e anche della
sostenuta velocità di traslazione, il mezzo subisce una brusca sterzata che
provoca “la perdita di stabilità e il suo ribaltamento”.
Al momento del ribaltamento l'operatore, “che si trovava a bordo senza aver
provveduto ad allacciare la cintura di sicurezza”, viene sbalzato fuori dal
posto di guida e rimane “schiacciato tra il tetto di protezione del mezzo e il
suolo”.
L’incidente è mortale, morte dovuta a schiacciamento cranico.
Il secondo caso, accaduto nel 2007, è relativo ad attività di spostamento merci da parte di un dipendente
magazziniere.
Il lavoratore si reca presso un magazzino, distaccato dalla ditta, per
prelevare un pacco di profilati in deposito.
Accede al magazzino che non è “attivo”, né “presidiato”.
Dentro trova un carrello
elevatore elettrico “di costruzione tedesca ante
direttiva macchine con le chiavi inserite”: è del tipo con gruppo di sollevamento retrattile e con
cabina aperta. E senza dispositivo di trattenuta dell’operatore.
Il lavoratore effettua, con il carrello, il carico di un pacco di profilati
lungo circa 6 metri. Poco dopo un lavoratore di una ditta vicina sente un forte
rumore accompagnato da vibrazioni, dopo aver verificato che nel proprio
magazzino non era avvenuto nulla, accede al magazzino adiacente e vede il
carrello elevatore rovesciato a terra con le forche verso l’alto.
L’infortunato è “steso a terra sul fianco sinistro vicino alla torretta
portaforche del carrello libero da essa, ma con evidenti lesioni in varie parti
del corpo”.
L’analisi e la prevenzione È evidente che nell’azienda tessile siamo di fronte ad un ribaltamento del muletto dovuto alla guida
del mezzo scarico con velocità sostenuta e alla presenza nel piazzale
esterno di sconnessioni, buche e di un
tratto in pendenza. Inoltre è da sottolineare il mancato utilizzo, da parte
del lavoratore, delle cinture di sicurezza, mancato utilizzo che, come ci si
può aspettare di fronte a questi errori procedurali, denota una probabile
mancanza di un’idonea formazione, informazione e addestramento.
Il magazziniere è stato invece “colpito
dalle forche in caduta in quanto, visto il pericolo, ha istintivamente
abbandonato il posto di guida”.
Il ribaltamento
del carrello, avvenuto senza carico, su terreno piano e privo di ostacoli e con
le forche completamente sollevate, è probabilmente avvenuto per una “manovra brusca o frenata improvvisa con
ruote girate che ha determinato lo sbilanciamento del baricentro già
instabile”.
Riguardo a queste condizioni e con il “blocco sollevamento in alto”, la scheda
di INFOR.MO., ricorda che le linee guida Ispesl “Adeguamento
dei carrelli elevatori in riferimento al rischio di perdita accidentale di
stabilità” indicano che “la soluzione ottimale sarebbe rappresentata da un
carrello dotato di un sistema di
sicurezza in grado di controllare e gestire i vari fattori che influiscono
sulle condizioni di stabilità così da escludere le situazioni di potenziale
pericolo di rovesciamento”.
La settimana scorsa avevamo ricordato che, quando
i carrelli si rovesciano, spesso si comportano come una catapulta e il
conducente che viene proiettato all'esterno nella direzione di caduta del
veicolo. E se l’operatore durante la caduta cerca di uscire dalla cabina, può
venire travolto dal veicolo o essere colpito dal tetto di protezione.
Diamo uno sguardo ai sistemi di ritenuta
che possono salvare la vita degli operatori, ad esempio:
- le cabine
chiuse che impediscono che il conducente venga proiettato all'esterno. Se
in estate le porte vengono smontate a causa delle elevate temperature, è
necessario che i carrelli
elevatori siano dotati anche di una cintura di sicurezza;
- le barriere laterali che offrono al carrellista una sufficiente protezione e
sono di facile montaggio su tutti i tipi di carrelli in circolazione;
- le cinture di sicurezza.
Ricordiamo che ogni luogo di lavoro ha i suoi rischi e i suoi carrelli
particolari: solo una corretta
valutazione di questi rischi può stabilire quale tipo di protezioni
sono necessarie.
Riguardo al ribaltamento dei carrelli a
pieno carico ricordiamo che un muletto si può paragonare a una bilancia: il
peso del carico da un lato, il peso del carrello dall’altra.
Se il carico è troppo pesante il muletto si sbilancia ed è facile perdere il
controllo del mezzo.
Non è solo il peso del carico che influenza la stabilità del carrello, ma anche
la sua posizione e la sua forma.
Bisogna poi fare sempre attenzione alle forche alzate, a volte può essere
sufficiente una lieve pendenza, un sobbalzo o un’inclinazione del piano, per
spostare il peso verso le ruote posteriori e aumentare il rischio di
ribaltamento.
Non dimenticate che un carrello che
viaggia senza carico in curva è meno stabile di un carrello con un carico
posto sulle forche: il suo baricentro è spostato verso l’indietro e inoltre
risulta normalmente più in alto (rispetto alla situazione di un carrello che
marcia con il carico vicino al suolo). Basta una sterzata decisa per causare un
incidente.
Riguardo infine ai tratti in pendenza, per evitare incidenti ricordiamo che è
consigliabile muoversi in rettilineo con le forche a monte, a bassa velocità e
senza mai compiere sterzate o inversioni.
Per consultare direttamente la presentazione dell’infortunio di cui ci siamo
occupati, collegarsi a questa pagina
del sito web di INFOR.MO.
e successivamente visualizzare la schede numero 458 e 434 (archivio
incidenti 2005/2008).