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Il rischio vibrazioni: la normativa, gli effetti e le scadenze
La valutazione del rischio vibrazioni, gli effetti sulla salute dei lavoratori, i valori limite e le scadenze. Il nuovo obbligo in vigore dal 6 luglio 2010.
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Le aziende sanitarie locali producono e pubblicano diversi documenti utili per
la prevenzione degli incidenti sul lavoro e per conoscere meglio la normativa
in materia di sicurezza.
È il caso dell’ Azienda Sanitaria
Locale Roma H che, nello spazio dedicato al dipartimento di prevenzione
(S.Pre.S.A.L.), presenta un documento sul rischio
vibrazioni.
Non parliamo di vibrazioni a caso. La presentazione del documento ci permette
di sottolineare una scadenza
indicata nell’art. 306 del Decreto
legislativo 81/2008, secondo le modifiche apportate dal decreto correttivo
106/2009.
Il Testo Unico – secondo cui già dal primo gennaio 2009 deve essere stata fatta
la valutazione
del rischio
vibrazioni (al di là delle deroghe indicate all’art. 205) - indica che in
caso di attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori
anteriormente al 6 luglio 2007 – attrezzature che non permettono il rispetto
dei valori limite di esposizione tenuto conto del progresso tecnico e delle
misure organizzative messe in atto - l’obbligo
del rispetto dei valori limite di esposizione a vibrazioni entra in vigore il 6
luglio 2010.
Il documento si occupa insieme sia delle novità normative che dei
principali effetti
delle
vibrazioni sulla salute dei lavoratori. Ricorda, ad esempio, che
(come indicato in un documento dell’Ispesl del 2001) le
“osteoangioneurosi da
vibranti costituiscono nel nostro paese la quinta causa di malattia
professionale indennizzata dall’INAIL.
Al rischio vibrazioni il D.Lgs. 81/2008 dedica il capo III (Protezione
dei
lavoratori dai rischi di esposizione a vibrazioni) del Titolo VIII
(Agenti
fisici).
Nelle definizioni (art. 200) le vibrazioni trasmesse al
sistema
mano-braccio (HAV) sono considerate come le vibrazioni
meccaniche che, se trasmesse al sistema mano-braccio
nell’uomo, comportano un rischio per la salute e la sicurezza dei
lavoratori,
in particolare disturbi vascolari, osteoarticolari, neurologici o
muscolari.
Ecco alcune delle conseguenzesulla salute di queste vibrazioni
raccolte nel documento:
- “angioneurosi (Fenomeno di Raynaud): episodi di pallore digitale da
vasocostrizione spastica dei vasi afferenti alle dita, di solito
scatenati da
freddo, stress o emozioni”;
- “neuropatie periferiche prevalentemente sensitive”;
- “sindromi da intrappolamento dei tronchi nervosi degli arti
superiori”;
- “osteoartropatie dei polsi e gomiti;
- patologie muscolo-tendinee degli arti superiori”.
Vi rimandiamo alla lettura del documento originale che si sofferma sulle
patologie osteo-articolari e che raccoglie diverse immagini esplicative.
Il documento riporta anche un breve elenco delle patologie
muscolo-scheletrichedell’arto
superiore correlate con il lavoro:
- tendinopatie infiammatorie e/o degenerative (tendiniti, tenosinoviti,
peritendiniti, tendinosi) della spalla, gomito, polso e mano;
- sindromi da compressione dei nervi periferici (s. tunnel carpale, s.
tunnel
cubitale, ecc.);
- osteoartropatie croniche degenerative (es. artrosi del polso e del
gomito);
- altre patologie: m. Dupuytren (ispessimento dell’aponeurosi palmare
con
progressiva contrattura delle dita della mano), dito a scatto, cisti
tendinee,
borsiti”.
Le vibrazioni trasmesse al corpo intero(WBV) sono considerate, sempre nel Testo Unico, come le
vibrazioni meccaniche che, se trasmesse al corpo intero, comportano
rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, in particolare
lombalgie e
traumi al rachide.
Ecco una raccolta di conseguenzesulla
salute di questo secondo tipo di
vibrazioni;
- “disturbi e patologie del rachide lombare;
- disturbi e patologie del distretto cervicobrachiale;
- effetti sugli apparati cocleo-vestibolare, gastroenterico,
circolatorio,
urogenitale”;
- “lombalgia aspecifica, lombalgia acuta, lombosciatalgia;
- alterazioni degenerative precoci (non legate all’età) del rachide
lombare;
- discopatie e ernie discali del tratto lombare”.
Riguardo all’esposizione a WBV l’autore ricorda che la sperimentazione
biodinamica e fisiologica ha evidenziato che tale esposizione “causa
sovraccarico meccanico e muscolare al rachide lombare”. E inoltre che vi
è
“evidenza epidemiologica di un’associazione tra esposizione cumulativa a
WBV e
danni al rachide lombare, dopo aggiustamento per altri potenziali
fattori di
rischio individuali ed ergonomici”.
Dopo aver definito l’esposizione
giornaliera a vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio (valore
mediato
nel tempo, ponderato in frequenza, delle accelerazioni misurate per una
giornata lavorativa nominale di otto ore) e l’ esposizione
giornaliera
a vibrazioni trasmesse al corpo intero (valore mediato nel
tempo, ponderato, delle accelerazioni misurate per una giornata
lavorativa
nominale di otto ore), il documento si sofferma su:
- valore d’azione giornaliero,
normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore: vibrazioni
mano-braccio (2.5
m/s2), vibrazioni al corpo intero (0.5 m/s2);
- valore limite di esposizione
giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore: vibrazioni mano-braccio (5 m/s2, mentre su periodi brevi, 20
m/s2),
vibrazioni al corpo intero (1,0 m/s2, mentre su periodi
brevi, 1,5
m/s2).
Le vibrazioni sono infatti misurabili rilevando il valore efficace
dell'accelerazione che può essere espresso in m/s2 o mm/s2.
Inoltre ricorda che la valutazione del
rischio “è effettuata con cadenza almeno quadriennale, è aggiornata
ogni
volta che ci siano mutamenti che la rendono obsoleta o i risultati della sorveglianza
sanitaria ne rendano necessaria la revisione; i dati ottenuti
costituiscono
parte integrante del DVR”.
La valutazione
deve poi essere fatta “osservando le condizioni di lavoro specifiche e
riferendosi a banche
dati
ISPESL o Regioni o, in loro assenza, a notizie fornite in materia
dal
fornitore delle attrezzature” In particolare l’esposizione mano-braccio
va
valutata o misurata secondo all. XXXV, parte A (UNI EN ISO 5349-1 e
5349-2), e
l’esposizione corpo intero secondo all. XXXV, parte B (UNI EN ISO
2631-1).
In particolare il datore di lavoro per la valutazione
dei
rischi da vibrazioni meccaniche deve tener conto di:
- “livello, tipo e durata dell’esposizione, inclusa ogni esposizione a
vibrazioni intermittenti o a urti ripetuti;
- valori limite di esposizione e valori di azione;
- eventuali effetti … sui lavoratori particolarmente sensibili (donne in
gravidanza,
minori);
- eventuali effetti indiretti … risultanti da interazioni tra le vibrazioni,
il rumore e l’ambiente di lavoro o altre attrezzature;
- informazioni fornite dal costruttore dell’attrezzatura;
- esistenza di attrezzature alternative che riducano i livelli di
esposizione;
- prolungamento dell’esposizione alle vibrazioni al corpo intero oltre
le ore
lavorative in locali di cui è responsabile;
- condizioni lavorative particolari, come basse temperature, bagnato,
elevata
umidità, sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e del rachide;
- informazioni raccolte da sorveglianza
sanitaria, comprese quelle reperibili nella letteratura
scientifica”.
Inoltre i valori limite di esposizione
su periodi brevi (art. 201) sono “valori che puntano a ridurre i
rischi
indiretti di infortunio e sono desunti dalle prime versioni della
direttiva
comunitaria”. In particolare si ritiene
che per “periodi brevi” si “debba intendere il minimo tempo di
acquisizione
statisticamente significativa delle grandezze misurate. Con l’attuale
strumentazione tecnica tali tempi corrispondono ad almeno 1 minuto per
HAV e
almeno 3 minuti per WBV”.
Infine si ricorda che - con l’enunciato dell’ art. 204 c. 2 (indica
alcune
condizioni che obbligano a sottoporre a sorveglianza
sanitaria i lavoratori) - “viene resa possibile al medico
competente l’attuazione di accertamenti sanitari mirati nei
confronti degli
esposti a vibrazioni inferiori ai valori d’azione se, ad esempio, questi
prestano la loro attività in presenza delle condizioni di lavoro
particolari di
cui alla lettera h) del c.5 dell’art. 202, ossia con concomitante
esposizione a
basse temperature, al bagnato, ad elevata umidità o al sovraccarico
biomeccanico degli arti superiori e del rachide”.