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I bisogni formativi per la valutazione del rischio stress
Carenze e bisogni formativi per la valutazione del rischio stress lavoro correlato di Medici competenti, RSPP e Servizi di Prevenzione Igiene e Sicurezza delle aziende USL: l’importanza di essere formati sull’organizzazione del lavoro.
Visto l’interesse che
questi approfondimenti suscitano nei nostri lettori,
presentiamo un nuovo intervento dal titolo “I bisogni
formativi in materia di valutazione dei rischi stress-correlati”
e a cura della Dott.ssa M. G. Leoni e della Dott.ssa S. Battaglia.
I Servizi PISLL raccolgono un
insieme di varie professionalità (medici, tecnici, ingegneri,
infermieri, …) e
hanno come obiettivo la prevenzione, l’assistenza, la formazione/
informazione e la vigilanza e controllo.
Ad esempio vengono pianificati e realizzati interventi mirati,
programmati
corsi di formazione, viene fornita assistenza, viene fatta vigilanza sui
luoghi
di lavoro, …
Come sappiamo l’RSPP (Responsabile
del Servizio Prevenzione e Protezione) è invece colui che coordina gli
addetti
al Servizio
di
Prevenzione e Protezione e “deve possedere requisiti adeguati alla
natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività
lavorative”. E nel modulo C dei corsi di formazione per questo
protagonista
della sicurezza lavorativa è “prevista nel programma la trattazione dei rischi
psicosociali o stress-correlati”.
Ricordiamo che il Servizio di Prevenzione e Protezione deve:
- “individuare i fattori di rischio (tutti i tipi di rischio);
- valutare i fattori di rischio;
- individuare le misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti
di
lavoro;
- elaborare le misure preventive e protettive e i sistemi di controllo;
- elaborare procedure di sicurezza;
- proporre programmi di formazione e informazione per i lavoratori;
- partecipare alle riunioni di consultazione e alle riunioni periodiche”
(art.35 D.Lgs. 81/2008);
- “fornire informazioni di cui all’art. 36” del D.Lgs. 81/2008;
- collaborare all’elaborazione del documento di valutazione dei rischi.
Infine gli autori dell’intervento ricordano che il medico
competente, “in virtù della propria preparazione culturale e
del mandato ‘storico’ della sua funzione tenendo conto delle modifiche
normative, deve espletare la sua attività” nei confronti di:
- datore di lavoro (identificazione del rischio e scelta degli
interventi da
effettuare per eliminare o dove non sia
possibile ridurre al minimo i rischi lavorativi);
- lavoratori (“istruendoli circa le modalità di lavoro e sulle procedure
di
lavoro ‘in sicurezza’ e svolgendo programmi sanitari”);
- azienda (“contribuendo alla creazione e alla diffusione di una cultura
della
prevenzione”, di un codice di comportamento interno e “ribadendo il
ruolo
indipendente del medico
competente”).
Vengono di seguito elencati gli interventi principali inerenti il
fenomeno
dello stress
lavoro-correlato (partecipazione alla valutazione del rischio,
informazione, ascolto, riconoscimento del fenomeno nelle fasi iniziali,
diagnosi degli effetti
sulla
salute, valutazione della relazione tra lavoro e disturbi
lamentati,
…).
Per questi operatori, limitatamente alla Toscana, sono state realizzate
e distribuite delle schede
informative (questionari) per avere una panoramica “sulla formazione e
coinvolgimento relativo allo stress lavoro correlato da parte dei
soggetti
della prevenzione sia pubblici che privati”.
Purtroppo non sono state moltissime le schede compilate e non è “stato
possibile sottoporre le risposte a valutazione statistica”. Tuttavia è
possibile fare un’analisi descrittiva dei dati pervenuti.
Riguardo ai medici competenti (MC)
sono pervenute 37 schede, dalle quali risulta che:
- sono 12 i MC che dichiarano corsi di formazione;
- sono 29 i MC coinvolti nella valutazione
stress
lavoro correlato e, di questi 29, 21 hanno dichiarato di aver
utilizzato “linee guida” (questionario ISPESL, check list Area Vasta
Nord Ovest,
questionario Karasek, Accordo Europeo 2004, linee guida Regione Veneto,
…).
I dati degli RSPP
sono troppo pochi per un’analisi e le autrici si pongono il quesito dei
motivi
di un numero così ridotto di schede pervenute (5 schede).
Riguardo invece ai servizi PISLL
hanno risposto 11 aziende USL su 12 contattate e sono indicati i dati
relativi
alla formazione delle figure professionali dei Servizi PISLL toscani.
Riguardo al rischio stress correlato sono stati formati 71 operatori (41
medici, 23 tecnici della prevenzione, 3 assistenti sanitari, …).
Nelle riflessioni che concludono
l’intervento si sottolinea tuttavia che “dalla disamina dei corsi
seguiti sia
dai medici competenti che dagli operatori PISLL, emerge il fatto che
tutte le
esperienze formative sono state incentrate sulla diagnosi delle
patologie da
stress-lavoro correlato, sul clima interno delle organizzazioni, sul
benessere,
mentre niente o quasi è stato fatto
relativamente all’organizzazione del lavoro, che appare, invece il
primum
movens per una corretta valutazione”.
Inoltre dalle pur poche risposte dei medici
competenti emerge che ci sarebbe “una netta carenza formativa su:
- metodologie valutative;
- conoscenze di tipo psicologico;
- organizzazione del lavoro”.
E – continua l’intervento – “sarebbe opportuno che tutti i medici
competenti seguissero un percorso formativo che li possa rendere
realmente
attivi e propositivi nella gestione di questo rischio all’interno delle
aziende”.
Dai dati pervenuti relativi agli operatori PISLL risulta invece che
“circa il
18% del personale ha effettuato corsi di formazione”, ma se l’obiettivo è
quello di “ottenere una ‘massa critica’ sufficiente a fornire una
risposta
apprezzabile ai bisogni del territorio”, si ritiene che si dovrebbe
“puntare ad
una formazione di almeno il 50% degli operatori”, comprendendo nel
computo
tutti i medici PISLL.
Il documento fornisce infine indicazioni su quelli che dovrebbero essere
i “contenuti minimi della formazione”:
- “normativa di legge;
- normativa di “buona tecnica”(linee guida, …);
- conoscenze di tipo psicologico”;
- “competenze utili per la valutazione delle costrittività
organizzative”.