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Anno 12 - numero 2433 di martedì 06 luglio 2010
Direttiva Atex: le esplosioni nel settore agroalimentare I trattamenti in ambienti sterili e la movimentazione dei materiali stoccati nei silos, l'emissione nell’ambiente di polveri e la formazione di zone potenzialmente esplosive: la marcatura CE e il nuovo approccio modulare.
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Il 30 marzo 2010 si è tenuto a Lecce il convegno “La Direttiva ATEX ed i rischi legati alle atmosfere esplosive”, un
convegno organizzato - nell’ambito del Progetto
Efesto per la promozione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro -
dalla Confindustria di Lecce con
la collaborazione del Centro Studi Ambientali e Direzionali (CSAD), Obr Puglia
e il finanziamento di Fondimpresa.
Obiettivo del convegno era non solo
quello di analizzare la normativa
obbligatoria che regola le atmosfere esplosive ma di dare informazioni
puntuali sull’analisi e valutazione del rischio esplosione e sulle misure
tecniche e organizzative di prevenzione.

Al convegno hanno partecipato
numerose aziende del Salento ed è stata data
particolare attenzione al problema delle esalazioni dovute alla
fermentazione
dei rifiuti presso le aziende che si occupano dello smaltimento e della
termovalorizzazione degli stessi.
Si sono affrontati anche temi riguardanti il trattamento dei toner e
delle
sostanze utilizzate nell’industria chimica che possiedono proprietà
corrosive,
esplosive, dannose per la salute e l’ambiente.
In particolare nel convegno è emersa la necessità di diffondere la
conoscenza
delle indicazioni normative con particolare riferimento alle modalità di classificazione
delle
zone ATEX.
Per questo motivo approfondiamo alcuni degli atti
del
convegno, pubblicati sul sito del Gruppo
di
Lavoro indipendente per la sicurezza in ambienti a rischio di esplosione.
Iniziamo oggi dall’intervento “Marcatura
assiemi
e prodotti”, a cura di Dario Calcagni.
Il relatore ha raccolto alcune dinamiche di incidenti relative ad esplosioni
(partendo dalla prima esplosione, documentata, di polvere di farina che
sarebbe
avvenuta in un panificio di Torino il 14 dicembre del 1785) e ricorda
che in
Europa avvengono circa 2.000 esplosioni all’anno con danni economici
ingentissimi.
In particolare il documento agli atti si sofferma sul settore
agroalimentare.
Infatti le lavorazioni dell’industria agroalimentare comportano spesso
“la
necessità di trattamenti in ambienti sterili e la movimentazione di
materiali
stoccati nei silos con conseguente emissione nell’ambiente di polveri e zone
potenzialmente
esplosive ATEX”.
E proprio “durante il trasporto e lo stoccaggio dei cereali possono
formarsi polveri
esplosive; se tali polveri vengono aspirate e separate tramite filtri,
nel
filtro può formarsi un'atmosfera esplosiva (ATEX)”. Anche
“l’essicazione,
macinazione e raffinazione di materiale agroalimentare produce rischio
di esplosione”.
Nel documento, che vi invitiamo a visionare,
sono presenti diverse tabelle.
Nella tabella riguardante le esplosioni
da polveri
combustibili si può rilevare come queste esplosioni riguardino per
il 32%
l’industria del legno, per il 20 % l’industria agroalimentare, per il 13
%
l’industria della plastica e ancora per il 13 % l’industria metallica.
L’intervento ha poi illustrato la :
- Direttiva 1999/92/CE (ATEX
137) del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 1999:
prescrizioni minime per il miglioramento della tutela della sicurezza e
della
salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio
di
atmosfere esplosive;
- Direttiva 94/9/CE (ATEX 95) del
Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 marzo 1994: concernente il
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli
apparecchi e
sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfere
potenzialmente
esplosive.
In particolare la direttiva 94/9/CE ha lo scopo di “armonizzare il corpo
normativo degli Stati membri per abbattere le barriere economiche
ottenendo la
libera circolazione dei prodotti ed assicurando la sicurezza e la salute
dei
lavoratori”.
Secondo questa direttiva il fabbricante
è il “responsabile della progettazione e della costruzione dei prodotti
immessi
nella UE; in conformità ai Requisiti
Essenziali
di Sicurezza e Salute; deve garantire che i prodotti immessi sul
mercato comunitario siano progettati e fabbricati in conformità ai RESS
fissati
dalle direttive di nuovo approccio applicabili e che sia eseguita una
valutazione di conformità; può utilizzare pezzi finiti, componenti,
sub-appaltare delle lavorazioni, ma deve sempre mantenere il controllo
globale
e deve disporre delle competenze necessarie per assumersi la
responsabilità del
prodotto”.
Inoltre la direttiva:
- “adotta nuovi criteri di classificazione delle apparecchiature a
seconda
della criticità e, in relazione ad essa, stabilisce le procedure per la
valutazione della conformità;
- fissa i Requisiti Essenziali di Sicurezza e Salute (allegato II),
indirizzando l’analisi dei rischi, non solo verso quelli di natura
elettrica ma
anche di natura meccanica, termica, elettromagnetica, statica, etc.”.
Nell’intervento viene affrontato anche l’approccio
modulare 93/465/CEE che concerne “le diverse fasi delle procedure di
valutazione della conformità e le norme per l’apposizione e
l’utilizzazione
della marcatura CE di conformità,
da utilizzare nelle direttive di armonizzazione tecnica”.
Tale approccio prevede:
- “le regole fondamentali per quanto riguarda la marcatura CE;
- le regole fondamentali per quanto concerne le procedure armonizzate di
valutazione delle conformità”.
In particolare fa riferimento a:
- controllo di fabbricazione interno;
- esame CE del Tipo: riguarda la fase di progettazione. L’attestato CE
di esame
del tipo viene rilasciato da un organismo certificato;
- conformità al Tipo: riguarda la fase di fabbricazione;
- garanzia qualità produzione;
- garanzia qualità prodotti;
- verifica su prodotto;
- verifica di un unico prodotto;
- garanzia qualità totale.
L’intervento si conclude con un’analisi dettagliata dell’esame CE di
Tipo (prototipo) con particolare riferimento al quando,
al perché e al come farlo.
Nella parte finale è presente uno specchietto relativo ai riferimenti
della marcatura secondo la direttiva 94/9/CE.
- “Marcatura
assiemi
e prodotti”, Ing. Dario Calcagni (TÜV Italia) (formato PDF, 2.2
MB);
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