Nell’intervento si indica che “sono stati individuati circa 350 cancerogeni di tipo chimico, fisico e biologico presenti nei luoghi di lavoro, responsabili di tumori a carico del polmone, vescica, pelle, sistema linfatico etc; tra i più noti l’
amianto, il
benzene, il
cromo…”
L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha recentemente ricordato che:
- “un quinto dei lavoratori dipendenti dell’UE, vale a dire 32 milioni di persone, si trova esposto ad agenti cancerogeni;
- il 22% dei lavoratori inala fumi e vapori per almeno un quarto dell’orario di lavoro compresi solventi organici,
polveri di legno e
fumi delle saldature mentre il 16% maneggia o è contatto per periodi di tempo analoghi direttamente o tramite superfici e processi di produzione contaminati;
- due terzi dei 30.000 prodotti chimici più comunemente impiegati nell’UE non sono stati sottoposti ad esami tossicologici completi e sistematici”.
Sempre nello stesso intervento, relativo ai
tumori professionali, si ribadisce che si “definiscono professionali i
tumori nella cui genesi ha agito, come causa o concausa, l’attività lavorativa con esposizione a cancerogeni” e “il rapporto causale è sostenuto dall’evidenza epidemiologica di un eccesso di casi di cancro in un determinato gruppo di lavoratori rispetto ai casi attesi”.
“Studiare:
- le interazioni con fattori esterni all’ambiente di lavoro e con altri agenti presenti nell’ambiente di lavoro;
- gli effetti sulla salute del contributo delle attività produttive.
Fornire:
- il retroterra metodologico agli studi di biomonitoraggio;
- un approccio scientifico alla valutazione di proposte di screening rivolto a lavoratori asintomatici.
Contribuire a:
- sviluppare strumenti per stimare le esposizioni (anche retrospettivamente);
Sono poi molti gli interventi che sollevano problemi e criticità.
- gli studi di efficacia sono molto rari;
- alcuni trionfalismi “non hanno ragione di essere” perché “sulla base di studi inadeguati”;
Nelle conclusioni di “
Limiti e bias dell’indagine epidemiologica”, di Valerio Gennaro, Angelo Gino Levis e Paolo Ricci, si scrive che “l’epidemiologia è una disciplina scientifica preziosa perché orientata alla salute pubblica”, ma:
- “si devono evitare sottostime e sottovalutazione del rischio”;
- “prima di rassicurare, sarebbe bene verificare con rigore i vari settori dello studio (obiettivi, materiali, metodi, risultati,conclusioni,commenti)”.
In un prossimo articolo PuntoSicuro presenterà gli atti di altri due interventi:
- l’intervento di Pietro Gino Barbieri relativo alla valutazione del rischio cancerogeno e alla registrazione dei lavoratori
esposti ed ex-esposti;
- l’intervento di Alessandro Marinaccio relativo al
Testo Unico e al ruolo dell’ISPESL nella ricognizione e registrazione dei
tumori professionali.
Francesco Carnevale, U.F. Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro “G. Pieraccini” Azienda Sanitaria di Firenze (formato PPT, 15.8 MB).
“
Limiti e bias dell’indagine epidemiologica”, Valerio Gennaro (Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova), Angelo Gino Levis (già Ordinario di Mutagenesi Ambientale, Apple e Isde Padova), Paolo Ricci (Osservatorio Epidemiologico Azienda Sanitaria Locale Mantova) (formato PPT, 6.42 MB).
Tiziano Menduto