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Anno 11 - numero 2239 di mercoledì 16 settembre 2009

Allergie professionali e lavoratori a rischio


On line un documento dedicato alle allergie professionali che individua i fattori di rischio e le professioni più vulnerabili. In Europa ci sono fra 7 e 15 casi di dermatosi professionali ogni 10.000 lavoratori.

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Il patronato INCA CGIL, che in questi anni ha sviluppato una grande attività di informazione e tutela dei diritti previdenziali, sociali, assistenziali, ha prodotto un documento, la Newsletter n. 23, dedicato alle allergie professionali individuando i fattori di rischio, le professioni più vulnerabili e le principali allergie contratte dai lavoratori.
 
Il documento inizia ricordando che “gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un aumento esponenziale dei soggetti affetti da patologie allergiche delle quali ben i ¾ interessano le vie respiratorie”.
 
Nel mondo del lavoro “le allergie di origine professionale interessano più frequentemente sia la cute (eczemi) che le vie respiratorie (riniti ed asme)”: le dermatosi sono “fra le prime cause di malattia correlate al lavoro in numerosi paesi europei” e fra le dermatosi sono gli eczemi (dermatiti) le patologie più frequenti. 

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Riguardo al rapporto tra allergie cutanee e respiratorie uno studio finlandese,  pubblicato nel 1998, relativo al settore dell’acconciatura indica per le diverse patologie le seguenti percentuali:
 
- dermatosi professionali: 2,8%;
- riniti professionali: 1,7%;
- asme professionali: 0,8%.
 
In particolare negli ambienti lavorativi “sono stati identificati più di 350 agenti che possono determinare la comparsa di allergie professionali. Questi allergeni sono sia forti sensibilizzanti (una sensibilizzazione dell’organismo si può instaurare anche a seguito di esposizione a basse dosi), sia deboli sensibilizzanti (in grado di scatenare delle allergie per esposizione a livelli superiori di allergene)”.
 
E una sola dozzina di questi allergeni sarebbe tuttavia “responsabile della maggioranza dei casi di allergia di origine professionale”.
 
Settori professionali più esposti
Ecco una breve tabella che indica i settori più esposti e gli allergeni più diffusi:
- “acconciatura: coloranti, prodotti per permanente, prodotti per meches (persolfati). Utensili metallici (nickel);
- agricoltura, trasformazione dei vegetali: agenti biologici (moisissures in particolare),  proteine di origine vegetale o animale, vegetali, gomma, pesticidi;
- alimentazione e ristorazione: farine, contaminanti ed additivi della farina (acari, muffe, enzimi), fumi di cottura, alimenti (proteine dei prodotti ittici e delle uova), disinfettanti, detergenti, gomma (fra cui il lattice);
- chimica, farmaceutica, plastica: agenti chimici diversi (componenti delle vernici, delle colle e delle pitture, coloranti, additivi delle materie plastiche o della gomma, resine, alcuni prodotti farmaceutici, alcuni intermedi di sintesi…);
- edilizia/lavori pubblici: cemento (cromati), resine epossidiche, componenti delle colle e delle vernici, acrilati;
- legno, trasformazione del legno: polvere di legno, legni esotici, componenti delle vernici e delle colle, resine utilizzate per gli agglomerati o per  gli stratificati;
- meccanica, metallurgia, trattamento dei metalli: metalli, polveri metalliche, componenti degli olii di taglio, dei bagni elettrolitici o delle vernici;
- sanità e attività di cura: disinfettanti, detergenti, gomma dei guanti (fra cui il lattice), alcuni farmaci, acrilati”.
 
La sintomatologia – continua il documento – generalmente “compare dapprima localmente a livello delle parti dell’organismo a diretto contatto con l’allergene e successivamente può estendersi a tutto l’organismo.
 
In certi casi, inoltre, può persistere anche dopo la cessazione dell’esposizione all’allergene.
 
Fattori di rischio
La comparsa di queste allergie “può essere favorita da alcuni ulteriori fattori di rischio quali la predisposizione (atopia) del lavoratore esposto a questi allergeni (precedenti di eczema, di dermatite atopica, di asma o di rinite comparse in particolare durante la prima infanzia)”.
 
Tuttavia è evidente che “il fattore di rischio maggiore è certamente rappresentato dal livello espositivo all’agente responsabile”: “più è elevato questo livello e maggiore è il rischio di sensibilizzarsi ad un determinato agente e dunque di manifestare poi una allergia vera a questa sostanza”.
 
Inoltre tra i fattori di rischio bisogna considerare anche la frequenza e la durata dell’esposizione all’allergene.
 
Non dimenticando l’eventuale contemporanea esposizione ad irritanti (lavoro in ambiente umido, utilizzo prolungato di guanti, …).
 
Agenti sensibilizzanti
I principali agenti sensibilizzanti riscontrati nei luoghi di lavoro per le riniti e asme professionali sono: farine, proteine del lattice, aldeidi, persolfati alcalini, isocianati, acari, polveri di legno, resine e colle (con l’esclusione degli isocianati).
 
Riguardo agli eczemi da contatto professionale i principali agenti sono invece: metalli (nichel, cromati, cobalto), additivi della gomma, resine epossidiche, conservanti e biocidi.
 
Allergie
Successivamente il documento affronta -  indicando diversi dati tratti da ricerche europee - alcune tipologie di allergia:
- eczema da contatto allergico (prodotti per la colorazione dei capelli, additivi dei guanti in gomma, resine, metalli, agenti antimicrobici, …);
- orticaria da contatto (“allergeni maggiormente chiamati in causa cono le proteine di origine animale o vegetale. Ad esempio il lattice naturale”);
- dermatite da contatto foto-allergica.
 
Si può concludere ribadendo che le dermatosi “sono una delle prime cause di malattia correlate al lavoro in numerosi paesi europei”: alcuni studi europei “valutano fra 7 e 15 casi di dermatosi professionali ogni 10.000 lavoratori/anno”.
 
Patronato Inca CGIL “Newsletter n. 23: allergie professionali” (formato DOC, 95 kB).
 
Tiziano Menduto


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