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Venezia,
11 Apr – Dal mese di settembre 2010 al mese di dicembre del 2011 l’Assessorato Regionale
all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro della
Regione Veneto
(coordinato dalla Direzione Regionale Formazione) ha promosso una
campagna straordinaria di
formazione rivolta alle aziende venete, con l’obiettivo di diffondere la
cultura della sicurezza sul posto di lavoro. Una campagna che si è articolata
in numerosi
interventi
di formazione ed informazione, con l’obiettivo di portare ad un cambiamento
di abitudini, di comportamenti, di valori sia individuali che sociali
nell’ambito della sicurezza e supportare così il sistema imprenditoriale veneto
nella diffusione della cultura della sicurezza in azienda.
Importante
per tale
campagna straordinaria è
stato poi il ruolo del portale on line,
Viversicura, che ha permesso non solo di documentare, ma
anche di monitorare e promuovere le
iniziative
della campagna.
In
relazione alla conclusione di questa campagna – che PuntoSicuro ha seguito in
questi anni presentandone eventi e documenti -
il 2 dicembre 2011, presso la ex Chiesa di Santa Marta nell’Area
polivalente del Porto di Venezia, ha avuto luogo il “Seminario finale della Campagna Straordinaria di Formazione in
Sicurezza”.
Il
seminario è stata un’occasione per poter presentare e riflettere sui risultati
raggiunti, un
momento
di confronto ma anche un momento di apprendimento e di stimolo sulle
opportunità educative e di apprendimento. Ad esempio sull’utilizzo di modelli e
metodologie in grado di movimentare l’esperienza e non solo di trasmettere
informazioni.
Ai
partecipanti all’evento è stata distribuita una pubblicazione in cui sono stati
valorizzati i risultati della Campagna con una sintesi dei dati di monitoraggio
dei progetti finanziati e realizzati e dove, grazie alla collaborazione di
alcuni soggetti gestori, sono state raccolte diverse esperienze significative.
L’Assessore
Regionale all’Istruzione, Formazione e al Lavoro Elena Donazzan sottolinea, come premessa alla lettura del
documento, che “l’investimento nelle persone attraverso l’informazione, la
formazione e la consulenza costituisce la chiave di volta per lo sviluppo di
una cultura della sicurezza”.
Ed
in fondo è stato proprio questo l’obiettivo
centrale di una campagna che ha visto coinvolte oltre 3.000 imprese e 9.250
lavoratori.
Una
campagna sotto il cui ombrello sono stati realizzati quasi 1.000 eventi in poco
più di un anno: 138 seminari informativi, 548
interventi
di formazione, 307 interventi di assistenza e consulenza attivati
direttamente nelle aziende e nei cantieri.
Inoltre
è stato possibile condurre attività di
monitoraggio qualitativo su quanto realizzato con questionari che hanno
rilevato dati sia in relazione ai partecipanti agli interventi seminariali,
formativi e consulenziali, che agli enti attuatori dei progetti e ai soggetti
esterni che sono venuti a conoscenza della Campagna e/o sono transitati
sull’ambiente online Viversicura.
Ad
esempio riguardo al rapporto tra
modelli
culturali e credenze, un rapporto da cui non si può prescindere per
arrivare ad una cultura condivisa della sicurezza tra lavoratori che arrivano
da
culture
differenti, l’autore riporta alcuni spunti:
-
“i modelli culturali vivono delle credenze che individui e comunità producono,
condividono e modificano;
- far parte di una cultura significa
condividere gli schemi mentali, i
modelli
comunicativi, le categorie interpretative sottese alle conoscenze
proposizionali (che cosa) e quelle procedurali (come)”;
-
“ogni cultura si configura come una costellazione di credenze, adeguatamente
estesa per affrontare i vari aspetti della realtà fisica e sociale,
relativamente stabile e condivisa dalla maggioranza di una certa comunità;
-
nel gioco tra implicito ed esplicito avvengono i processi di ‘inculturazione’;
-
le forme di interpretare i significati, le priorità, le necessità, i tempi
probabilmente differiscono anche tra culture”.
L’autore
si sofferma anche sul contesto per
apprendere: “il contesto si riferisce agli eventi accaduti precedentemente,
durante e conseguenti a compiti cognitivi. Il Contesto così concepito include
tutti i fattori che potrebbero influenzare la qualità del tempo utilizzato sul
compito, esteso dall’organizzazione di una attività curricolare alle relazioni
della classe e alla scuola nel suo insieme, alle relazioni della scuola e alla
comunità della quale fa parte”.
In
questo senso il contesto è “molto di più di un ambiente come spazio fisico”.
Senza
dimenticare che “la disponibilità ad
imparare è strettamente correlata alla percezione di utilità: gli adulti
diventano pronti all´apprendimento quando le loro situazioni di vita generano
un bisogno di apprendimento. In generale, quindi, preferiscono un apprendimento
orientato alla soluzione di problemi”.
L’autore
si sofferma infine sui modelli di
apprendimento, con riferimento, ad esempio a:
-
Kolbe (con riferimento a esperienza concreta, osservazione riflessiva,
concettualizzazione astratta, sperimentazione attiva);
-
Coop learning (apprendimento cooperativo);
-
Coaching: “i modelli di coaching prevedono la ‘pratica in pratica’ con un
osservatore durante la fase di apprendimento. Viene oramai riconosciuto che il
coaching efficace potrebbe essere realizzato tra pari più e meno esperti”;
-
Peer review: “una pratica è la visita e l’osservazione di altri colleghi in
situazione. I pari forniscono feedback e assistenza per sostenere
l’apprendimento individuale”.
I
contributi all’
evento finale della campagna straordinaria di formazione in
sicurezza:
RTM
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