Pubblicità
Nei precedenti articoli abbiamo affrontato i sistemi di
prevenzione e protezione con particolare riferimento alla prevenzione negli
ambienti
di lavoro e ai rischi di incendi ed esplosioni.
Ci soffermiamo ora sui rischi organizzativi e su quelli specifici dei centri di raccolta.
I rischi
Riguardo ai
rischi
organizzativi il documento ricorda che molte situazioni di rischio
individuabili nelle attività correlate con gli impianti di trattamento
RAEE
“possono essere associate alla particolarità del materiale in lavorazione e
trattamento ma anche a scelte organizzative non fondate su una progettazione,
gestionale, tecnica e tecnologica, dell’impianto in funzione della sicurezza”.
E queste situazioni di rischio “sono generalmente comuni a
tutte le fasi lavorative per l’assenza di compartimentazione in un ciclo di
lavorazione complesso e la copresenza in un unico ambiente di lavoro di
macchine,
mezzi e sistemi di movimentazione e trasporto, per l’impiego contemporaneo di
numerose attrezzature e per la manipolazione e lavorazione di sostanze
pericolose. Le condizioni di esercizio, le possibili carenze di
manutenzione
di macchine e mezzi, le interferenze tra veicoli e operatori costituiscono
spesso fattori amplificanti dei rischi, talora sinergici, e, al contempo,
sintomi delle criticità da risolvere”. Inoltre “la mancanza di formazione,
soprattutto in un comparto dove è richiesta elevata competenza e conoscenza del
materiale in lavorazione e dove la componente di lavoro manuale è piuttosto
elevata, agisce come ulteriore fonte di criticità”.
Si ricorda in particolare che vi possono essere potenziali fonti di stress – “fattori,
spesso sinergici con le situazioni di rischio legate all’operatività” -
correlati a:
- monotonia del lavoro;
- ritmi di lavoro usuranti: lavori in continuo, sistemi di
turni, lavoro solitario e/o notturno, interventi manuali e necessità di
concentrazione prolungata nel tempo, necessità di impiegare DPI in maniera
prolungata;
- mancata gestione delle situazioni di emergenza che
comportano disagi ai lavoratori;
- mancata sensibilizzazione degli utenti;
- mancanza di coinvolgimento degli operatori al valore
sociale del lavoro;
- mancata formazione degli operatori;
- mancanza di comprensione di ruoli e responsabilità;
- complessità delle mansioni, carenza di formazione;
- carenza di definizione degli obiettivi organizzativi;
- scarsa affidabilità, disponibilità, appropriatezza,
manutenzione
di attrezzature e mezzi”.
E “alcolismo, tabagismo, assenteismo, conflittualità,
mancanza di partecipazione, lassismo e rassegnazione sono sintomi, individuali
e collettivi, di
stress”.
Riguardo ai centri
di raccolta si sottolineano i rischi:
-
da carenze
strutturali: “i
rischi
di scivolamento ed inciampo per gli operatori all’interno del centro di
raccolta sono connessi con lo stato di conservazione dei pavimenti, del
piazzale, dei percorsi, delle scale e delle passerelle”;
-
da carenze
organizzative: “la presenza contemporanea di veicoli degli utenti ma anche
dei mezzi che effettuano la movimentazione dei cassoni e di pedoni nell’area
destinata al conferimento dei
rifiuti
può generare rischi (schiacciamenti, investimenti, urti, incidenti, ecc.)
dovuti a interferenza lavoratori ed utenti”. Inoltre i rischi da carenza
organizzativa “possono essere causati da alcuni fattori (intensità, monotonia,
solitudine, ripetitività del lavoro) che non devono essere sottovalutati nella
pianificazione delle attività specie negli impianti di piccole dimensioni con
singolo lavoratore che sovrintende a tutte le attività”;
-
da carenze di
sicurezza su macchine ed attrezzature: ad esempio “gli operatori sono
esposti al pericolo di schiacciamento degli arti o di trascinamento all’interno
della
macchina,
per la presenza di organi meccanici in movimento e di
apparecchi
di sollevamento (carrelli elevatori a forca) per lo spostamento dei
RAEE”.
È poi importante anche la sicurezza delle attrezzature meccaniche per la
“manutenzione del verde che delimita la zona in cui è collocata l’isola
ecologica”;
-
chimici e
biologici: ad esempio per la presenza di polveri liberate durante il
conferimento di
rifiuti
(contenitori contaminati da rifiuto secco, mobili,
rifiuti
edili da demolizione di piccole entità) allo stato solido e la presenza di
liquidi da fuoriuscite accidentali dalle cisterne di raccolta ovvero dai
contenitori in cui sono conferiti i prodotti (oli, vernici, solventi). Il
rischio biologico “può derivare da malattie trasmesse per le punture di insetti
ovvero da altri vettori animali/insetti o parassiti”;
- da stress
termico, radiazioni ottiche e movimentazione di carichi;
- da carenze di
sicurezza elettrica.
Misure di
prevenzione
Vediamo brevemente alcune misure di prevenzione in merito
all’
organizzazione del lavoro.
Intanto nelle
aree di lavoro e di
transito, “occorre procedere a: applicazione di cartellonistica di
sicurezza; adozione di dispositivi di controllo per impedire l’accesso alle
aree di lavoro a persone e mezzi non autorizzati; installazione di segnali di
pericolo per macchine semoventi; applicazione di segnali di obbligo per le
manovre e per l’uso di DPI; applicazione di
segnali
di divieto; elaborazione di procedure per la circolazione dei mezzi;
applicazione di procedure di accesso ad aree pericolose; delimitazione di aree
di rispetto delle macchine durante il funzionamento.
Inoltre per evitare
interferenze
tra lavoratori, “dopo un’attenta analisi delle fasi di attività affidate ad
imprese esterne e individuazione delle
interferenze
fra diverse lavorazioni, sarà necessario stabilire in modo condiviso, applicare
e mantenere aggiornate procedure di lavoro integrative per l’esecuzione di
operazioni opportunamente sfasate a livello temporale e, qualora incompatibili,
anche separate spazialmente. Per ogni misura intrapresa atta ad evitare
sovrapposizioni di attività, occorrerà stabilire le idonee modalità di
verifica”.
Deve poi essere vietato mangiare, bere e fumare nei luoghi in cui sono svolte le
lavorazioni sui rifiuti. Ed è “importante progettare adeguati processi lavorativi che comportino:
- la minima manipolazione e movimentazione diretta dei
rifiuti da parte degli operatori;
- l’adozione di procedure per il trasporto e la
manipolazione in condizioni di sicurezza del materiale e delle diverse sostanze
in gioco;
- la pianificazione dei turni e delle mansioni svolte
dagli addetti in modo da ridurre i tempi di esposizione ai differenti rischi
garantendo il necessario turnover”.
Riportiamo alcuni altri suggerimenti presenti nel documento:
- “gli attrezzi manuali devono essere mantenuti
costantemente puliti ed in efficienza, sostituendo quelli in cattivo stato di
conservazione, e vanno riposti immediatamente e sempre nelle apposite custodie
quando non utilizzati. La manipolazione delle attrezzature deve essere
effettuata indossando opportuni
DPI”;
- “gli apparecchi per il trattamento e il trasporto dei
RAEE, dei loro componenti e delle sostanze da smaltire o recuperare devono
essere lavati e manutenuti frequentemente”;
- “gli impianti di aerazione, condizionamento e
ventilazione meccanica devono essere periodicamente sottoposti a controlli,
manutenzione, pulizia e sanificazione”.
Riguardo alla formazione
del personale nel documento – che vi invitiamo a visionare – è presente una
raccolta dello standard minimo delle
competenze che ogni lavoratore dovrebbe avere, in funzione delle mansioni a
lui affidate.
Infine alcune misure
tecniche relative ai centri di raccolta (per le misure organizzative e procedurali
vi rimandiamo al documento):
- “l’area sulla quale insiste il centro di raccolta deve
essere recintata, dotata di
pavimentazione
idonea al transito dei veicoli e dei mezzi pesanti nonché di pavimentazione
impermeabilizzata nelle zone di carico e movimentazione dei rifiuti;
- la zona di conferimento di rifiuti urbani non pericolosi
deve essere attrezzata con cassoni scarrabili/contenitori e/o platee
impermeabilizzate e opportunamente delimitate per il deposito delle varie
tipologie. Nel caso di rifiuti ingombranti, da conferire in cassoni scarrabili,
è opportuno prevedere la presenza di rampe carrabili o di terrapieni rialzati
per agevolare lo scarico dei materiali”;
- “la zona dedicata ai
rifiuti
urbani pericolosi (frigoriferi, beni durevoli contenenti CFC, batterie e pile,
medicinali, stracci contaminati, oli minerali, ecc.) deve essere protetta
mediante copertura dagli agenti atmosferici, opportuna pendenza della
pavimentazione, in modo da convogliare eventuali sversamenti accidentali ad un
pozzetto di raccolta, non collegato al sistema fognario pubblico; in
alternativa ciascun contenitore destinato al conferimento di rifiuti urbani
pericolosi di natura liquida deve avere una vasca di contenimento con capacità
pari a 1/3 di quella del contenitore. I contenitori devono riportare la
specifica destinazione della singola tipologia di rifiuto opportunamente
etichettato con la simbologia di riferimento;
- il centro di raccolta deve essere dotato di un idoneo
sistema
antincendio (estintori portatili ed idranti), di un’idonea barriera
frangivento e di una fascia perimetrale protetta da vegetazione sempreverde;
- all’esterno del centro deve essere presente una
cartellonistica che espliciti gli orari di funzionamento e le caratteristiche
dei rifiuti conferibili”.
questa pagina sul Social Network a cui sei già loggato!