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Valutazione dei rischi e sostanze nocive nei cantieri di ristrutturazione
Nei lavori di ristrutturazione, manutenzione e smantellamento del patrimonio edilizio esistente, la gestione del rischio chimico e biologico rappresenta uno dei nodi più complessi per i tecnici della prevenzione, i coordinatori per la sicurezza (CSP/CSE) e le imprese esecutrici. La presenza di sostanze nocive incorporate nei materiali da costruzione posati nei decenni passati costituisce una minaccia concreta per la salute dei lavoratori.
Per affrontare con approccio sistematico la prevenzione di tali rischi, la Suva (l'Istituto svizzero per l'assicurazione e la prevenzione degli infortuni) ha sviluppato un corpus informativo e metodologico di grande rilievo per le ditte artigiane e i professionisti dell'edilizia. Benché calibrato sul quadro regolatorio elvetico, il modello operativo e analitico proposto dalla Suva offre indicazioni metodologiche di assoluto valore applicativo e di confronto anche nell'ambito dell'applicazione del D.Lgs. 81/2008 (in particolare del Titolo IX relativo alle Sostanze Pericolose e del Titolo VIII relativo agli Agenti Fisici).
Il rischio amianto nel comparto artigianale: identificazione e matrice di rischio
L' amianto rimane una delle principali cause di malattia professionale in Europa e nel mondo. Come evidenziato dalla Suva, le fibre asbestose rappresentano un pericolo insidioso soprattutto per gli artigiani occupati nelle attività di ristrutturazione, finitura e manutenzione impiantistica: elettricisti, pittori, gessatori, posatori di piastrelle, falegnami e addetti alle demolizioni scommettono quotidianamente la propria salute se non operano in condizioni di sicurezza.
Negli edifici realizzati prima del 1990 (anno in cui in Svizzera ne è entrato in vigore il divieto generale, mentre in Italia il bando è giunto con la Legge 257/1992), la presenza di amianto è estremamente diffusa in forme non sempre immediatamente riconoscibili a occhio nudo: dalle colle per piastrelle alle masse stuccate, dagli intonaci ai rivestimenti di condotte elettriche e termiche, fino ai manufatti in cemento-amianto.
Il modello procedurale a fasi
La Suva individua un'esplicita sequenza operativa per la gestione dei cantieri a rischio amianto:
Presunzione di rischio ed indagine preliminare: Negli immobili antecedenti al 1990 occorre muovere dal presupposto che l'amianto sia presente. È necessario eseguire la diagnosi preventiva delle sostanze inquinanti e la valutazione dei rischi prima dell'avvio dei lavori.
Sospensione dei lavori in caso di sospetto: Qualora durante le lavorazioni si rinvenissero materiali non censiti o sospetti, la regola fondamentale impone l'immediata sospensione delle attività e la segnalazione ai preposti per effettuare i dovuti accertamenti analitici.
Istruzione e addestramento del personale: Il personale operativo può intervenire solo a seguito di specifica formazione ed addestramento teorico-pratico.
Valutazione mediante modello a semaforo: Le lavorazioni vengono classificate in base all'entità della dispersione di fibre:
Zona Verde (Rischio basso/assente): Lavorazioni a basso rilascio che consentono la prosecuzione con adeguate misure ordinarie.
Zona Arancione (Rischio moderato): Richiede misure preventive rafforzate e DPI specifici per le vie respiratorie.
Zona Rossa (Rischio elevato): Attività ad alta concentrazione respirabile la cui esecuzione è riservata esclusivamente a ditte specializzate e riconosciute nelle bonifiche da amianto.
Pulizia e smaltimento tracciato: Decontaminazione degli ambienti a fine lavori e smaltimento dei rifiuti speciali in conformità con la normativa di settore.
Oltre l'amianto: PCB, IPA e Piombo negli involucri edilizi
La trattazione della Suva si estende ben oltre la problematica dell'asbesto, puntando i riflettori su altre sostanze altamente tossiche e cancerogene storicamente impiegate nelle costruzioni e spesso trascurate in fase di Valutazione dei Rischi (DVR ex art. 28 e art. 223 del D.Lgs. 81/08).
Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) e Catrame
Utilizzato fino agli anni '90 come sigillante, adesivo per parquet e impermeabilizzante per tetti e fondazioni, il catrame contiene concentrazioni di IPA nettamente superiori (fino a 1000 volte) rispetto al bitume moderno. La lavorazione meccanica (fresatura, carteggiatura, demolizione) o il riscaldamento di materiali contenenti catrame libera polveri e vapori fortemente cancerogeni per inalazione e contatto cutaneo.
Policlorobifenili (PCB)
Impiegati fino alla metà degli anni '70 come plastificanti in sigillanti per giunti, stucchi e vernici, i PCB presentano spiccate proprietà di accumulo nell'organismo ed elevata tossicità cronica. Le lavorazioni meccaniche generano polveri contaminate; se sottoposti a elevate temperature o fiamme libere, i PCB possono trasformarsi in diossine e furani. La Suva fornisce Factsheet dedicati per la rimozione in sicurezza delle sigillature e delle pitture contenenti PCB.
Piombo e metalli pesanti nelle pitture
Sebbene l'uso del piombo nelle vernici sia stato progressivamente limitato (e definitivamente vietato per usi interni), le finiture anticorrosive storiche (come il minio su carpenterie metalliche, persiane e radiatori) e le vecchie biacche su legno o intonaco contengono elevate concentrazioni di metalli pesanti. La carteggiatura o la sabbiatura non protetta di tali superfici comporta l'inalazione e l'ingestione accidentale di polveri di piombo con conseguente rischio di intossicazione cronica (saturnismo).
Dispositivi di Protezione Individuale e norme igieniche
Per tutte le lavorazioni che comportano il rilascio di polveri, gas o vapori nocivi durante l'asportazione di materiali inquinanti, il rispetto delle misure generali di tutela prescrive prioritariamente l'adozione di sistemi di aspirazione alla fonte con filtraggio HEPA. Qualora la prevenzione tecnica non elimini del tutto il rischio, assume carattere di tassatività l'impiego dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).
La Suva sottolinea l'importanza di un'accurata selezione dei DPI per le vie respiratorie (maschere FFP3 o elettroventilate a seconda della concentrazione di inquinante), dei guanti di protezione chimica/meccanica e delle tute monouso di categoria III. Vengono inoltre rimarcate le rigorose norme igieniche personali (decontaminazione, divieto di assunzione di cibo e bevande nelle aree di lavoro) necessarie per prevenire l'assorbimento di metalli e inquinanti organici persistenti per via gastroenterica o dermica.
Le implicazioni operative per i professionisti della sicurezza
L'approccio integrato proposto dalla documentazione Suva costituisce un valido punto di riferimento tecnico e metodologico per le figure della prevenzione in azienda (RSPP, HSE Manager, Medici Competenti):
Diagnosi preventiva dell'immobile: Evidenzia la necessità irrinunciabile di effettuare indagini analitiche preventive sulla struttura prima di avviare qualsiasi intervento di ristrutturazione o demolizione.
Aggiornamento del DVR e del POS: L'individuazione precisa delle sostanze (IPA, PCB, Piombo, Amianto) richiede la redazione di schede procedurali d'efficacia operative integrate all'interno dei Piani Operativi di Sicurezza.
Sorveglianza sanitaria e formazione: La presenza di inquinanti cumulativi e cancerogeni impone una stretta collaborazione con il Medico Competente per la definizione dei protocolli di sorveglianza e per l'erogazione di una formazione mirata alle reali dinamiche del cantiere.
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