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Anno 8 - numero 1396 di giovedì 19 gennaio 2006 IL CARICO DI LAVORO MENTALE: COME GESTIRLOUna normativa UNI come supporto alla progettazione di condizioni lavorative che tengono conto dello stress mentale e degli effetti conseguenti, come ridotta vigilanza e saturazione mentale. Pubblicità
Sono state recepite e tradotte in lingua italiana la norme europee EN ISO 10075-1 e EN ISO 10075-2, divenendo a tutti gli effetti norme nazionali italiane. La fatica mentale è definita nella norma come “alterazione temporanea dell’efficienza funzionale mentale e fisica, condizionata dall’intensità, durata e andamento temporale dello strain mentale precedente” ed è da considerare fra i rischi da prevenire sul luogo di lavoro. La monotonia, viene attribuita all’eccessiva ripetitività e uniformità dei compiti da svolgere ed a un campo di attenzione troppo ristretto. La ridotta vigilanza, molto pericolosa quando viene accusata da operatori con compiti di controllo, insorge se - a livello mentale - c’è contraddizione fra richiesta continua di attenzione (ad es. per cogliere sui displays eventuali segnali di malfunzionamento) e la poca variabilità o assenza di eventi che inducono noia, lentezza e sonnolenza. La saturazione mentale, è uno stato di confuso nervosismo e di rifiuto emotivo nei confronti di mansioni o situazioni ritenute inutili. Progettare il lavoro per ottimizzare il carico mentale. La norma prevede anche che “non esperti” come datori di lavoro, lavoratori e loro rappresentanti, gestori di sistemi, progettisti e autorità istituzionali possano ugualmente trovare e capire le indicazioni utili per orientarsi nel campo della valutazione del carico mentale. Naturalmente, a differenti livelli di competenza corrisponderanno differenti livelli di precisione.
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