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Donne migranti e rischi psicosociali nel lavoro domestico e di cura
Un nuovo documento dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA) si sofferma, infatti, sulle donne migranti che sono impiegate nei servizi di cura, pulizia e lavoro domestico, inclusi i lavori mediati da piattaforme digitali.
Il documento europeo – uno studio di caso curato da Jane Pillinger - applica una prospettiva intersezionale, cioè mette in risalto le conseguenze dell’intreccio di più fattori di rischio e di forme di discriminazione, per esaminare l’esposizione a stress, violenza e molestie. E sono presentati vari esempi di iniziative in tutta l’UE che migliorano la prevenzione e la protezione dei lavoratori.
Ci soffermiamo, dunque, sul nuovo Case Study “Psychosocial risks and working conditions of migrant women in care, cleaning and domestic work” (Rischi psicosociali e condizioni di lavoro delle donne migranti nei settori dell’assistenza, delle pulizie e del lavoro domestico) con particolare riferimento ai seguenti argomenti:
- Assistenza, pulizie e lavoro domestico: rischi e criticità
- Donne migranti e rischi psicosociali: lavori di assistenza e pulizia
- Donne migranti e rischi psicosociali: prevenzione e fattori di successo
Assistenza, pulizie e lavoro domestico: rischi e criticità
Questo caso di studio, come indicato sopra esplora l’esposizione delle lavoratrici migranti a fattori di rischio psicosociale (psychosocial risk - PSR) nei servizi alla persona e alla famiglia (personal and household services - PHS), che comprendono l’ assistenza domiciliare, le pulizie e il lavoro domestico.
In particolare, si indica che le lavoratrici migranti impegnate nel settore PHS sono particolarmente vulnerabili ai PSR a causa della presenza di più forme di discriminazione e soprattutto all'intersezione tra genere, status migratorio, razza/etnia, lavoro poco qualificato e sottovalutazione del lavoro svolto.
Questi problemi sono aggravati da altri fattori come il lavoro spesso informale o precario, dall'accesso limitato ai diritti e alle tutele.
Si indica poi che il lavoro nel settore dei servizi alla persona e domestici rimane spesso invisibile e sottovalutato, soprattutto per quanto riguarda le competenze emotive e assistenziali, ed è tipicamente svolto in contesti privati. Inoltre, alcune donne ricoprono più ruoli precari e spesso mal retribuiti, nei settori dell’assistenza e delle pulizie, il che le porta a stanchezza cronica e burnout.
Gli operatori sono poi soggetti a stress dovuto alle esigenze del lavoro emotivo svolto mentre si prendono cura di malati, anziani o disabili senza un sostegno adeguato. E l'isolamento sociale e la mancanza di sostegno sono aggravati dalla separazione dai familiari: gli operatori sanitari migranti lavorano spesso per inviare denaro a casa ai figli e agli altri membri della famiglia. Inoltre, l'isolamento dalle reti sociali può verificarsi anche a causa delle barriere linguistiche o degli orari di lavoro prolungati. Inoltre, i lavoratori migranti dispongono solitamente di una protezione sociale limitata e di un accesso limitato al sostegno per la salute mentale e a vari altri servizi sanitari essenziali.
Nel complesso, si indica che i rischi psicosociali sono aggravati da politiche migratorie basate sul genere, dalla mancanza di tutela del lavoro per alcuni gruppi di lavoratori migranti e dalla segmentazione del mercato del lavoro, in cui le donne migranti svolgono lavori "3D": sporchi, pericolosi e umilianti (dirty, dangerous, and demeaning).
Donne migranti e rischi psicosociali: lavori di assistenza e pulizia
Il documento si sofferma, in particolare, sulle donne migranti che lavorano nel settore dell’assistenza e che devono affrontare ulteriori disuguaglianze dovute al loro genere e al loro status di migranti, che si intrecciano con la precarietà e l’insicurezza lavorativa (OIL, 2022a e 2024).
Si ricorda che in alcuni paesi europei, i lavoratori migranti forniscono fino al 70% dell’assistenza agli anziani (OIL, 2024). Tuttavia, ancora oggi, molte donne migranti impegnate nel lavoro di assistenza svolgono un lavoro precario, poco valorizzato e sottopagato (Williams, 2021 e 2023; OIL, 2022a; PSI, 2022; Yeates et al., 2022).
Una ricerca condotta su lavoratrici migranti nel settore dell’ assistenza agli anziani in Svezia ha individuato situazioni lavorative difficili, con molte lavoratrici che hanno riferito esperienze di discriminazione e umiliazione da parte delle persone di cui si prendono cura. Si segnala poi che in Austria, come in molti altri paesi, il lavoro precario esiste perché il modello di assistenza privilegia il lavoro autonomo; i rischi sono accentuati dal fatto che gli operatori sanitari autonomi non sono soggetti ad alcun contratto collettivo né alle relative norme del diritto del lavoro (Autorità europea del lavoro, 2021).
Anche le donne migranti addette alle pulizie sono esposte a rischi psicosociali (PSR) quali la precarietà lavorativa, la mancanza di controllo sui processi e sulle mansioni lavorative, la bassa retribuzione e l’esposizione a condizioni di lavoro difficili e a molestie sessuali (EU-OSHA, 2009; UNI, 2023; EU-OSHA, 2025). Queste condizioni possono causare un aumento dello stress.
Una ricerca della federazione sindacale UNI evidenzia una serie di rischi psicosociali affrontati dalle donne migranti addette alle pulizie, che lavorano prevalentemente in turni atipici (UNI, 2023). Complessivamente, il 70% delle addette alle pulizie del turno di notte e oltre il 50% delle lavoratrici dei turni di prima mattina e serali hanno riferito di soffrire di sonno insufficiente. Inoltre, circa il 45% delle addette alle pulizie che lavorano di notte ha riferito di sentirsi insicure durante i turni notturni. Un terzo delle addette alle pulizie ha riferito di aver subito molestie sul posto di lavoro e una percentuale simile ha subito molestie durante il tragitto casa-lavoro. Le difficoltà nel conciliare vita lavorativa e vita privata, compresi i rapporti con i partner e i figli, rimangono un problema significativo per le addette alle pulizie che lavorano con orari atipici.
Rimandiamo alla lettura del documento europea che riporta ulteriori dettagli sulle lavoratrici domestiche migranti e sul lavoro mediato dalle piattaforme digitali.
Donne migranti e rischi psicosociali: prevenzione e fattori di successo
Il documento presenta poi varie iniziative messe in atto nell’Unione europea che migliorano la prevenzione delle criticità presentate e ne indica i fattori di successo.
Infatti, le iniziative presentate:
- illustrano una serie di pratiche che affrontano le criticità da una prospettiva di genere e intersezionale, non come elementi aggiuntivi ma come parti integranti dei fattori di rischio psicosociale;
- mostrano come gli interventi negli ambienti di lavoro possano migliorare la comunicazione, il sostegno sociale, il riconoscimento, l’autonomia e le condizioni di lavoro, elementi chiave per ridurre i rischi di sfruttamento delle lavoratrici migranti nei settori dell’assistenza, delle pulizie e dei lavori domestici. Ad esempio, iniziative, come quelle avviate in Belgio e in Spagna, hanno portato i lavoratori domestici a godere degli stessi diritti in materia di salute e sicurezza sul lavoro di tutti gli altri lavoratori;
- evidenziano i benefici di una partecipazione inclusiva, in cui i lavoratori contribuiscono con idee per migliorare le modalità di svolgimento del lavoro. La partecipazione dei lavoratori può aiutare a dare voce ai lavoratori più emarginati, come le donne migranti che svolgono lavori precari, il che a sua volta può contribuire a costruire processi di lavoro e turni migliori;
- indicano che le parti sociali che hanno un ruolo nell'attuazione di strategie volte ad assumere, organizzare e rappresentare i lavoratori del settore PHS, come illustrato dagli esempi di Danimarca, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. In particolare, l'accordo danese sottolinea la necessità di affrontare la questione nel lavoro su piattaforma.
In definitiva, riguardo ai punti chiave presentati nel Case Study, gli esempi riportati dimostrano l'importanza di iniziative concrete che vanno dall'erogazione di specifici programmi di sostegno, alla fornitura di informazioni nelle lingue parlate dalle lavoratrici migranti e in formati accessibili per i lavoratori con bassi livelli di alfabetizzazione, nonché l’offerta di opportunità di regolarizzazione per garantire la tutela dei diritti dei lavoratori migranti esposti a rischi, anche nel lavoro su piattaforme digitali. È poi importante promuovere modalità innovative per coinvolgere le lavoratrici migranti e garantire che abbiano il controllo sui propri orari di lavoro, comprendano cosa può essere incluso nei loro contratti di lavoro e siano consapevoli dei propri diritti.
Infine, si indica come sia importante fornire agli ispettori del lavoro indicazioni su come identificare i fattori di rischio psicosociale nelle strutture di assistenza a domicilio collaborando con i datori di lavoro per sensibilizzarli sulle condizioni di lavoro e su come ridurre i rischi. E un ulteriore modo per ridurre l’esposizione ai rischi psicosociali è quello di fornire strumenti di valutazione del rischio accessibili anche ai datori di lavoro nelle abitazioni private
Rimandiamo alla lettura integrale del documento che, riguardo alle iniziative volte a ridurre l'esposizione ai rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori migranti in ambito PHS, si sofferma su:
- strumenti di valutazione dei rischi per il lavoro domestico in Spagna;
- formalizzazione del lavoro informale di pulizia e lavoro domestico in Belgio;
- migliorare l'ambiente di lavoro psicosociale per le squadre di pulizia in Danimarca;
- promuovere la sicurezza e la salute sul lavoro dei lavoratori migranti in Croazia;
- contrattazione collettiva e accordi tra le parti sociali;
- difesa dei diritti dei lavoratori del settore PHS.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
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