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Sicurezza nei lavori su alberi con funi: spostamenti, taglio, emergenze
Roma, 22 Giu – Sono diverse le prassi, le procedure che possono ridurre i tanti rischi (caduta dall’alto, contatto con linee elettriche e attrezzature da taglio, caduta di oggetti, …) per gli operatori impegnati nello svolgimento di lavori su alberi con funi, ad esempio per la raccolta di frutti o interventi di potatura.
A fornire utili informazioni su queste procedure è un documento, allegato alla Circolare n. 2 del 13 febbraio 2025 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dal titolo “ Istruzioni per l’esecuzione in sicurezza di lavori su alberi con funi”.
Il documento presenta misure di sicurezza, informazioni tecniche per la scelta e uso di attrezzature di lavoro e dispositivi di protezione individuale” e precise procedure di lavoro anche per la gestione delle emergenze e le procedure di recupero di operatori “non più autosufficienti o impossibilitati a muoversi”.
Nelle scorse settimane, abbiamo presentato, attraverso il testo del documento, alcune procedure come l’organizzazione dell’area di lavoro, l’ispezione visiva dell’albero e dell’area e l’accesso in quota, oggi ci soffermiamo sui seguenti argomenti:
- Procedure per i lavori su alberi con funi: spostamento in chioma
- Procedure per i lavori su alberi con funi: taglio in quota
- Procedure per i lavori su alberi con funi: gestione delle emergenze
Procedure per i lavori su alberi con funi: spostamento in chioma
Dopo aver già accennato al tema dell’accesso alla chioma della pianta, vediamo di raccogliere qualche informazione sulle procedure nello spostamento in chioma (paragrafo 6.4) che rappresenta “la fase attraverso la quale l’operatore si muove dal punto di accesso in chioma alla zona di lavoro propriamente detta, ovvero la parte della chioma dove devono essere effettuate le operazioni di lavoro sulla pianta”. Mentre lo spostamento durante lo “smontaggio della pianta” è la situazione in cui “l’operatore, dopo aver eliminato le branche o i rami, si trova a dover procedere in discesa sul fusto che dovrà progressivamente sezionare. Circostanza in cui, nella maggioranza dei casi, non si ha più a disposizione un ancoraggio alto per il corretto posizionamento della fune di sicurezza, come invece è possibile nella fase di accesso quando la fune di sicurezza può essere usata come fune di emergenza”.
E durante le fasi di smontaggio, “la caduta dell’operatore dovrà essere prevenuta mediante l’uso del cordino di posizionamento e, nel caso di taglio dello stesso, potrà essere limitata dalla sottostante fune di lavoro. La fune di emergenza, ancorata sotto la fune di lavoro, sarà sempre disponibile per l’accesso dal basso del soccorritore”. Si segnala poi che nelle fasi descritte “l’uso della fune di sicurezza può rendere eccezionalmente il lavoro più pericoloso in quanto:
- impedisce o limita i movimenti dell’operatore negli spostamenti laterali;
- non assolve alla funzione di protezione nel caso di caduta a pendolo;
- espone inevitabilmente il lavoratore ad un fattore di caduta pari a due nelle fasi di smontaggio del fusto”.
Dunque nelle circostanze indicate ai punti 1,2,3 - quali “casi concreti di pericolosità”, conformemente a quanto indicato al punto a) del comma 1 dell’articolo 116 del d.lgs. n. 81/2008, “opportunamente dichiarati, valutati e documentati nel programma dei lavori, è consentito l’uso della sola fune di lavoro, purché sia garantito un equivalente livello di sicurezza:
- attraverso la scelta di un dispositivo regolazione delle funi o di un meccanismo sicuro che impedisca il suo accidentale scollegamento dalla fune di lavoro quando sottoposto a trazioni anomale dal segmento scarico a valle del discensore, come ad esempio nel caso dell’interazione tra la fune e il materiale di risulta;
- garantendo la permanenza, per tutta la durata dei lavori in quota, di una fune di emergenza, opportunamente collocata, di lunghezza sufficiente a raggiungere il terreno da qualsiasi punto della chioma o fusto della pianta;
- garantendo che gli spostamenti del lavoratore all’interno della chioma non espongano lo stesso al rischio di oscillazione incontrollata (effetto pendolo), mediante una progressione laterale con due funi di lavoro o frazionamenti o rinvii o cordino di posizionamento
- non utilizzando attrezzature o utensili da taglio durante gli spostamenti, senza prima essersi assicurato mediante un cordino di posizionamento o equivalente ulteriore dispositivo di protezione”.
Questi alcuni elementi che, durante la fase di spostamento in chioma, “configurano la presenza delle predette condizioni di eccezionalità”:
- “I dispositivi utilizzati nei sistemi di arresto caduta sono concepiti per lavorare sulla verticalità; all’interno della chioma, la movimentazione dell’operatore è spesso invece trasversale. Questo particolare movimento limita o compromette il funzionamento dei sistemi di arresto caduta, creando dei blocchi nello scorrimento delle funi ed esponendo l’operatore a maggior affaticamento o a rischi anche gravi causati da scivolamento, perdita di equilibrio, effetto pendolo e/o caduta;
- La struttura della chioma dell’albero potrebbe non presentare, idonei tiranti d’aria necessari al corretto funzionamento dei dispositivi di arresto caduta, rendendo il loro utilizzo non conforme alle indicazioni d’uso stabilite dai costruttori.
- I dispositivi utilizzati si possono incastrare in rami, monconi o forcelle, ostacolando la movimentazione dell’operatore, creando dei blocchi involontari della movimentazione ed esponendo l’operatore a maggior affaticamento o a rischi anche gravi causati da scivolamento, perdita di equilibrio, effetto pendolo e caduta.
- L’operatore in fase di spostamento può eseguire delle rotazioni che provocano l’intreccio della fune di lavoro con la fune di sicurezza, provocandone maggior affaticamento dovuto all’impossibilità di movimento.
- L’utilizzo di più funi può essere causa di maggior affaticamento dell’operatore, provocato dal continuo recupero e spostamento delle stesse.
- L’utilizzo di più funi può provocare maggior probabilità di aggrovigliamento tra le funi stesse, le funi di altri operatori o con il materiale di risulta, creando maggior affaticamento nell’operatore ed esponendolo ai conseguenti rischi”.
Procedure per i lavori su alberi con funi: taglio in quota
Riguardo alle procedure il documento fa poi un breve riferimento al taglio in quota.
Si indica che le attività di taglio “sono essenzialmente finalizzate alla potatura e allo smontaggio di alberi. Il taglio in quota deve essere effettuato secondo procedure di lavoro coordinate tra il/i lavoratore/i in quota e il/i lavoratore/i a terra. Ciascun lavoratore in quota deve comunicare al/ai lavoratore/i a terra l’inizio di ogni operazione che preveda la caduta al suolo di materiale di risulta”.
Durante le operazioni che prevedono l’utilizzo di attrezzature e/o utensili da taglio – continua il documento - “il posizionamento del lavoratore deve essere realizzato mediante due sistemi ancorati separatamente a parti della pianta come ad esempio:
- fune di lavoro e di sicurezza;
- fune di lavoro e cordino di posizionamento;
- due funi di lavoro”.
E il cordino di posizionamento “può essere utilizzato per:
- fornire una seconda sicurezza durante le fasi di taglio;
- rendere più stabile il posizionamento durante le fasi di lavoro con utensili da taglio,
- prevenire o controllare le conseguenze di un effetto pendolo”.
Deve poi essere “garantita la presenza di una fune di emergenza efficace per altezza e collocazione per soccorrere immediatamente il lavoratore in caso di necessità”.
Procedure per i lavori su alberi con funi: gestione delle emergenze
Veniamo, infine, alla gestione delle emergenze.
Si sottolinea che la programmazione dei lavori deve “prevedere le misure necessarie per poter soccorrere immediatamente il lavoratore in caso di necessità”. E allo scopo “è necessario che tutti lavoratori addetti ai sistemi di lavoro su fune siano formati, addestrati e muniti di idonee attrezzature” e dispositivi di protezione individuale (DPI) per “gestire le situazioni di emergenza”.
Inoltre, “è sempre necessario garantire:
- un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale. A tal fine qualora il luogo di lavoro abbia la copertura di un servizio di telefonia mobile, è considerato idoneo l’impiego di un telefono cellulare. Nel caso in cui il luogo di lavoro non abbia copertura di un servizio di telefonia mobile, ma questa sia garantita nelle sue vicinanze, l’uso del telefono cellulare è comunque considerato idoneo a condizione che la squadra di lavoro sia costituita da almeno due lavoratori a terra di cui uno incaricato di effettuare le operazioni di recupero dell’infortunato e l’altro incaricato di recarsi nella zona con copertura di rete mobile per attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale. Se il luogo di lavoro non è coperto neanche nelle immediate vicinanze da un servizio di telefonia mobile, è necessario predisporre un ponte radio con una stazione dotata di un mezzo idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale. In ogni caso, ai fini del rapido intervento del sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale, è necessario che la comunicazione indichi in maniera inequivocabile la localizzazione del luogo di svolgimento del lavoro fornendo precisi indirizzi (città, via o strada o piazza e numero civico) e, in mancanza di questi, fornendo informazioni su precisi punti di riferimento ovvero coordinate geografiche (lavori in bosco ecc.);
- la presenza di un operatore nell’area di lavoro adeguatamente formato ed equipaggiato per poter intervenire in caso di necessità effettuando le operazioni di recupero dell’infortunato;
- la disponibilità di una cassetta di pronto soccorso in caso di squadra di lavoro con tre o più lavoratori o di un pacchetto di medicazione qualora la squadra sia costituita da due lavoratori”.
Si indica poi che la eventuale necessità di ulteriori integrazioni dei presidi di primo soccorso “possono essere individuate dal medico competente ove previsto”.
Infine, si indica che le procedure di emergenza da applicare sia in quota sia a terra “devono essere opportunamente dichiarate, valutate e documentate nel programma dei lavori”. E il salvataggio “deve essere effettuato in coerenza con le fasi di seguito descritte:
- analisi e valutazione dello scenario e delle condizioni dell’infortunato, mantenendone il costante contatto visivo e verbale;
- attivazione rapida del sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale specificando il luogo di svolgimento dei lavori;
- verifica della presenza di materiale pericolante in quota, dello stato di integrità della fune di emergenza e identificazione del suo tragitto;
- accesso all’albero mediante fune di emergenza, progressione, scala o PLE;
- progressione e smontaggio di eventuali frazionamenti;
- raggiungimento dell’infortunato;
- collegamento dell’infortunato a un punto della sua imbracatura specificatamente previsto dal fabbricante per le operazioni di salvataggio;
- se necessario, svincolo dell’infortunato dal sistema a cui era precedentemente collegato;
- se necessario, utilizzo dei sistemi di ridirezionamento per evitare l’effetto pendolo
- discesa a terra”.
Concludiamo, segnalando che, riguardo alle procedure di lavoro (paragrafo 6.0), il documento affronta i seguenti temi:
- organizzazione dell’area di lavoro
- ispezione visiva dell’albero e dell’area circostante
- accesso in quota
- valutazione del sistema di accesso (mediante funi, mediante progressione alternata, mediante arrampicata)
- valutazione degli ancoraggi
- installazione del sistema di accesso (mediante funi, mediante progressione alternata, mediante arrampicata)
- spostamento in chioma
- taglio in quota
- gestione delle emergenze.
RTM
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