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Viversicura: costruire la cultura della sicurezza

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Informazione, formazione, addestramento

11/04/2012

Si è conclusa la campagna straordinaria di formazione alla sicurezza promossa dalla Regione Veneto. Un seminario riporta i risultati, i monitoraggi e le riflessioni sulle opportunità di formazione. Focus su modelli culturali, credenze e apprendimento.

Viversicura: costruire la cultura della sicurezza

Si è conclusa la campagna straordinaria di formazione alla sicurezza promossa dalla Regione Veneto. Un seminario riporta i risultati, i monitoraggi e le riflessioni sulle opportunità di formazione. Focus su modelli culturali, credenze e apprendimento.

 
 
Venezia, 11 Apr – Dal mese di settembre 2010 al mese di dicembre del 2011 l’Assessorato Regionale all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro della Regione Veneto (coordinato dalla Direzione Regionale Formazione) ha promosso una campagna straordinaria di formazione rivolta alle aziende venete, con l’obiettivo di diffondere la cultura della sicurezza sul posto di lavoro. Una campagna che si è articolata in numerosi interventi di formazione ed informazione, con l’obiettivo di portare ad un cambiamento di abitudini, di comportamenti, di valori sia individuali che sociali nell’ambito della sicurezza e supportare così il sistema imprenditoriale veneto nella diffusione della cultura della sicurezza in azienda.
Importante per tale campagna straordinaria è stato poi il ruolo del portale on line, Viversicura, che ha permesso non solo di documentare, ma anche di monitorare e promuovere le iniziative della campagna.
 
In relazione alla conclusione di questa campagna – che PuntoSicuro ha seguito in questi anni presentandone eventi e documenti -  il 2 dicembre 2011, presso la ex Chiesa di Santa Marta nell’Area polivalente del Porto di Venezia, ha avuto luogo il “Seminario finale della Campagna Straordinaria di Formazione in Sicurezza”.
 
Il seminario è stata un’occasione per poter presentare e riflettere sui risultati raggiunti, un
momento di confronto ma anche un momento di apprendimento e di stimolo sulle opportunità educative e di apprendimento. Ad esempio sull’utilizzo di modelli e metodologie in grado di movimentare l’esperienza e non solo di trasmettere informazioni.
 
Ai partecipanti all’evento è stata distribuita una pubblicazione in cui sono stati valorizzati i risultati della Campagna con una sintesi dei dati di monitoraggio dei progetti finanziati e realizzati e dove, grazie alla collaborazione di alcuni soggetti gestori, sono state raccolte diverse esperienze significative.


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Ci soffermiamo brevemente proprio su quest’ultima pubblicazione dal titolo “ Viversicura. Esperienze e risultati. Settembre 2010 - dicembre 2011”. 
 
L’Assessore Regionale all’Istruzione, Formazione e al Lavoro Elena Donazzan  sottolinea, come premessa alla lettura del documento, che “l’investimento nelle persone attraverso l’informazione, la formazione e la consulenza costituisce la chiave di volta per lo sviluppo di una cultura della sicurezza”.
 
Ed in fondo è stato proprio questo l’obiettivo  centrale di una campagna che ha visto coinvolte oltre 3.000 imprese e 9.250 lavoratori.
Una campagna sotto il cui ombrello sono stati realizzati quasi 1.000 eventi in poco più di un anno: 138 seminari informativi, 548 interventi di formazione, 307 interventi di assistenza e consulenza attivati direttamente nelle aziende e nei cantieri.
Inoltre è stato possibile condurre attività di monitoraggio qualitativo su quanto realizzato con questionari che hanno rilevato dati sia in relazione ai partecipanti agli interventi seminariali, formativi e consulenziali, che agli enti attuatori dei progetti e ai soggetti esterni che sono venuti a conoscenza della Campagna e/o sono transitati sull’ambiente online Viversicura.
 
Alcune riflessioni sulla formazione alla sicurezza li possiamo trovare nel documento “ Formare alla sicurezza. Metodologie per partecipare e costruire la cultura della sicurezza”, a cura del Prof. P. Ellerani.
 
Ad esempio riguardo al rapporto tra modelli culturali e credenze, un rapporto da cui non si può prescindere per arrivare ad una cultura condivisa della sicurezza tra lavoratori che arrivano da culture differenti, l’autore riporta alcuni spunti:
- “i modelli culturali vivono delle credenze che individui e comunità producono, condividono e modificano;
 - far parte di una cultura significa condividere gli schemi mentali, i modelli comunicativi, le categorie interpretative sottese alle conoscenze proposizionali (che cosa) e quelle procedurali (come)”;
- “ogni cultura si configura come una costellazione di credenze, adeguatamente estesa per affrontare i vari aspetti della realtà fisica e sociale, relativamente stabile e condivisa dalla maggioranza di una certa comunità;
- nel gioco tra implicito ed esplicito avvengono i processi di ‘inculturazione’;
- le forme di interpretare i significati, le priorità, le necessità, i tempi probabilmente differiscono anche tra culture”.
 
L’autore si sofferma anche sul contesto per apprendere: “il contesto si riferisce agli eventi accaduti precedentemente, durante e conseguenti a compiti cognitivi. Il Contesto così concepito include tutti i fattori che potrebbero influenzare la qualità del tempo utilizzato sul compito, esteso dall’organizzazione di una attività curricolare alle relazioni della classe e alla scuola nel suo insieme, alle relazioni della scuola e alla comunità della quale fa parte”.
In questo senso il contesto è “molto di più di un ambiente come spazio fisico”.
 
Senza dimenticare che “la disponibilità ad imparare è strettamente correlata alla percezione di utilità: gli adulti diventano pronti all´apprendimento quando le loro situazioni di vita generano un bisogno di apprendimento. In generale, quindi, preferiscono un apprendimento orientato alla soluzione di problemi”.
 
L’autore si sofferma infine sui modelli di apprendimento, con riferimento, ad esempio a:
- Kolbe (con riferimento a esperienza concreta, osservazione riflessiva, concettualizzazione astratta, sperimentazione attiva);
- Coop learning (apprendimento cooperativo);
- Coaching: “i modelli di coaching prevedono la ‘pratica in pratica’ con un osservatore durante la fase di apprendimento. Viene oramai riconosciuto che il coaching efficace potrebbe essere realizzato tra pari più e meno esperti”;
- Peer review: “una pratica è la visita e l’osservazione di altri colleghi in situazione. I pari forniscono feedback e assistenza per sostenere l’apprendimento individuale”.
 
 
Icontributi all’ evento finale della campagna straordinaria di formazione in sicurezza:
 
- “ Viversicura. Esperienze e risultati. Settembre 2010 - dicembre 2011” (formato PDF, 5.99 MB); 
- “ L’esperienza della Regione Veneto”, Dott. S. Romano (formato PDF, 469 kB);
- “ Formare alla sicurezza. Metodologie per partecipare e costruire la cultura della sicurezza”, Prof. P. Ellerani (formato PDF, 424 kB);     
- “ Sintesi del monitoraggio”, Dott. F. Menin (formato PDF, 607 kB); 
- “ Premiazione per la realizzazione della migliore risorsa didattica”, Dott.ssa E. Leopardi (formato PDF, 922 kB).
 
 
RTM
 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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