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Anno 12 - numero 2331 di mercoledì 10 febbraio 2010
Primo soccorso: come utilizzare il pacchetto di medicazione
Il primo soccorso può essere efficace se sappiamo come utilizzare i presidi sanitari a disposizione. Un documento in rete contiene le istruzioni di base per un uso corretto del pacchetto di medicazione.
Prima di parlare dei presidi sanitari ricordiamo che il Decreto
legislativo 81/2008 prevede che in ogni azienda sia organizzato un sistema di primo soccorso, sistema che
comprende una serie di procedure riunite nel piano di emergenza.
Il piano prevede a sua volta un servizio di primo soccorso composto da alcuni
addetti, opportunamente addestrati, che prestano assistenza
agli infortunati in attesa dei soccorsi
medici del servizio di assistenza sanitaria di emergenza, il 118.
Sempre il D.
Lgs. n. 81/2008 all’articolo 45 (Primo soccorso) indica che le caratteristiche minime delle attrezzature
di primo soccorso, i requisiti del personale addetto e la sua formazione,
individuati in relazione alla natura dell'attività, al numero dei lavoratori
occupati ed ai fattori di rischio sono individuati dal decreto ministeriale 15
luglio 2003, n. 388 e dai successivi decreti ministeriali di adeguamento
acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
E nel decreto 388 si fa riferimento al pacchetto
di medicazione, attrezzatura di primo
soccorso tenuta presso ciascun luogo di lavoro e contenente la dotazione
minima indicata nell'allegato 2 dello stesso decreto. Pacchetto che deve essere
in perfetto stato, deve essere controllato periodicamente e deve essere
facilmente accessibile.
Siamo tuttavia formati sull’uso dei diversi componenti di questo pacchetto
di medicazione?
È evidente che un intervento rapido ed efficace dei soccorsi è possibile solo
se tutti in azienda conoscono le procedure di emergenza e se hanno ricevuto una
formazione specifica con esercitazioni periodiche.
Veniamo al pacchetto e all’uso di alcuni suoi componenti facendo riferimento al
documento della Provincia Autonoma di Trento e al contenuto minimo indicato
nell’allegato del D.Lgs.
388/2003:
- “guanti sterili monouso: vanno
indossati immediatamente prima di prestare
soccorso in tutti i casi di infortunio. I guanti devono essere rimossi
subito dopo l’uso (e mai riutilizzati) e prima di toccare oggetti non
contaminati e superfici ambientali”. Il documento ricorda che nel toglierli
bisogna fare attenzione a non contaminarsi e, dopo la loro rimozione, lavarsi
possibilmente le mani;
- “soluzione cutanea di iodopovidone al
10% di iodio: indicata per la disinfezione di ferite lievi, contusione
aperta, puntura d’insetto, abrasioni, escoriazioni. Prima di procedere alla
disinfezione della ferita è bene detergere la cute lesa con soluzione
fisiologica o acqua potabile. Il disinfettante si applica attorno alla ferita
con una garza sterile (dal centro alla periferia). Prima dell’uso è
consigliabile leggere le informazioni contenute nel foglio illustrativo;
- soluzione fisiologica (sodio cloruro
0.9%): la soluzione fisiologica è indicata nel lavaggio di ferite o in caso
di contaminazioni accidentali degli occhi;
- compresse di garza sterili:
indicate per la pulizia, la disinfezione e la protezione delle ferite. Per la
protezione delle ferite appoggiare la garza ripiegata sopra la ferita e fissare
con il cerotto o una benda. Nell’impiego di questi presidi va mantenuta la sterilità,
quindi per la loro manipolazione è bene usare le pinze sterili monouso. Non
utilizzate, una volta aperta la busta le garze perdono la loro sterilità;
quindi non utilizzare le garze residue per altre medicazioni;
- pinzetta da medicazione sterile
monouso: indicata per la rimozione di piccoli corpi estranei ed ogni
qualvolta si deve operare con materiale sterile. Per mantenere la sterilità
della pinza occorre prestare molta attenzione all’apertura della confezione,
aprendola dalla parte in cui la pinza è saldata. La parte che si può toccare
con le mani è quella centrale o sagomata;
- cotone idrofilo: il cotone va
utilizzato solo come materiale assorbente in caso di perdita abbondante di
sangue, unitamente alla garza. E’ importante non usarlo direttamente sulle
ferite perché può lasciare residui di filamento di cotone”. Il documento
ricorda che gli usi del cotone idrofilo possono essere diversi (tamponcini da
medicazioni da imbibire con il disinfettante, ulteriori protezioni esterne alle
medicazioni già eseguite, ammorbidimento dello steccaggio bendato di fratture
e contusioni, tamponi nasali estemporanei, …);
- cerotti medicati: “si intendono i
cerottini di uso comune, che si trovano già confezionati sterilmente, in
diverse misure. Sono molto utili, di facile e diretta applicazione su ferite e
abrasioni. È importante che l’applicazione avvenga su cute asciutta dopo aver
pulito e disinfettato la ferita e l’area circostante”;
- cerotto alto cm 2,5: “può essere
usato per fermare le garze di una medicazione o le estremità di un bendaggio e
non va mai applicato direttamente su di una ferita. Evitare di fare un giro
completo del cerotto intorno all’arto (per non bloccare la circolazione);
- benda orlata: particolare tipo di
benda abbastanza resistente, che non si sfilaccia e che presenta una certa
versatilità d'impiego. E’ indicata per: a) il bendaggio di una medicazione
complessa; b) eseguire il bendaggio compressivo in caso di emorragia
persistente; c) praticare immobilizzazioni estemporanee di un arto
traumatizzato, avvolgendola intorno all'arto stesso e alla stecca per fratture
che lo rettilineizza”;
- forbici: “è importante che siano
del tipo “taglia abiti” e non forbicine. Si utilizzano per tagliare cerotti,
bende, rete elastica, per aprire confezione della soluzione fisiologica e per
tagliare i vestiti, nei traumi (per verificare la presenza di ferite sotto i
vestiti), nelle ustioni da sostanze
chimiche (per eliminare velocemente i vestiti impregnati);
- laccio emostatico: è importante
prevedere un laccio emostatico ‘arterioso’, utilizzato per il controllo delle
emorragie di un arto”. Il documento ricorda che “va utilizzato da personale
adeguatamente formato solo in casi estremi perché, arrestando completamente la
circolazione dell’arto, questo va in sofferenza, con il rischio di cancrena”.
Ecco comunque alcune brevi istruzioni:
“stringere il laccio fino all’arresto del sanguinamento ma non oltre,
annotare l’ora di applicazione; rimuovere o allentare la fascia è pericoloso
(perché si possono liberare in circolo coaguli, con conseguente rischio di
ostruzione di vasi sanguigni); l’applicazione del laccio va fatta a monte della
ferita (non a contatto con la ferita) e più vicino possibile alla radice
dell’arto; mai sotto il ginocchio o il gomito”;
- ghiaccio pronto all’uso: “è
indicato in caso di contusione, distorsione, amputazione, puntura d’insetto.
Attivare dando un colpo secco e deciso con la mano chiusa alla busta per
causare la rottura del sacchetto d’acqua contenuto all’interno, agitare la
confezione per avere un freddo immediato. Interporre una garza tra la busta e
la parte interessata, all’occorrenza fissare la confezione con una fascia. Non
porre la parte amputata direttamente a contatto con il ghiaccio;
- sacchetto monouso per raccolta di
rifiuti sanitari: è necessario per raccogliere tutto il materiale infetto.
Può essere utilizzato per contenere eventuali parti
amputate”.
Rimandando al documento originale (che si occupa anche di eventuali presidi per
la respirazione artificiale, teli termici e triangolari, pinzette, visiere,
siringhe, acqua ossigenata, pomate, …), ricordiamo - come indicato nel decreto
388/2003 – che ogni pacchetto di medicazione deve contenere specifiche istruzioni sul modo di usare i presidi
suddetti e di prestare i primi
soccorsi in attesa del servizio di emergenza.