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Anno 12 - numero 2439 di mercoledì 14 luglio 2010
Emergenze: i piani di evacuazione e le fasi di pre-movimento Nell’impostazione di ogni piano di evacuazione bisogna tenere in considerazione il tempo di pre-movimento. La percezione del segnale di allarme, la ricerca di adeguate conferme e i fattori che influenzano le decisioni.
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Nel n. 19 di giugno 2010 di “ PdE” - rivista di
psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente – è presente
una riflessione sul tema delle fasi di
pre-movimento nelle situazioni di emergenza.
Nell’articolo “Le fasi di pre-movimento
in un’evacuazione: considerazioni e strategie”, scritto da Antonio Zuliani,
si indica che nell’impostazione di ogni piano
di evacuazione bisogna tenere in grande considerazione il tempo di
pre-movimento, un tempo che può essere più lungo di quello impiegato per
raggiungere le vie di fuga.
In questo tempo, tra la percezione del pericolo e l’ evacuazione
vera e propria, spesso si determinano “le condizioni emotive e pragmatiche che
avranno un’influenza decisiva sull’intera procedure di emergenza”.

Questa fase di pre-movimento è
ancor più decisiva per le persone che “sono
occasionalmente all’interno dell’edificio da evacuare o che, comunque,
non sono
a conoscenza delle specifiche procedure da attuarsi in tali
circostanze”.
In questa fase “le persone sono sostanzialmente alle prese con tre
ordini di problemi: la percezione
del segnale di allarme; la sua validazione attraverso la ricerca di
adeguate
conferme; le decisioni sul da farsi”.
La percezione del segnale di allarme
È evidente che la “necessità di procedere a un’ evacuazione è
determinata
dal fatto che vi sia in atto o si possa sviluppare una situazione
potenzialmente pericolosa, e che essa sia percepita dalla persone
presenti
nell’ambiente”. Percezione che può essere diretta (la persona
percepisce la presenza di una
fonte di pericolo, ad esempio vede il fumo o le fiamme).
Tuttavia
“il più delle volte la situazione di pericolo è mediata da un segnale
di allarme”.
E “proprio di fronte a una segnalazione
sonora
di allarme possono differenziarsi significativamente le percezioni e
le reazioni che possono avere i frequentatori
abituali dell’ambiente (i dipendenti) e i frequentatori
occasionali”.
Per i primi - se il piano
di
emergenza è conosciuto e condiviso – la segnalazione ha un preciso
significato, mentre per i secondi il segnale può essere “senza contenuti
specifici
e forse anche non sufficientemente distinguibile (si pensi a una sirena)
da
altri suoni presenti nell’area”.
Inoltre il significato del segnale
è in “relazione con la percezione
del
rischio che la persona attribuisce all’ambiente nel quale si
trova”.
Più il segnale di allarme è “preciso e circoscritto”, maggiore sarà la
sua
pronta percezione.
Ricerca di conferme
La sorpresa e la possibile ambiguità del segnale di pericolo e di evacuazione spingono le persone “a ricercare una conferma di ciò che è
stato
percepito”.
L’importanza di queste informazioni supplementari “chiama in causa sia
il
sistema di informazioni previsto dal piano di evacuazione, in termini di
messaggi audio suppletivi alla semplice richiesta di evacuazione”,
sia
il ruolo del personale, “i cui atteggiamenti e le cui risposte possono
risultare decisive in questi frangenti”.
Decisione sul da farsi
Poche persone sanno come affrontare direttamente un pericolo, è
dunque molto
probabile “che la decisione presa sia nella direzione di una fuga dal
luogo
percepito come pericoloso”.
Questa tendenza può in realtà contrastare con la richiesta di attendere
nelle
cosiddette ‘zone calme’ e “ancor di
più con quella di riunirsi in un luogo, definito come sicuro, in attesa
dei soccorsi
e delle relative valutazioni in caso di possibile contaminazione”.
Sulle decisioni da prendere influiscono diversi
aspetti come:
- “la familiarità che la persona ha con l’ambiente;
- la possibilità di vedere personalmente le vie di fuga;
- il livello di differenziazione architettonica che lo aiuta
nell’orientamento;
- la presenza e l’ubicazione di una segnaletica
veramente percepibile;
- le esperienza passate di situazioni
di
emergenza. Sotto questo aspetto occorre ricordare la fondamentale
importanza che hanno le esercitazioni e le simulazioni se condotte in
modo
attento e realistico;
- il ruolo e la responsabilità che si sente nei confronti degli altri”;
- la presenza di persone care che “induce alla loro ricerca prima
dell’ evacuazione”.
Fattori personali che possono influire
sul pre-movimento
Dunque la fase di pre-movimento è influenzata da diversi fattori
individuali:
- “l’assunzione di un ruolo di leader o
subordinato”: la maggior parte delle persone assume un ruolo
subordinato ed
è “spinta ad attendere da altri la presa di decisione sui comportamenti
da
adottare”;
- “il livello di gestione dello stress:
la situazione di pericolo espone la persona a un numero e a una qualità
di
stimoli che sono in grado di aumentare sensibilmente la quota di stress,
arrivando a un livello tale da compromettere sensibilmente i processi
cognitivi, relativi sia alla percezione di quanto sta avvenendo sia alle
decisioni più idonee da assumere”;
- “ il senso di autoefficacia,
intendendo con questo concetto – come indicato da Albert Bandura "la
convinzione delle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso
di
azioni necessarie per gestire adeguatamente le situazioni che si
incontreranno
in un particolare contesto, in modo da raggiungere gli obiettivi
prefissati".
Se questi fattori non possono essere modificati durante la situazione
di
emergenza, “è possibile influire in modo significativo sugli esiti
negativi che potrebbero produrre”. Ad esempio l’atteggiamento
subordinato “può
essere sorretto da un personale capace di prendere con autorevolezza la
guida
della situazione in atto, il livello
di
stress alleggerito fornendo informazioni graduali e facili da
ricordare,
il senso di autoefficacia sorretto fornendo alle persone coinvolte la
possibilità di partecipare, anche se in modo marginale, alle attività di
evacuazione o soccorso in atto”.
Selezione e formazione del personale
Il personale
ha un ruolo decisivo “sul buon andamento di una procedura di evacuazione
e, in
modo specifico, sull’esito della fase di pre-movimento”.
In questa direzione – continua Zuliani – “il personale va selezionato
e
formato anche nelle capacità e nelle competenze relative alla
gestione
degli aspetti riguardanti i bisogni più strettamente emotivi, espressi
dalle
persone da evacuare”.
Senza dimenticare che i lavoratori
durante le emergenze
si trovano ad essere al contempo “soccorritori di quanti si trovano in
quel
momento nell’edificio, ma anche vittime dell’evento”.
Dunque, per concludere, è necessario affrontare “il tema del superamento
dei piani
di
emergenza (spesso statici) per andare nella direzione dei sistemi
di emergenza che sappiano
affrontare il variare delle situazioni determinate dalla presenza delle
persone
negli ambienti”.
Il tempo di pre-movimento è “basilare nell’impostazione di ogni piano di
evacuazione”.
Occuparsi anche di questa fase permette di rispondere alle “tre
richieste che le persone pongono e
verso i quali un sistema
di
emergenza dovrebbe trovare delle adeguate soluzioni”:
- “essere messe nelle condizioni di porsi in salvo”;
- “sapere le sorti delle persone con le quali si trovavano all’interno
dell’edificio”;
- “essere informate su quanto sta accadendo”.
Se tali richieste saranno sufficientemente soddisfatte le persone
mostreranno
un’adeguata “predisposizione alla collaborazione anche in circostanze
molto
difficili”.
PdE,
rivista
di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente.
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