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Le criticità nella tutela di salute e sicurezza dei lavoratori agricoli
Urbino, 7 Gen – Come ricordato dall’Inail nella Relazione annuale 2023 l’attività agricola è sicuramente ai vertici del rischio infortunistico e l’indice di frequenza degli infortuni che interessano gli assicurati del settore agricolo restituisce un rischio elevato e superiore alla media dell’Industria e servizi, al pari di costruzioni e trasporti, sia in termini di frequenza di infortunio totale sia per quanto riguarda i postumi permanenti e mortali.
A ricordare questi dati e a fare interessanti riflessioni sulla sicurezza e salute e in agricoltura è un contributo presente nella parte dedicata a “Note e dibattiti” del numero 1/2025 di “Diritto della sicurezza sul lavoro”, rivista online dell'Osservatorio Olympus dell' Università degli Studi di Urbino.
Il contributo “Profili critici della sicurezza e della tutela della salute dei lavoratori agricoli”, a cura di Stefano Margiotta (Avvocato patrocinante davanti alle Magistrature superiori, docente presso l’Alta Scuola per l’Amministrazione - Università di RomaTre e Consulente giuridico della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati”) fa riferimento agli “Stati generali della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro” che si sono svolti dal 29 al 31 ottobre 2024 presso la Camera dei Deputati. Uno dei tre “Panel” presentati, dedicato alla sicurezza del lavoro agricolo, è stato moderato dall’autore e da qui il contributo prende le mosse per una riflessione sullo stato del quadro normativo della sicurezza del lavoro agricolo di cui è fornita una panoramica con spunti critici.
Nel presentare brevemente questo contributo ci soffermiamo sui seguenti argomenti:
- Sicurezza e salute dei lavoratori agricoli: le peculiarità
- Sicurezza e salute dei lavoratori agricoli: le criticità e la formazione
- Sicurezza e salute dei lavoratori agricoli: la tensione tra sicurezza e competitività
Sicurezza e salute dei lavoratori agricoli: le peculiarità
Il contributo ricorda come proprio nel settore agricolo il dato del numero degli infortuni e delle malattie professionali rischi di “essere sottostimato”. Infatti – continua l’autore – “se è questo il settore dove più si realizza il fenomeno del lavoro ‘nero’, se sono gli infortuni sul lavoro meno gravi quelli più facili da dissimulare e se, come è naturale, è il datore di lavoro ‘nero’ quello che, quando può, tenta di nasconderli, è inevitabile che siano proprio gli infortuni e le malattie meno gravi dei lavoratori agricoli a venire, più spesso, non denunciati all’INAIL”.
Si segnala poi che il fenomeno infortunistico presenta, nel comparto agricolo, “caratteri suoi peculiari”:
- “vittime degli infortuni e delle malattie professionali sono, in parte molto significativa, lavoratori autonomi tipici del settore agricolo e cioè coltivatori diretti, piccoli coloni, compartecipanti, familiari e non, all’impresa agricola”;
- l’età media degli infortunati e degli ammalati sul lavoro è “molto più alta di quella che caratterizza altri settori”;
- i dati statistici dell’INAIL rivelano, “in agricoltura, rispetto a quanto avviene in altri settori economici, un’assoluta prevalenza degli infortuni derivanti da malfunzionamento o errore nell’impiego di macchine e attrezzature di lavoro (spesso piuttosto obsolete e non sempre ben manutenute ovvero impiegate oltre al limite delle loro possibilità)”.
Si segnala anche che le peculiarità del fenomeno infortunistico nel lavoro agricolo si “accompagnano alle peculiarità proprie dell’attività e del mercato del lavoro agricoli”. Ad esempio, con riferimento al tessuto imprenditoriale che caratterizza il settore agricolo e che “consiste per la gran parte in micro-aziende” o ad un mercato del lavoro agricolo costituito “da una manodopera composta prevalentemente da braccianti, spesso extracomunitari che non conoscono la lingua italiana e non di rado irregolarmente presenti in Italia”. E questo rende “talora difficile lo svolgimento, secondo le norme comuni, della loro formazione in materia di sicurezza. Tanto più che quando si tratta di illecito lavoro sommerso, v’è la naturale propensione dei datori di astenersi da qualsivoglia azione che possa, in quanto implicante il coinvolgimento di terzi (medici competenti, formatori, organizzazioni sindacali, ecc.), palesare l’illecito”.
Si ricorda poi la naturale esposizione dei lavoratori agricoli agli agenti atmosferici che “rende particolarmente attuale il tema dei rischi derivanti dal paventato aumento delle temperature e da eventi metereologici d’intensità estrema”.
Sicurezza e salute dei lavoratori agricoli: le criticità e la formazione
L’autore si sofferma sul quadro giuridico della materia e presenta alcuni profili critici della semplificazione dell’obbligo di formazione dei lavoratori agricoli stagionali.
Si indica che “il quadro normativo della sicurezza e della tutela della salute dei lavoratori rispetta poco le peculiarità del lavoro agricolo”.
Ad esempio il d.lgs. n. 81/2008 (Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro) “non si applica, salvo l’art. 21, al lavoro autonomo; ma ciò assume un particolare rilievo per il settore agricolo dove, come si è detto, è molto significativa la presenza dei lavoratori autonomi, tra i più colpiti dal fenomeno infortunistico. Nei loro confronti, proprio perché lavoratori autonomi, non sono neppure previsti obblighi di sorveglianza sanitaria e di formazione in materia di sicurezza e salute”. E se il Testo Unico “si applica anche ai lavoratori subordinati, e ad essi assimilati, dell’agricoltura”, alla particolarità del loro lavoro “non sono dedicate che poche disposizioni:
- l’art. 62, comma 2, lett. d-bis, esclude dal concetto di ‘luogo di lavoro’ campi, boschi e terreni facenti parte di un’azienda agricola o forestale;
- il p. 6 dell’all. IV rinvia alle disposizioni comuni dell’all. IV medesimo per quanto riguarda la protezione dai rischi derivanti dall’uso in agricoltura di sostanze asfissianti, tossiche, infettanti o comunque nocive alla salute e detta alcune disposizioni sulle condizioni di abitabilità dei fabbricati adibiti ad abitazione rurale che riproducono pedissequamente gli artt. 49 ss. del d.P.R. n. 303 del 19 marzo 1956 (e sono, anche per questo, in parte sorpassate)”.
Si indica poi che maggior rilievo hanno le “disposizioni dettate per la semplificazione di alcuni obblighi in materia di sicurezza e salute dei lavoratori agricoli stagionali”.
Ad esempio, per i “ lavoratori stagionali occupati presso un’azienda media o piccola per un numero di giornate non superiore a cinquanta nell’anno, e sempre che si tratti di ‘lavorazioni generiche e semplici non richiedenti specifici requisiti professionali’”, l’art. 3 del DM 27 marzo 2013 stabilisce che “mediante consegna al lavoratore di apposito ‘documento’ informativo si considerano assolti gli obblighi di informazione e formazione – ed anche, si deve ritenere, d’addestramento pratico”.
Tuttavia – continua l’autore – “il modo tramite il quale il decreto ministeriale 27 marzo 2013 semplifica gli obblighi di formazione nei confronti di tali lavoratori non è molto convincente”. Si indica che “restano deluse le esigenze di sicurezza e salute che l’attività di mera informazione non riesce a soddisfare”. E informazione, formazione e addestramento pratico “rischiano di venire ricondotti alla consegna di una sorta di opuscolo informativo, analogamente a quanto il datore di lavoro poteva limitarsi a fare nel sistema previgente all’attuazione delle direttive comunitarie in materia di salute e sicurezza del lavoro (direttiva n. 391 del 1989, anzitutto) e al d.lgs. n. 626 del 19 settembre 1994, oltre che evidentemente al d.lgs. n. 81 del 9 aprile 2008”.
E alle difficoltà di esigere da datori di lavoro, “che occupino per brevi periodi lavoratori stagionali, lo svolgimento di una formazione approfondita e di un completo addestramento pratico, non dovrebbe ovviarsi con la mortificazione di queste attività, cruciali per la sicurezza e la salute dei lavoratori agricoli”, ma con la valorizzazione di “organizzazioni capaci di soccorrere i datori di lavoro nell’esecuzione di questi compiti”.
Dunque, degne di considerazione appaiono “le proposte di iniziativa legislativa volte a fare ‘massa critica’ delle attività di formazione nell’ambito di sistemi di bilateralità e a predisporre un libretto formativo – o almeno un attestato di formazione – per il lavoratore agricolo, valido per più rapporti di lavoro, dove si comprova la formazione ricevuta”.
Sicurezza e salute dei lavoratori agricoli: la tensione tra sicurezza e competitività
Il contributo si sofferma su molti altri aspetti, ad esempio illustrando criticamente le disposizioni che il Testo Unico dedica alla sicurezza del lavoro agricolo e le norme per la semplificazione in materia di formazione e sorveglianza sanitaria dei lavoratori stagionali del settore agricolo. O anche illustrando luci e ombre del sistema dei bandi per il finanziamento di misure di sicurezza (ammodernamento dei macchinari) del lavoro agricolo e delle norme dell’Unione europea sulla condizionalità sociale.
Le considerazioni fatte – si indica nelle conclusioni del contributo - evidenziano “come la disciplina della sicurezza e della tutela della salute dei lavoratori agricoli manchi di disposizioni che tengano sufficientemente conto delle peculiarità di questo settore”. Tuttavia, qualsivoglia intervento normativo dovrebbe “non dimenticare due fondamentali caratteristiche del mercato del lavoro agricolo:
- la prima consiste “nella diffusa presenza di lavoro ‘nero’ così che qualsivoglia impegno per la prevenzione dai rischi del lavoro agricolo e per la protezione della salute e sicurezza dei lavoratori del settore si intreccia con la lotta al lavoro agricolo sommerso”;
- la seconda “deriva dal fatto che il mercato agricolo è estremamente competitivo e le varie fasi delle relative filiere di produzione, trasporto, intermediazione e vendita dei prodotti agricoli sono tra le più esposte ai fenomeni di dumping sociale che favoriscono produttori, disonesti o extracomunitari, che non osservano o non sono tenuti ad osservare una legislazione sociale come quella italiana e dell’Unione europea”.
E “non manca di suggestione l’idea di studiare forme di parziale corresponsabilità dei vari soggetti coinvolti nella filiera agricolo-alimentare (produttori, trasportatori, intermediari, acquirenti dei prodotti all’ingrosso al fine della loro vendita al dettaglio) ispirandosi a normative, quali quella sulla filiera della produzione e gestione dei rifiuti”.
Tuttavia, alla concreta realizzazione di quest’idea “si frappongono molti ostacoli, senza contare che essa potrebbe favorire gli operatori agricoli stranieri”.
Insomma si realizza nel settore agricolo, forse più ancora che in altri settori, “la tensione tra l’aspirazione ad assicurare a chi svolge attività lavorativa la massima sicurezza possibile da un lato e, dall’altro, la necessità di evitare misure che danneggino la competitività delle nostre imprese agricole nel mercato globale, manifestazione, su scala ridotta, di uno dei caratteri dell’economia del nostro tempo, vale a dire la contrapposizione dei principi del libero mercato e della libertà d’iniziativa economica da una parte e, dall’altra parte, di tutela della dignità della persona e del lavoro”.
Concludiamo rimandando alla lettura integrale del contributo e riportando il suo sommario:
- La (in)sicurezza del lavoro agricolo. Considerazioni preliminari
- Il quadro giuridico della materia. Profili critici della semplificazione dell’obbligo di formazione dei lavoratori agricoli stagionali
- (segue). La semplificazione della sorveglianza sanitaria e la valorizzazione del sistema della bilateralità
- Tutela della salute dei lavoratori agricoli e cambiamento climatico
- La questione della vetustà del parco-macchine e delle attrezzature agricole e i finanziamenti perla sicurezza del lavoro agricolo – I bandi ISI ed ISMEA
- Prospettive e limiti della condizionalità sociale dei pagamenti alle imprese agricole stabiliti in attuazione della Politica agricola comunitaria-PAC
- Considerazioni conclusive
Nota bibliografica
Appendice – Dati INAIL sugli infortuni sul lavoro nel settore agricolo.
RTM
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