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Gender Gap 2026: Italia 83ª, lavoro e parità restano le sfide
Il World Economic Forum (WEF) ha pubblicato la ventesima edizione del Global Gender Gap Report 2026, il documento di riferimento internazionale che analizza le disparità tra uomini e donne su un campione di 145 economie mondiali. Il rapporto misura il divario di genere attraverso quattro dimensioni fondamentali: partecipazione ed opportunità economiche, livello di istruzione, salute e sopravvivenza, ed empowerment politico.
A livello globale, l'indice evidenzia che è stato colmato il 69,2% del divario complessivo. Prendendo in esame il campione storico di 97 Paesi monitorati ininterrottamente dal 2006, la percentuale sale al 69,4%. Nonostante i progressi registrati negli ultimi due decenni, il ritmo di convergenza rimane estremamente lento: secondo le stime del WEF, al tasso attuale di avanzamento saranno necessari ancora 120 anni per raggiungere la piena parità di genere a livello mondiale.
I quattro pilastri del divario di genere nel mondo: il divario economico e politico
L'analisi dei singoli sottoindici del Global Gender Gap Report 2026 mostra un quadro fortemente eterogeneo tra i diversi ambiti della vita sociale ed economica:
Istruzione (Educational Attainment): Rappresenta il settore più vicino al riequilibrio, con il 96,9% del divario colmato a livello globale.
Salute e sopravvivenza (Health and Survival): Registra un livello di parità pari al 96,2%.
Partecipazione ed opportunità economiche (Economic Participation and Opportunity): Presenta una situazione ancora fortemente critica, con appena il 61,7% del divario colmato.
Empowerment politico (Political Empowerment): Si conferma la dimensione con la maggiore disparità, arretrando al 22,1%.
Dal punto di vista geografico, l'Europa si conferma la regione più avanzata, con un punteggio medio del 75,7% di divario colmato. Nella top 10 mondiale figurano ben sette Paesi europei: l'Islanda guida la classifica globale per il diciassettesimo anno consecutivo con il 93% di divario azzerato (unico Paese sopra la soglia del 90%), seguita da Finlandia (87,2%), Norvegia (85,7%), Regno Unito, Svezia, Germania e Irlanda.
La situazione dell'Italia: 83° posto nel ranking mondiale e criticità sul lavoro
Nel rapporto del 2026, l'Italia si colloca all'83° posto su 145 Paesi, ottenendo un punteggio complessivo di 0,708 (pari al 70,8% di divario colmato). Pur registrando un avanzamento di due posizioni rispetto all'85° posto occupato nel 2025, il miglioramento dell'indice italiano è pari ad appena +0,004 punti, evidenziando una sostanziale stagnazione strutturale.
I risultati italiani disaggregati per sottoindice mostrano un marcato ritardo, in particolare nelle opportunità economiche:
Partecipazione ed opportunità economiche: L'Italia scivola al 121° posto mondiale (punteggio 0,600). È il dato più preoccupante, condizionato dai bassi tassi di occupazione femminile, dalla segregazione occupazionale, dai divari retributivi (gender pay gap) e dalla limitata presenza femminile nelle posizioni apicali e dirigenziali.
Empowerment politico: L'Italia occupa la 61ª posizione (punteggio 0,268), risentendo della discontinuità nella rappresentanza femminile nelle istituzioni parlamentari e di governo.
Salute e sopravvivenza: Il Paese si posiziona all'87° posto (punteggio 0,966).
Istruzione: L'Italia raggiunge il 46° posto (punteggio 0,998), confermando elevati livelli di scolarizzazione femminile, anche se persiste un ritardo nell'accesso e nell'inserimento lavorativo nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).
Il quadro normativo: la valutazione dei rischi di genere (D.Lgs. 81/2008) e la UNI/PdR 125:2022
I dati del report WEF sottolineano che l'iniquità di genere non è solo una questione sociale o retributiva, ma ha un impatto diretto sulla gestione delle risorse umane, sull'organizzazione del lavoro e sui livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
La valutazione dei rischi in ottica di genere (Art. 28, D.Lgs. 81/2008)
Il testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro fa esplicito obbligo al datore di lavoro di considerare la variabile di genere. L'Articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che la valutazione dei rischi deve riguardare "tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui quelli collegati allo stress lavoro-correlato... e quelli riguardanti le differenze di genere".
I Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), gli HSE Manager e i medici competenti sono pertanto tenuti ad adottare un approccio di genere nella redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), analizzando:
Rischi ergo-scheletrici ed esposizioni chimiche: Differenze anatomiche e fisiologiche che richiedono l'adeguamento delle attrezzature, dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e dei carichi di lavoro.
Rischi psicosociali e stress lavoro-correlato: Impatto del doppio carico di lavoro (professionale e di cura familiare), precarietà contrattuale, forme di molestia o discriminazione sul luogo di lavoro.
Trasparenza retributiva e certificazione della parità di genere (UNI/PdR 125:2022)
Sul piano della governance aziendale e delle Pari Opportunità, gli obblighi normativi e i sistemi di certificazione offrono strumenti operativi concreti:
Codice delle Pari Opportunità (D.Lgs. 198/2006): Prevede la redazione del rapporto periodico sulla situazione del personale maschile e femminile per le aziende pubbliche e private con oltre 50 dipendenti.
Trasparenza retributiva (D.Lgs. 96/2026 e Direttiva UE 2023/970): Introduce l'obbligo di rendicontazione retributiva per contrastare il divario salariale ingiustificato tra uomini e donne a parità di mansione.
Prassi di Riferimento UNI/PdR 125:2022: Definisce le linee guida per la strutturazione di un Sistema di Gestione per la Parità di Genere all'interno delle organizzazioni. La certificazione misura le performance aziendali in 6 aree strategiche (Cultura e strategia, Governance, Processi HR, Opportunità di crescita e inclusione delle donne, Equità retributiva per genere, Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro), garantendo sgravi contributivi e premialità nei bandi di gara pubblici.
L'integrazione tra la valutazione dei rischi genere-specifica ex D.Lgs. 81/2008 e l'adozione del sistema di gestione UNI/PdR 125:2022 rappresenta la strada maestra per trasformare le indicazioni del Global Gender Gap Report in politiche organizzative concrete, capaci di tutelare la salute dei lavoratori ed eliminare i divari di genere nelle imprese.
RXY
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