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Rischio stress: i monitoraggi della valutazione nelle aziende

Rischio stress: i monitoraggi della valutazione nelle aziende
09/03/2015: Un intervento si sofferma sul carattere sperimentale delle indicazioni della Commissione consultiva per la valutazione dello stress lavoro-correlato e riporta i risultati di vari monitoraggi compiuti in questi anni della valutazione svolta nelle aziende.
 
Urbino, 09 Mar – Se le Indicazioni della Commissione consultiva per la valutazione dello stress lavoro-correlato, emanate attraverso la Lettera Circolare del Ministero del Lavoro n. 15 del 18 novembre 2010, hanno avuto grande rilevanza nel favorire il processo di valutazione dello stress nelle aziende, non bisogna dimenticare il loro carattere sperimentale. Infatti gli stessi estensori delle Indicazioni - nella novità della metodologia introdotta e in mancanza di certezze sull’efficacia del percorso delineato – nelle “disposizioni transitorie e finali” hanno fatto riferimento ad una verifica, ad un monitoraggio per ‘verificare l’efficacia della metodologia’ e per ‘valutare l’opportunità di integrazioni’.
 
Sul tema del monitoraggio delle Indicazioni della Commissione consultiva permanente si sofferma un intervento che si è tenuto durante il convegno “La prevenzione dei rischi da stress lavoro-correlato. Profili normativi e metodiche di valutazione” (8 novembre 2013, Università degli studi di Urbino). Gli atti del convegno sono stati pubblicati, a cura di Luciano Angelini (Professore aggregato di Diritto del lavoro nell’Università di Urbino Carlo Bo), tra i “Working Papers” di Olympus e con il titolo “ La prevenzione dei rischi da stress lavoro-correlato. Profili normativi e metodiche di valutazione - Atti del Convegno Urbino - 8 novembre 2013”.


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A parlarci della verifica/monitoraggio è un componente della Commissione e, in particolare, del Comitato tecnico sui temi dello stress lavoro-correlato: Cinzia Frascheri, Responsabile nazionale CISL per la salute e sicurezza sul lavoro.
 
In “Lo stato di applicazione delle Indicazioni della Commissione consultiva permanente in tema di valutazione dello stress lavoro-correlato la relatrice ricorda come il Comitato tecnico, autore della metodologia ed estensore del documento, non potendo
intraprendere un rilevante ed impegnativo percorso di monitoraggio, ha intanto raccolto e analizzato i risultati di alcuni monitoraggi già realizzati grazie all’azione autonoma di vari soggetti nel campo della prevenzione.
 
Un primo monitoraggio è stato realizzato da parte dell’Inail, ma “è un monitoraggio che pur di grande rilievo per i numeri significativamente alti di realtà aziendali verificate, può essere parzialmente utilizzato quale fotografia del concreto utilizzo delle procedure delineate dalle Indicazioni, in quanto si concentra sulla valutazione della sperimentazione fatta del proprio modello di valutazione”, frutto di un progetto europeo avviatosi nel 2009.
 
Il monitoraggio realizzato invece, da parte del Coordinamento tecnico interregionale basa la sua rilevazione “sui contatti e le risultanze avute in conseguenza della pubblicazione di un documento di lavoro”, che era incentrato proprio sulla raccolta delle più significative e rilevanti FAQ riferite all’interpretazione da dare alle diverse disposizioni previste dal percorso metodologico introdotto con le Indicazioni della Commissione.
Un primo punto rilevato, “sulla base dei contatti attivati”, è relativo al fatto che “la rigidità contenuta nell’impostazione del percorso metodologico andrebbe senz’altro rivista, privilegiando modalità meno vincolanti, ma maggiormente operative e adattabili alle situazione diverse aziendali”.
Inoltre da una prima rilevazione realizzata dal Coordinamento tecnico interregionale emerge “una netta rilevanza di valutazioni concluse già nella fase ‘preliminare’, quale indicatore di un esito di totale assenza di problematiche specifiche nell’ambito dell’organizzazione del lavoro all’interno dei diversi contesti aziendali e, pertanto, di una non necessaria prosecuzione di approfondimento nella valutazione, andando a coinvolgere i gruppi omogenei di lavoratori”.
 
Dopo aver ricordato che il Coordinamento tecnico interregionale, in concerto con l’Inail, ha presentato un progetto incentrato sulla realizzazione di un successivo monitoraggio della valutazione dello stress lavoro-correlato nelle diverse realtà aziendali, la relatrice si sofferma sul monitoraggio realizzato dalla UIL.
Un monitoraggio che “pur coinvolgendo circa mille soggetti, è andato concentrando il proprio campo di analisi all’interno della platea degli RLS iscritti a tale sigla sindacale”.
Le principali indicazioni emerse dal monitoraggio evidenziano, tra le criticità, “lo scarso coinvolgimento dell’RLS, lo scarso coinvolgimento dei lavoratori, la ridotta preparazione delle figure tecniche aziendali sul tema”.
 
Veniamo infine ai dati ottenuti con il monitoraggio realizzato dalla CISL (in partenariato con l’Università La Sapienza di Roma e la società Igeam) che rappresentano “un contributo di grande rilievo ai fini della valutazione del procedimento metodologico introdotto con le Indicazioni ministeriali”. In particolare l’analisi si è concentrata su di un gruppo di aziende, pubbliche e private, di rilevante dimensione, “posizionate in una fascia di grandezza media e alta (dai duecento lavoratori in su, comprese anche aziende superiore alle cinquemila unità)”.
 
Rimandando alla lettura integrale dell’intervento, ricco anche di tabelle esplicative, riprendiamo brevemente alcuni dati raccolti grazie al monitoraggio:
- un dato in parziale contro-tendenza è “relativo alla percentuale non bassa di RLS coinvolti nel procedimento di valutazione dello stress lavoro-correlato, che conferma come nelle grandi realtà lavorative (a differenze di quelle di minor dimensione) la relazione fra le figure della prevenzione aziendale è più consolidata e riconosciuta reciprocamente”;
- nei casi di minor coinvolgimento di RLS la motivazione che accompagna il dato è spesso la scarsa formazione sul tema;
- la grande parte delle aziende del campione osservato “ha ritenuto non necessario passare alla Fase II, quella della «valutazione approfondita», dopo la Fase I, di «valutazione preliminare»”;
- un discreto numero di aziende, anche in assenza di condizioni tali da richiedere necessariamente un approfondimento di analisi, ha sostenuto invece “di aver scelto di proseguire con la valutazione perseguendo l’obiettivo di svolgere una valutazione più efficace ed introdurre misure di miglioramento delle condizioni di lavoro”;
- la misura di intervento correttivo maggiormente posta in essere nelle realtà lavorative nelle quali, “a seguito di valutazione approfondita”, è il miglioramento dell’organizzazione del lavoro attraverso “un più ampio e costante coinvolgimento dei lavoratori nel processo lavorativo”;
- un’altra misura correttiva indicata con grande frequenza dalle risposte è relativa ad una “maggior definizione dei ruoli e delle responsabilità all’interno della realtà lavorativa”;
- infine tra le ragioni che possono aver rappresentato “un oggettivo ostacolo per le aziende nel voler procedere alla valutazione dello stress lavoro-correlato o, anche solo, all’approfondimento della tematica”, le risposte evidenziano in modo significativo, il «timore della messa in discussione dei modelli di organizzazione aziendale», così come, la «sottovalutazione del tipo di rischio».
 
La relatrice ricorda infine che il Comitato tecnico, presso la Commissione consultiva permanente, utilizzerà questi e i prossimi dati che verranno raccolti per la relazione di verifica sull’efficacia del percorso metodologico per la valutazione dello stress lavoro-correlato. Verifica che si svilupperà proprio durante il biennio (2014-2015) della nuova Campagna europea Ambienti di lavoro sani e sicuri (EU-OSHA) che interamente incentrata sul tema dello stress lavoro-correlato e sui rischi psico-sociali.
 
La relazione si conclude sottolineando come sia rilevante “il ritardo che ancora oggi si registra nell’attenzione alle questioni inerenti l’organizzazione del lavoro”, anche a fronte di dati evidenti sul legame tra il grado di prevenzione e tutela dei lavoratori all’adeguatezza e il modello di organizzazione del lavoro di un’azienda.
Non va infatti “dimenticato che se oggi l’obiettivo è ancora quello di promuovere l’attenzione e la valutazione delle problematiche inerenti lo stress lavoro-correlato, la vera sfida che ci si pone di fronte e che impegnerà il futuro, è l’individuazione di soluzioni organizzative più consone che pongano l’armonia perfetta tra esigenze produttive, flessibilità del lavoro, questioni economiche e tutela e valorizzazione della persona nel lavoro (tenendo conto di fattori quali l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dell’occupazione femminile, lo sviluppo di nuove malattie professionali ...)”.
 
 
Olympus - Osservatorio per il monitoraggio permanente della legislazione e giurisprudenza sulla sicurezza del lavoro, “ La prevenzione dei rischi da stress lavoro-correlato. Profili normativi e metodiche di valutazione - Atti del Convegno Urbino - 8 novembre 2013”, a cura di Luciano Angelini (Professore aggregato di Diritto del lavoro nell’Università di Urbino Carlo Bo e Condirettore di Olympus), Working Paper di Olympus 31/2014 inserito nel sito di Olympus il 6 marzo 2014 (formato PDF, 978 kB).
 
 
Tiziano Menduto
 
 


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