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Nuovi rischi: impiego di rifiuti recuperabili nei cicli produttivi

08/06/2009: Un approfondimento sui nuovi rischi relativi ai settori produttivi che impiegano rifiuti provenienti anche da altri cicli lavorativi: l’esempio del comparto laterizio e costruzioni. A cura della Direzione Sanità della Regione Piemonte.
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Riportiamo di seguito un approfondimento relativo a “Impiego di rifiuti recuperabili nei cicli produttivi: un rischio da valutare” pubblicato sul numero di marzo del Bollettino Regionale sulla Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro “Io scelgo la sicurezza” a cura della Direzione Sanità, Prevenzione Sanitaria ambienti di vita e di lavoro della Regione Piemonte.
 
 
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L’articolo è a cura di G. Rubbonello (Inail Piemonte).
 
 
L’applicazione della legislazione in tema di tutela ambientale, a partire dal “Decreto Ronchi”, ha introdotto l’impiego, in diversi settori produttivi, di rifiuti provenienti anche da altri cicli Lavorativi. Il loro utilizzo, per quanto regolamentato ai fini della tutela ambientale, introduce fattori di rischio lavorativi non sempre valutati.
 
L’INAIL Piemonte, nell’ambito delle attività prevenzionali condotte nel territorio regionale e delle collaborazioni attuate con il Centro “G. Scansetti” dell’Università di Torino, ha effettuato uno studio volto a valutare il rischio lavorativo introdotto dall’utilizzo di questi rifiuti nel comparto laterizio e costruzioni oltre che a fornire sul piano del metodo nuovi elementi di conoscenza per una più completa valutazione dei rischi lavorativi. E’ stato scelto il comparto dei laterizi perché ben si presta a introdurre nella propria filiera produttiva l’impiego di materiali di scarto (rifiuti) di diversa composizione e provenienza. L’indagine effettuata ha evidenziato che al 2008 una sola fornace utilizzava ancora tali rifiuti e una loro provenienza dalle lavorazioni metallurgiche, in particolare, dal trattamento superficiale degli acciai. I formulari chimici dei rifiuti hanno evidenziato la presenza di metalli di forte interesse igienistico industriale quali piombo, cadmio, cromo VI, arsenico manganese, nichel e rame. Le analisi condotte su alcuni campioni di rifiuti hanno confermato la presenza di tali elementi.
 
Particolarmente rilevante è risultato il contenuto in piombo la cui origine è addebitabile all’uso di acido solforico nell’operazione di decapaggio. E’ di immediata evidenza come l’impiego di questa tipologia di rifiuto nel comparto laterizi introduce un rischio lavorativo, mai individuato e valutato prima, specie a carico degli addetti delle operazioni di stoccaggio materie prime e operazioni di miscelazione con le argille. Anche se normalmente il rifiuto costituisce al massimo il 5 % del laterizio prodotto, si è voluto verificare se il piombo poteva costituire un agente di rischio per gli operatori del comparto costruzioni addetti al taglio del laterizio per la posa in opera. I risultati ottenuti, secondo un approccio sperimentale, hanno evidenziato una concentrazione di piombo e nichel nelle polveri inalabili superiore ai TLV. Per gli altri metalli, come il manganese, le concentrazioni aerodisperse, pur non superando i relativi TLV, si sono rivelate superiori al livello d’azione.
Inoltre, con le metodiche messe a punto dal Centro “G. Scansetti” è stata evidenziata la capacità dei rifiuti di formare specie radicaliche, alla base del danno cellulare; capacità che viene conferita anche al prodotto finito. I risultati conseguiti, seppur limitatamente ad una sola
realtà aziendale, evidenziano come l’approccio metodologico utilizzato possa essere esteso a tutte le realtà produttive utilizzatrici di rifiuti recuperabili, ai fini di una più completa valutazione dei rischi lavorativi.
 
 
 


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